Le panzane di Berlusconi che andrebbero smentite subito.

“Smacchiare il giaguaro”, come fu ampiamente constatato già nel corso della campagna elettorale, era uno slogan abbastanza infantile; un segnale di superficiale sopravvalutazione e della propria forza e della natura del proprio avversario.
Insomma, un giaguaro si può smacchiare solo quando l’animale in questione è stato catturato e ampiamente sedato; non prima. Fuor di metafora si rappresentava qui il proposito di vincere le elezioni, anzi la certezza di averle già vinte; un’argomentazione del tutto inadeguata per chi intendesse vincerle per davvero. Definire Berlusconi un giaguaro era poi fargli troppo onore. Perché di questo animale il Nostro ha l’istinto di sopravvivenza (che appartiene peraltro a tutte le altre specie, dalle aquile alle pantegane); ma non quella capacità illimitata di inganno e di uso professionale del medesimo che al giaguaro proprio non appartiene.
Una capacità che, nella specie umana, è invece propria dei magliari. E che si va manifestando, per ora con devastante efficacia, proprio in questi giorni, con il concorso oggettivo del Pd. Nella prospettiva di fargli pagare tutti i prezzi possibili per la sua partecipazione agli attuali accordi di governo; trasformando così la medesima in una trappola mortale per la sinistra.
Ora, che si condivida o no la “linea Napolitano” è interesse nostro evitare che si concluda con Berlusconi Presidente del Consiglio o, Dio ce ne guardi, della Repubblica. E, per evitare questa calamità è allora cosa buona smacchiare (e cioè smascherare) il magliaro e cioè mettere in luce le panzane che ci va raccontando.
Panzana numero uno: ho vinto le elezioni mentre la sinistra le ha perse.
Una cosa che si lascia intendere, ma non si dice apertamente e “pour cause”. Perché, se lasciamo il mondo dei sondaggi e delle previsioni, per arrivare a quello delle cifre vere, rispetto alle elezioni del 2008, la coalizione del Cavaliere è sotto di più di sei milioni di voti e di diciannove punti percentuali, a fronte dei tre e dei nove che mancano all’appello nella coalizione di centrosinistra.
Panzana numero due: l’antiberlusconismo è stato sconfitto mentre, invece, almeno elettoralmente, non se l’è mai passata così bene.
Nel 2008 lo schieramento, guidato da un leader che parlava del “capo dello schieramento a noi avverso”, stava sotto il 40%; mentre oggi, da Bersani fino a Grillo, si sfiora il 60%. Si dirà che si tratta di uno schieramento che non corrisponde ad una maggioranza politica; ed è vero. Ma è anche vero che le sue divisioni interne sono, nel caso specifico, frutto del contrasto tra antiberlusconiani moderati e antiberlusconiani radicali e delle polemiche dei secondi nei confronti dei primi.
Panzana numero tre: la pacificazione in salsa Brunetta.
Perché, di regola, la pacificazione o esiste di fatto; e allora non la si declama sui tetti o non c’è, e allora è una richiesta che i vinti fanno nei confronti dei vincitori. Mentre qui siamo nella situazione opposta, quella di un vincitore – leggi Berlusconi – che, con un proclama del suo trombettiere, offre pace e collaborazione all’avversario politicamente sconfitto, a partire dal fatto che la sua unica ragion d’essere – appunto l’antiberlusconismo – si sarebbe rivelata inconsistente. Mentre, sulle questioni di sostanza la sua posizione sarebbe identica a quella del Pdl.
Panzana numero quattro: l’abolizione immediata dell’Imu, anzi la sua restituzione invocata in nome degli impegni presi dal Cavaliere nei confronti del suo elettorato.
Panzana perché, al di là di ogni considerazione di merito, non si capisce in nome di che le promesse di un candidato debbano fare parte delle tavole della legge di una coalizione. Allo stesso titolo, tanto per dire, perché il Pd non dovrebbe esigere, “adesso subito” l’emanazione di un provvedimento contro la corruzione o sul conflitto d’interesse?.
Panzana ultima e suprema: la minaccia, a furor di sondaggi, di far cadere il governo – in qualsiasi circostanza e con qualsiasi pretesto – così da arrivare alle elezioni e vincerle.
In apparenza una bomba atomica. In realtà una pistola scarica. Perché il Cavaliere pensa di poter vincere, con gli attuali sondaggi e con l’attuale porcellum; perché, nell’attuale sistema “tripartito e mezzo” (Pdl, Pd, 5 stelle più quello che avanzerà del centro) gli basterà stare intorno al 30% e avere un voto in più della concorrenza. Ma sa anche, o almeno dovrebbe sapere, che con questa percentuale sarebbe destinato a perdere (diciamo a non essere maggioranza di governo), in presenza di qualunque altro sistema elettorale, maggioritario o proporzionale che fosse. E non a caso D’Alema, uno che vivaddio non è nato ieri; chiede di varare da subito la riforma elettorale. Governare con lui può andare; sottoporsi al suo ricatto senza reagire sarebbe francamente troppo.

Bello ,tutto il castello costruito su di una immagine fuori della realtà…perché ho ancora da vedere un giaguaro con le macchie come un leopardo . Fondare una tesi sopra all’ignoranza mi sembra controproducente…