Nel nostro paese, il pensiero liberale ha sempre vissuto ai margini, perché costretto dal potere esercitato in primis dalla Chiesa e poi, nel corso dei secoli, da corti e feudi, corporazioni e partiti.

Ed è esattamente da questa condizione che bisogna partire in vista di una valida ed efficace analisi comparativa e prospettica. Nel nostro paese, il pensiero liberale ha sempre vissuto ai margini, perché costretto dal potere esercitato in primis dalla Chiesa e poi via via, nel corso dei secoli, da corti e feudi, corporazioni e partiti. Nell’Ottocento, il pensiero liberale nasce e si sviluppa nell’ambito di un sistema culturale che prescinde da qualsiasi teo-logia o discorso ideo-logico. La filosofia ispiratrice è quella dell’essere (ab origine, Parmenide e non Eraclito) ed il campo d’azione è pertanto circoscritto all’esistente, laddove ogni azione dell’individuo è valutata in sé e per sé, ovvero in concreto mediante le intenzioni e gli effetti che essa stessa prevede di produrre (la laica etica della responsabilità); e quindi, viceversa, non in relazione ad uno scopo o fine ulteriore, pre-fissato, astratto e definitivo, che resta comunque sempre lì da raggiungere (dover essere).
Ciò detto, ritengo che la formazione e prima ancora la storia culturale del nostro paese abbiano subito un ulteriore sostanziale travisamento, dovuto essenzialmente al fatto che anche i principi ed i valori del pensiero liberale siano stati inglobati in sistemi culturali, diversi, che ne hanno sostanzialmente mutato il senso e la prospettiva.
In proposito, qualche rapido esempio può meglio chiarire:
– il concetto di persona mutuato dal pensiero cristiano nulla ha a che vedere con il concetto di individuo di formazione liberale, eppure sembra che la dottrina (sociale) cattolica faccia a quest’ultimo quasi sempre espressamente riferimento;
– il principio dell’interventismo, propugnato da ultimo su scala mondiale nell’era neo-imperialista statunitense dei Bush, non può affatto coniugarsi con il tentativo fasullo di esportare l’idea della democrazia liberale. Cosa che il presidente Obama, condivisibilmente, si guarda bene dal fare. Anche se non incontra il beneplacito di liberali nostrani come Panebianco, che in relazione alle recenti vicende delle aree araba ed africana, in assenza di un piano d’azione europeo, preferirebbe piuttosto che delegassimo ancora una volta l’azione e ci acconciassimo tutto sommato alla teoria interventista dei passati governi americani.
Naturalmente, potremmo continuare con tanti altri esempi dis-tonici e, per non scontentare nessuno, magari riflettere sulla storia della corrente sedicente liberale (oggi, liberal) all’interno del più grande partito comunista dell’Occidente. Ma questa sarebbe piuttosto una lunga e tutto sommato ingloriosa storia.
Invece, vorremmo ora concludere riportando il dato essenziale di un recente studio promosso (http://www.voc-azione.org/vocazione-allestero/) sui valori nazionali di riferimento. Su cento proposti, il valore della “responsabilità personale” occupa il 68° posto. A tacere del passato lungo tutto il secolo scorso, ma anche soltanto visto il declino di questi ultimi venti anni non c’è certo da meravigliarsi.

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