Cambiano le mode ma non le abitudini estive di viaggio. Risultato? Fanno le bretelle, fanno le varianti, fanno le rotonde ma ci sono pezzi d’Italia, quasi sempre quelli, che sono sempre in coda. Di chilometri e chilometri. Svariate decine, talora, malauguratamente. Autostrade e innesti, raccordi e statali: tutti insieme al caldo e appassionatamente.
Nel suo piccolo, si fa per dire, gran ressa anche attorno ai laghi e ai fiumi. Provate ad andare sul Lago di Garda da Mantova in poche decine di minuti nei fine settimana.
Quel che occorre di tempo in un giorno normale tipo da Mantova a Peschiera mezzora quaranta minuti, nei giorni caldi occorrono due o tre ore. I prossimi week end saranno altre prove generali di una estate tutti in fila? Probabile. Quasi scontato.
Come mai? Perché decenni i campagne di partenze intelligenti non hanno prodotto il traffico intelligente? Perché tutti partiamo (partite) di venerdì pomeriggio e rientrate di domenica pomeriggio? Domande ancestrali, si potrebbe dire. E tutti a lamentarsi: ah non si può più andare al mare nel fine settimana, siamo rimasti fermi due ore tra Cesena e Imola. Anche poco! Ah, non si può più andare sulla Riviera Ligure: siamo rimasti fermi due ore tra Imperia e Savona, anche poco. Ah non si può più andare al Forte o a Viareggio l’altro giorno, dicono, abbiamo impiegato quattr’ ore per fare Prato Lucca. A volte, anche poco.
La spiegazione non è poi così difficile: svariate decine di migliaia di automobili nello stesso tratto stradale o autostradale fanno più densità rispetto a poche migliaia. Risultato: tutti rallentati, tutti fermi e poi con un incidente, tutti bloccati. E l’incidente probabilmente è provocato da una distrazione a sua volta –facile immaginarlo- provocata dall’uso dello smart in automobile.
L’ultima settima e l’ultimo fine settimana, come direbbero i cronisti provetti, sono state prove generale dell’esodo estivo, stereotipo ahimè, e sono stati un inno alla confusione e all’ansia da traffico bloccato. Incidenti e code su quasi tutte le strade che portano (e quindi ritornano pure) dal mare.
Tre ore di inferno una domenica pomeriggio tra Faenza e Imola per un tamponamento in corsia di sorpasso. Sei, sette chilometri di lamiere roventi e di sole soffocante dentro i finestrini. Bella gita. Code di ore e ore sulle autostrade liguri e una coda di sei chilometri sulla Autocamionale della Cisa tra Fornovo e Berceto, autostrada sempre un poco a rischio per la sua conformazione.
Code e chilometri di lamiere roventi tra Firenze Nord e Barberino del Mugello quasi una costante, un po’ per i lavori e un po’ perché quello è il nodo scorsoio tra il centro e il nord Italia. Talora viceversa. Si passa da lì per venire da Roma e andare a Bologna Padova o Modena Milano.
Finite le scuole, passati anche gli esami, da fine giugno è e sarà tutto un correre verso le località di turismo approfittando anche di 36 ore libere, come i permessi militari di una volta. Cercavamo una vacanza e ci troviamo spesso in un inferno. E non è sempre colpa degli altri.
Fabrizio Binacchi (con Voce di Mantova)

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