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Per vincere la sclerosi economica occorre rinnovare la politica

La mossa di Berlusconi che si è tirato dietro, loro malgrado, Salvini e Meloni, ovvero Lega e Fratelli d’Italia, potrebbe avere, da questo punto di vista, conseguenze maggiori del previsto.

di Nicola Cariglia | 30 Novembre 2020

Ha scritto Federico Fubini sul Corriere della Sera che “Nella prima metà dell’anno l’Italia ha perso appena un po’ più di occupati rispetto ai Paesi che ci circondano: meno 2,96% contro un calo di 2,83% nell’Unione Europea, secondo Eurostat”. Sembrerebbe una buona performance, perché “Era inevitabile che l’Italia, la Spagna o la Grecia soffrissero la recessione da Covid più della media”. Ma a guardare meglio dentro ai numeri, la realtà ci dice che abbiamo due strade di fronte a noi. E che non possiamo permetterci di imboccare quella sbagliata. Altri numeri, citati da Fubini, ci fanno capire perché. “Ci sono attività – scrive l’editorialista del Corriere – che quest’anno sono esplose perché tutti o quasi ne hanno avuto bisogno: i servizi digitali hanno visto l’occupazione crescere del 17% in Europa (600 mila persone in più), ma restare ferma in Italia; l’industria farmaceutica registra un aumento degli occupati del 10% in Europa e un calo dell’11% in Italia; gli uffici privati di collocamento riducono a doppia cifra la percentuale degli addetti in Italia, eppure li aumentano in Europa. In altri termini, in piena pandemia abbiamo speso decine di miliardi per arroccarci a difesa dell’esistente di ieri ma non abbiamo colto le opportunità dell’oggi. Si chiama sclerosi”.

Impossibile non sottoscrivere il ragionamento di Fubini. Alla luce del quale acquista ancora maggior valore quanto accaduto in Parlamento con il voto favorevole delle opposizioni allo scostamento di bilancio. Perché “le opportunità dell’oggi” non le abbiamo colte a causa della insufficienza della nostra classe politica. E perché la “sclerosi” che caratterizza il nostro sistema economico non potrà essere vinta se, ancora prima non riusciamo a dare una grande scossa alla politica. La mossa di Berlusconi che si è tirato dietro, loro malgrado, Salvini e Meloni, ovvero Lega e Fratelli d’Italia, potrebbe avere, da questo punto di vista, conseguenze maggiori del previsto. Che qualcosa si è messo in moto già si avverte. E non è più scontato che si debba andare avanti traccheggiando fino alla elezione del nuovo capo dello stato (2022) e fino a nuove elezioni (2023). Da qui può nascere la grande scossa alla politica. Cioè la condizione indispensabile, anche se non sufficiente, per permettere al nostro sistema economico di agganciare le opportunità del dopo covid: il Recovery plan, con i suoi 209 miliardi in sei anni, il cambio alla presidenza degli Stati Uniti e, soprattutto, una maggiore coesione all’interno della UE. Insomma, è auspicabile, ma persino possibile, che di fronte alla prospettiva di possibili mutamenti epocali, la politica italiana acquisti maggiore consapevolezza e persino serietà. E che nuovi equilibri politici vadano formandosi non solo in Parlamento ma anche nel Paese.

Nicola Cariglia

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, berlusconi, capo dello stato, classe politica, corriere della sera, elezioni, europa, grecia, italia, lega, meloni, parlamento, persone, politica italiana, punto di vista, recessione, sistema economico, spagna, stati uniti

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

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