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Perché l’art.67 non piace al proto-comunista Grillo

di Vittorio Emiliani | 20 Marzo 2013

La libertà di mandato del parlamentare e la Costituzione.

beppe_grillogrilloSono andato a rivedere la sintesi dei lavori della Assemblea Costituente in materia di articolo 67 (oggi riportato da Grillo di palpitante attualità). Il dato interessante è che all’inizio la maggioranza dei costituenti non riteneva indispensabile fissare nella Carta costituzionale i principi che invece poi vi travasò (rappresentanza della Nazione di ogni eletto e libertà del mandato da vincoli di parte).
Il comunista Umberto Terracini la riteneva infatti un retaggio dei tempi in cui bisognava contrastare il rapporto clientelare fra l’eletto e il suo collegio o fra l’eletto e la classe sociale da cui proveniva. Fu il liberale Aldo Bozzi ad opporre che il silenzio della Costituzione in materia sarebbe risultato decisamente ambiguo e convinse i riluttanti a definire una norma esplicita. Però un altro esponente comunista di spicco, Ruggero Grieco, dopo aver votato la prima parte dell’articolo (quella sulla rappresentanza della Nazione), insistette nel criticare l’espressione del mandato “senza vincoli” affermando che l’eletto era pur sempre vincolato ad un programma e ad un partito. Poi si rassegnò al diverso parere della maggioranza. L’articolo 67 venne votato alla unanimità.
Ma a quell’epoca era evidente come il Pci non volesse perdere il controllo rigidamente esercitato suoi propri eletti. Difatti fu durissimo nelle espulsioni dei dissenzienti. Per esempio dei deputati emiliani Aldo Cucchi e Valdo Magnani, i “magnacucchi”, definiti da Togliatti “pidocchi nelle criniera del nobile destriero” (Magnani venne riabilitato molti anni dopo e divenne presidente della Lega Coop).
Non mi pare che venisse espulso Antonio Giolitti uscito dal Pci dopo i fatti di Budapest e la terribile repressione sovietica, ma forse soltanto perché se ne andò lui. La storia, qualche volta, in altre forme ritorna. Certo è singolare che il ferreo controllo dei propri eletti lo pretenda, anche contro la Costituzione, un “movimento” a conduzione personale che si batte per la sparizione dei partiti.
E che voglia neutralizzare le garanzie per i dissenzienti (che non sono sempre “venduti” o “voltagabbana”) con 18 punti stilati dal duo Grillo&Casaleggio coi quali viene confezionata per i neo-eletti una sorta di camicia di forza disciplinare.

Pubblicato in : Primo piano

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