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Perché affidare ai vertici miltari la denuncia delle interferenze russe sulla politica italiana?

Perché i leader di partito non intervengono direttamente e preferiscono delegare ai vertici delle Forze Armate la denuncia  dei gravi tentativi di interferenza politica del Cremlino sulla democrazia italiana?  Da più di dieci anni a questa parte la Federazione Russa si é trasformata da “regime illiberale”  in una  dittatura sempre più feroce e aggressiva. Non sarebbe l’ora che tutti i leader politici italiani trovino il coraggio di dire agli italiani che il regime di Putin é una spietata dittatura?

di Marco Mayer | 22 Febbraio 2024
Italian Rear Adm. Giuseppe Cavo Dragone, superintendent of the Italian Naval Academy, receives honors as he is welcomed aboard the guided-missile cruiser USS Monterey (CG 61). Monterey, homeported in Norfolk, Va., is deployed in support of maritime security operations and theater security cooperation efforts in the U.S. 6th Fleet area of responsibility. (U.S. Navy photo by Mass Communication Specialist 3rd Class Billy Ho/Released)

“Stiamo assistendo proprio in questi giorni all’intensificarsi di una strategia di disinformazione russa che vede impegnato in prima fila lo stesso Putin con l’obiettivo di disorientare le nostri opinioni pubbliche attraverso la diffusione di una narrativa fallace … l’obiettivo di Mosca  è di approfittare delle prossime consultazioni elettorali che interesseranno anche altri paesi atlantici dell’occidente…”

Queste parole dell’Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone – Capo di Stato Maggiore della Difesa – interrogano tutta la politica italiana,  maggioranza e opposizione. Le domande a cui rispondere sono almeno tre.   La prima é la seguente. Perché i leader di partito non intervengono direttamente e preferiscono delegare ai vertici delle Forze Armate la denuncia  dei gravi tentativi di interferenza politica del Cremlino sulla democrazia italiana? 

La seconda domanda é conseguente alla prima.  Da più di dieci anni a questa parte la Federazione Russa si é trasformata da “regime illiberale”  in una  dittatura sempre più feroce e aggressiva. A chi avesse ancora dei dubbi ricordo che Alexei Navalny nel 2013 (pur tra mille ostacoli) ha potuto svolgere la sua campagna elettorale come candidato sindaco di Mosca;  undici anni dopo ha fatto la fine che tutti sappiamo.  Non sarebbe l’ora che tutti i leader politici italiani trovino il coraggio di dire agli italiani che il regime di Putin é una spietata dittatura?

La terza domanda si rivolge ai  media ed in particolare al giornalismo investigativo. L’ Ammiraglio Cavo Dragone ha affermato che “in Italia stiamo assistendo  all’intensificarsi della strategia di disinformazione russa”.  Perché le agenzie rilanciano (senza la minima verifica delle fonti)  i comunicati della TASS e perché i giornali e le televisioni non raccontano come funziona la grande macchina propagandistica del Cremlino? 

Svolgere inchieste serie su questa materia non é poi cosi difficile e sarebbe utilissimo.

La mia opinione é non serve molto perdersi nella miriade di fake news e dei falsi account sui social che pure non vanno sottovalutati;  l’aspetto più importante su cui accendere i riflettori é la narrativa. 

 Sinora l’Unione Europea si é limitata a rincorrere (e smentire)  le singole false notizie.  L’EEAS ha fatto molto lavoro segnalando ben 16.607 bufale   https://euvsdisinfo.eu/disinformation-cases,  ma con esiti, tutto sommato poco significativi (come  peraltro negli altri campi della evanescente diplomazia europea). Falsificare  la singola notizia non cambia la percezione  generale del pubblico, anzi c’é il rischio boomerang, ovvero  potenziare gli effetti delle campagne di influenza. 

Ciò che, invece,  interessa veramente ai vertici dei servizi segreti russi é influenzare il “mind set”  delle persone, l’impostazione mentale con cui l’opinione pubblica guarda ai singoli accadimenti. In questo ambito le notizie false hanno una funzione sussidiaria perché  servono ad alimentare e a  mantenere inalterate le posizioni.

 A proposito strategia di disinformazione russa ritengo utile segnalare ai lettori di Formiche uno  dei  maggiori centri in cui vengono “costruite” e plasmate le  narrative di Mosca, il Valdai Club, think thank fondato nel 2004 da   4 soggetti  The Russian International Affairs Council (RIAC), National Research University – Higher School of Economics,  Council on Foreign and Defense Policy (CFDP) https://valdaiclub.com/about/founders/ .  Negli ultimi venti anni Il Presidente Vladimir Putin non ha perso neppure una edizione  dei meetings annuali del Valdai Discussion Club’s.  Alle diverse   edizioni hanno inoltre partecipato numerosi esponenti  della cerchia putiniana tra cui  Dmitry Medvedev, Valentina Matvienko,  Vyacheslav Volodin, Sergei Lavrov, Sergei Shoigu, Sergei Ivanov,  Igor Shuvalov, Sergei Sobyanin. 

Non é un caso che nel 2014 il Valdai Club abbia cambiato formato allo scopo dichiarato di svolgere una attività di “global agenda setting” sui principali temi della politica e economia  mondiale. Sotto questo profilo gli archivi del Valdai Club costituiscono una preziosa sorgente per analizzare a monte le origini dei flussi della disinformazione. Nl contempo consentono di ripercorrere il progressivo scivolamento della politica interna dall’ autocrazia parzialmente aperta dell’inizio del millennio alla realtà attuale di ferreo regime dittatoriale, sia per analizzarne la postura sempre più aggressiva  della Russia sul piano internazionale.

Concludo segnalando che basta dare uno sguardo ai materiali più recenti elaborati dal Valdai Club sul Medio Oriente  https://valdaiclub.com/a/highlights/russia-and-the-arab-world-a-new-paradigm/  per spiegare perché la Russia abbia voluto legittimare Hamas subito dopo il 7 ottobre. E’  evidente che – nonostante i buoni rapporti preesistenti tra Putin e Netanyau –  il tentativo della Russia é stato sin dall’inizio di rompere il proprio isolamento e  di piegare ai propri interessi strategici geopolitici, militari e energetici la crisi in atto.   L’interrogativo sarà capire  (al di là del supporto – scontato – di  Iran e  Siria)  se e come nelle prossime settimane l’ Arabia Saudita e gli  Emirati Arabi reagiranno alle sirene  di Putin.

Tuttavia un dato  é certo. La narrativa –  ispirata da Putin – che sarà diffusa via Telegram, Sputnik News e RT, ecc.  ometterà tutte le gravissime le responsabilità di Hamas  sia quelle del 7 ottobre sia  quelle  relative ai ben 17 anni anni in cui ha dominato la Striscia  dopo aver ucciso, ferito  e cacciato  da Gaza i fratelli dell’ANP.

Marco Mayer

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, campagna elettorale, crisi, democrazia, dichiarato, forze armate, giornali, iran, italia, lavoro, notizia, opinione pubblica, opposizione, percezione, persone, politica italiana, putin, regime, siria, unione europea

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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