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Perché le sanzioni alla Russia devono restare

Sono l’unica alternativa valida per limitare l’ingerenza e le minacce di Putin e il suo sistema di dittatura criminale e oligarchica che ha sostituito quello sovietico.

di Enrico Martelloni | 12 Marzo 2018

Le sanzioni Usa non sono un boomerang. La Russia è un paese che ha occupato militarmente da quattro anni l’Ucraina sud orientale nelle regioni della Crimea e del Donbass dove c’è la guerra che fino ad oggi ha provocato dodicimila morti. Personalmente sono rientrato in Italia da Poltava con i superstiti di Debaltesevo il 3 febbraio del 2014 dove i russi alcuni giorni prima, avevano ucciso più di tremila soldati ucraini, in una zona viaria strategica che condiziona oggi il traffico clandestino di armi, nafta, crocevia ferroviario interrotto verso l’enclave russo della Transnistria in Moldavia.  E non esistono ragioni né giustificazioni sufficienti per togliere le sanzioni imposte.  Anzi, queste sono l’unica alternativa valida per limitare l’ingerenza e le minacce di Putin e il suo sistema di dittatura criminale e oligarchica che ha sostituito quello sovietico. Paesi come la Svezia, sono in allerta dopo le frequenti provocazioni aere russe al punto di aver preparato la riorganizzazione dell’esercito, mentre essa sta avanzando il progetto informativo per le famiglie in caso di guerra.  La “ Ripartenza”  russa, o Rivok, sotto la pressione USA, è un arrocco economico finanziario, un’autarchia, che prevede il recupero dei capitali esportasti nelle banche estere e nei paradisi fiscali. E’ necessario domandarsi, che cosa ci fanno  miliardi di dollari fuori da un paese che vive in condizioni di semi povertà diffusa che hanno fatto la fortuna di Putin ai tempi del cartello di Medellin. Perché, invece di provocare la guerra, occupare con i carri armati territori non suoi, uccidere giornalisti indipendenti, rapinare le industrie ucraine, distruggere aerei civili e aeroporti, non hanno pensato prima di civilizzare il territorio loro che si sta frantumando sotto le istanze d’indipendenza di molte popolazioni oltre gli Urali? Il Donbass sta vivendo una nuova Cecenia dove il commercio illegale di Gas e carbone, di uomini,  di armi, sta dimostrando quanto ancora in Ucraina come in Russia gli oligarchi pensano in maniera sovietica. E’ il fallimento di Poroshenko anch’egli oligarca, e della Rada, dopo quattro anni di guerra, prima chiamata ATO ( Organizzazione Anti Terrorismo), ora riconosciuta come vera aggressione; paradosso della perversione politica. La Russia è un paese aggressore senza sé e senza ma, dal momento della rivoluzione in Maidan. Questa, ha scatenato la Russia, per petroli e gas che l’Ucraina ha in abbondanza sia nel Mar Nero, sia negli oblast di Kharkiv e Poltava. Di recente Naftagas ha vinto un contenzioso con Gasprom che dovrà pagarle una cifra considerevole d’euro. Per le conseguenze di questo motivo in Germania si è fatta concreta l’idea di sostenere il progetto del gasdotto proveniente dal Arzerbaigian nel Caucaso meridionale per non avere problemi con il gas russo. In un contesto sempre più difficile, per la politica interna, Putin ha riesumato da tempo la figura di Stalin  soffiando forte sul nostalgico impero, quando la Russia dominava e schiacciava gli altri stati, non ultima la Germania, quella dell’Est, dove ancora oggi esiste l’enclave di Kaliningrad. Solo così, con l’autarchia, la forza del sacrificio, soffocando l’obbiettività dell’opposizione, Putin regna sovrano oggi come regnerà dopo le imminenti elezioni, ma con le sacrosante sanzioni sulle sue spalle.

Enrico Martelloni

Pubblicato in : MaidanTag: anni, banche, capitali, elezioni, fallimento, germania, italia, la germania, putin, soldati, usa

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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