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Piccolo commento al voto

di Giuseppe La Ganga | 7 Giugno 2015

In realtà tutta l’esperienza regionale andrebbe ripensata, dopo due decenni di improvvisazioni istituzionali e di cattivo federalismo, che non poco hanno pesato sui conti pubblici. 

Non vi tedierò con minuziose analisi, che, pur interessanti, a volte non fanno vedere il dato d’insieme, che si può cogliere quasi a prima vista.

Mi ha colpito l’ulteriore aggravarsi del fenomeno della non partecipazione al voto. Non è più, come qualche ottimista sosteneva, un fatto fisiologico di tutte le democrazie mature, ma è un fatto gravemente patologico, soprattutto se, oltre al 50% di non votanti, la metà di chi vota lo fa scegliendo partiti o liste anti-sistema. Insomma la nostra Repubblica si regge su basi sempre più fragili, e non bastano campagne roboanti o demagogiche per riportare la gente alle urne; anzi direi che spesso il frastuono e l’esasperazione allontanano ancora di più. Il primo leader che vincerà davvero le elezioni sarà colui che riuscirà a rinnovare un po’ di entusiasmo e di partecipazione. Il Renzi delle Europee dell’anno scorso sembrava sulla buona strada, ma oggi mi sembra anche lui impantanato.

Una seconda cosa, infatti, che mi ha colpito è lo scarso o inesistente trascinamento che l’effetto Renzi avrebbe dovuto produrre e non ha prodotto sui candidati del PD. I risultati migliori si colgono con grandi tribuni popolari eletti al sud e con uomini d’apparato eletti al centro. In Veneto e in Liguria, con candidati marcatamente renziani, si hanno dei veri e propri flop. Ci si consola deplorando le divisioni e le polemiche, ma ci si dimentica che anche la qualità soggettiva del candidato, la sua storia politica e il suo spessore contano, e contano molto. Insomma Renzi è Renzi, ma i suoi cloni non convincono allo stesso modo.

Una terza cosa che mi ha colpito può sembrare una bazzecola, ma, secondo me, in essa si trova la spiegazione di tanti disastri dell’ultimo ventennio. Nelle sette regioni sono vigenti sette sistemi elettorali diversi, con le più diverse soluzioni. Il nostro federalismo “all’amatriciana” ha consentito a ciascuno di sbizzarrirsi, senza nessuna comprensibile ragione che giustifichi l’abbandono di un sistema elettorale uniforme. Lo si vede in questa occasione, ma in realtà tutta l’esperienza regionale andrebbe ripensata, dopo due decenni di improvvisazioni istituzionali e di cattivo federalismo, che non poco hanno pesato sui conti pubblici.

Pubblicato in : Primo piano

Info Giuseppe La Ganga

Giuseppe “Giusi” La Ganga è giornalista pubblicista e un politico italiano, in passato deputato ed importante dirigente del Partito socialista italiano, attualmente aderente al Partito democratico.

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