Come costruire “un nuovo modello di sistema amministrativo, condiviso da tutti “né negativo di amministrazione ostile, lenta e incapace né weberiano, freddo e efficiente”.
Si è svolto giovedì scorso a Roma un importante seminario sulla riforma delle pubbliche amministrazioni. L’incontro è stato promosso dall’Associazione Nuova Etica pubblica (http://www.eticapa.it) al fine di presentare e discutere il paper Politica, pubbliche amministrazioni e comunità dei cittadini: proposta di un percorso riformatore di medio periodo (http://www.eticapa.it/eticapa/). Alla discussione hanno presenziato note personalità del mondo accademico e istituzionale.
Il documento parte da una premessa senz’altro condivisibile, quale quella di costruire un nuovo modello di sistema amministrativo, condiviso da tutti. E ancora: né negativo di amministrazione ostile, lenta e incapace né weberiano, freddo e efficiente. Condividendo altresì in gran parte anche le linee d’azione illustrate nel documento, la mia critica pro-positiva riguarda il tema del rapporto, che ritengo debba assolutamente cambiare, tra politica e amministrazione. Un nuovo rapporto, che giudico basilare anche ai fini della formazione e consolidamento per l’appunto di una nuova etica, di servizio, del lavoro pubblico.
Un’analisi del Centro studi di Confindustria, ancora attuale, rileva come le partecipazioni possedute dalle amministrazioni pubbliche, a fine 2012, fossero 39.997 in 7.712 enti esterni. A fronte di un onere di mantenimento, allora stimato, pari a € 22,7 miliardi pari a quasi un punto e mezzo di PIL. A tale proposito, e per quanto attiene in generale al sistema delle pubbliche amministrazioni, quel che più mi preme qui evidenziare è uno dei giudizi espressi da Confindustria nel rapporto. Ovvero: “Gran parte di questi organismi sono nati, a livello locale, per aggirare i vincoli di finanza pubblica, in particolare il patto di stabilità interno, e come strumento per mantenere il consenso politico attraverso l’elargizione di posti di lavoro”.
Queste cose non dovrebbero accadere. E, in futuro, non possono più accadere. Se, come crediamo e speriamo, si vuole davvero che, in ambito UE, si consolidi sia il progetto che soprattutto l’azione politica comunitaria.

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