
“Stiamo assistendo proprio in questi giorni all’intensificarsi di una strategia di disinformazione russa che vede impegnato in prima fila lo stesso Putin con l’obiettivo di disorientare le nostri opinioni pubbliche attraverso la diffusione di una narrativa fallace … l’obiettivo di Mosca è di approfittare delle prossime consultazioni elettorali che interesseranno anche altri paesi atlantici dell’occidente…”
Queste parole dell’Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone – Capo di Stato Maggiore della Difesa – interrogano tutta la politica italiana, maggioranza e opposizione. Le domande a cui rispondere sono almeno tre. La prima é la seguente. Perché i leader di partito non intervengono direttamente e preferiscono delegare ai vertici delle Forze Armate la denuncia dei gravi tentativi di interferenza politica del Cremlino sulla democrazia italiana?
La seconda domanda é conseguente alla prima. Da più di dieci anni a questa parte la Federazione Russa si é trasformata da “regime illiberale” in una dittatura sempre più feroce e aggressiva. A chi avesse ancora dei dubbi ricordo che Alexei Navalny nel 2013 (pur tra mille ostacoli) ha potuto svolgere la sua campagna elettorale come candidato sindaco di Mosca; undici anni dopo ha fatto la fine che tutti sappiamo. Non sarebbe l’ora che tutti i leader politici italiani trovino il coraggio di dire agli italiani che il regime di Putin é una spietata dittatura?
La terza domanda si rivolge ai media ed in particolare al giornalismo investigativo. L’ Ammiraglio Cavo Dragone ha affermato che “in Italia stiamo assistendo all’intensificarsi della strategia di disinformazione russa”. Perché le agenzie rilanciano (senza la minima verifica delle fonti) i comunicati della TASS e perché i giornali e le televisioni non raccontano come funziona la grande macchina propagandistica del Cremlino?
Svolgere inchieste serie su questa materia non é poi cosi difficile e sarebbe utilissimo.
La mia opinione é non serve molto perdersi nella miriade di fake news e dei falsi account sui social che pure non vanno sottovalutati; l’aspetto più importante su cui accendere i riflettori é la narrativa.
Sinora l’Unione Europea si é limitata a rincorrere (e smentire) le singole false notizie. L’EEAS ha fatto molto lavoro segnalando ben 16.607 bufale https://euvsdisinfo.eu/disinformation-cases, ma con esiti, tutto sommato poco significativi (come peraltro negli altri campi della evanescente diplomazia europea). Falsificare la singola notizia non cambia la percezione generale del pubblico, anzi c’é il rischio boomerang, ovvero potenziare gli effetti delle campagne di influenza.
Ciò che, invece, interessa veramente ai vertici dei servizi segreti russi é influenzare il “mind set” delle persone, l’impostazione mentale con cui l’opinione pubblica guarda ai singoli accadimenti. In questo ambito le notizie false hanno una funzione sussidiaria perché servono ad alimentare e a mantenere inalterate le posizioni.
A proposito strategia di disinformazione russa ritengo utile segnalare ai lettori di Formiche uno dei maggiori centri in cui vengono “costruite” e plasmate le narrative di Mosca, il Valdai Club, think thank fondato nel 2004 da 4 soggetti The Russian International Affairs Council (RIAC), National Research University – Higher School of Economics, Council on Foreign and Defense Policy (CFDP) https://valdaiclub.com/about/founders/ . Negli ultimi venti anni Il Presidente Vladimir Putin non ha perso neppure una edizione dei meetings annuali del Valdai Discussion Club’s. Alle diverse edizioni hanno inoltre partecipato numerosi esponenti della cerchia putiniana tra cui Dmitry Medvedev, Valentina Matvienko, Vyacheslav Volodin, Sergei Lavrov, Sergei Shoigu, Sergei Ivanov, Igor Shuvalov, Sergei Sobyanin.
Non é un caso che nel 2014 il Valdai Club abbia cambiato formato allo scopo dichiarato di svolgere una attività di “global agenda setting” sui principali temi della politica e economia mondiale. Sotto questo profilo gli archivi del Valdai Club costituiscono una preziosa sorgente per analizzare a monte le origini dei flussi della disinformazione. Nl contempo consentono di ripercorrere il progressivo scivolamento della politica interna dall’ autocrazia parzialmente aperta dell’inizio del millennio alla realtà attuale di ferreo regime dittatoriale, sia per analizzarne la postura sempre più aggressiva della Russia sul piano internazionale.
Concludo segnalando che basta dare uno sguardo ai materiali più recenti elaborati dal Valdai Club sul Medio Oriente https://valdaiclub.com/a/highlights/russia-and-the-arab-world-a-new-paradigm/ per spiegare perché la Russia abbia voluto legittimare Hamas subito dopo il 7 ottobre. E’ evidente che – nonostante i buoni rapporti preesistenti tra Putin e Netanyau – il tentativo della Russia é stato sin dall’inizio di rompere il proprio isolamento e di piegare ai propri interessi strategici geopolitici, militari e energetici la crisi in atto. L’interrogativo sarà capire (al di là del supporto – scontato – di Iran e Siria) se e come nelle prossime settimane l’ Arabia Saudita e gli Emirati Arabi reagiranno alle sirene di Putin.
Tuttavia un dato é certo. La narrativa – ispirata da Putin – che sarà diffusa via Telegram, Sputnik News e RT, ecc. ometterà tutte le gravissime le responsabilità di Hamas sia quelle del 7 ottobre sia quelle relative ai ben 17 anni anni in cui ha dominato la Striscia dopo aver ucciso, ferito e cacciato da Gaza i fratelli dell’ANP.
Marco Mayer

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