Angela Merkel ce la sta facendo. Lontanissimo il tempo in cui lo striminzito risultato elettorale aveva messo in forse la sua irresistibile ascesa. Il portentoso recupero di Gerard Schroeder, dato per sconfittissimo dai sondaggi preelettorali, e risultato invece quasi alla pari all’apertura delle urne l’aveva messa fortemente in difficoltà. E, soprattutto, aveva messo in forse la possibilità della Germania di avere un governo sufficientemente forte per fronteggiare la difficile situazione economica. La Merkel – si ricorderà – non si era persa d’animo. Ingaggiato e vinto un braccio di ferro con i socialdemocratici per la guida del governo di grande coalizione, si è messa ad operare senza complessi e con una grinta che assomiglia ogni giorno di più a quella di Margaret Tatcher.
Ora è guardata con rispetto e ammirazione ed è persino divenuta un modello cui guardare per affrontare le situazioni difficili.
Questa esperienza qualcosa ci insegna pur nella diversità della situazione tedesca rispetto a quella italiana. In Germania un grosso sentimento di appartenenza e il prevalere dell’interesse nazionale rispetto ad ogni altra considerazione hanno letteralmente imposto l’accordo fra i due grandi partiti.
Tutto ciò anche per l’azione determinante dei poteri economici che non avrebbero tollerato situazioni di incertezza o vuoti di potere. In Italia, al contrario, i poteri economici, i cosiddetti poteri forti che uniscono ai mezzi economici la proprietà dei giornali fanno piuttosto il gioco a dividere. Appoggiano una parte per poter lucrare vantaggi dopo aver contribuito alla vittoria. Inoltre il senso di appartenenza e il rispetto per l’interesse nazionale non è altrettanto forte. Ecco perché di fronte a un esito elettorale simile la soluzione è stata diametralmente opposta. Rifiuto della grande coalizione e arroccamento sulle proprie posizioni. E un intrecciarsi di giochi nei quali ognuno spera di trarre vantaggio esclusivamente per la propria parte. Prodi e i partiti dell’Unione occupano tutte le posizioni occupabili in modo da compattare l’alleanza, sperando che il potere faccia il resto. Berlusconi, con l’astuzia del grande venditore che brucia tutti sul tempo lanciando la proposta delle larghe intese e con ciò stesso brucia, consapevolmente qualsiasi possibilità di realizzarle. Così compatta anche lui il suo schieramento per mantenerne la leadership. Casini lancia segnali di fumo per il grande centro e Fini si agita alla ricerca di un ruolo per se e per il proprio partito.
In questa situazione non solo l’interesse nazionale viene compromesso. Anche il prestigio degli attuali leaders politici, di entrambi gli schieramenti, alla lunga verrà consumato.
Perchè Prodi non sarà mai la Merkel
In Germania un grosso sentimento di appartenenza e il prevalere dell’interesse nazionale rispetto ad ogni altra considerazione hanno letteralmente imposto l’accordo fra i due grandi partiti. In Italia i poteri forti appoggiano una parte per poter lucrare vantaggi dopo aver contribuito alla vittoria.

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