Abbiamo circa 65 mila detenuti, mentre le strutture ne potrebbero ospitare poco più della metà. Stanze con letti a quattro castelli, dai quali è necessario scendere a turno, perché non si riesce neppure a muoversi, a camminare.

Lungo la strada delle battaglie civili, il leader radicale ha avuto, anche in passato, degli illustri compagni di viaggio; Enzo Tortora, primo fra i tanti. Sono in molti a dimenticare (o non sapere) che il divorzio, l’aborto, il referendum contro il finanziamento dei partiti, sono solo alcune fra le battaglie portare avanti dal partito di Marco Pannella.
Un partito che non ha mai “capitalizzato”, in termini di voti alle elezioni, i propri meriti, ma che è stato capace di esprimere delle personalità come Emma Bonino.
L’unico partito che non è mai stato sfiorato da uno scandalo.
I radicali hanno conservato nel tempo la loro capacità riformatrice, vera fucina propositrice, capace di individuare e portare avanti con caparbietà i problemi del Paese, come quello indifferibile delle carceri.
“Il mondo gira,
indifferente
a questa
infamia”.
Enzo Tortora
Lungo il calvario di Enzo Tortora: il carcere, la tardiva assoluzione con formula piena e la prematura scomparsa, sono fatti confinati solo nella memoria di pochi, che non vogliono dimenticare. Per la maggior parte dei cittadini, il martirio di Enzo Tortora è caduto nell’oblio, così come tutti i giorni dimentichiamo le ingiustizie che ci passano sotto il naso.
L’indignazione è sostituita dall’indifferenza. Ci lasciamo schiacciare, malmenare, senza protestare.
Il grande intellettuale Enzo Tortora, stroncato nel 1988 dalla malattia che aveva contratto negli anni della carcerazione preventiva, pronunciò la frase sopra riportata, che riassume in sintesi drammatica il problema delle carceri.
La situazione dei penitenziari è alquanto nota. Abbiamo circa 65 mila detenuti, mentre le strutture ne potrebbero ospitare poco più della metà. Stanze con letti a quattro castelli, dai quali è necessario scendere a turno, perché non si riesce neppure a muoversi, a camminare. In un intervento a Radio radicale, le carceri italiane sono state definite “luogo di tortura, senza torturatore” da un esponente del partito (non siamo riusciti a sapere il nome ndr). Terribile! Si susseguono i suicidi alla media di sei al giorno.
Recentemente, l’Italia è stata condannata ancora una volta dalla “Corte europea per il sovraffollamento delle carceri”. La massima Corte europea ha definito “disumano e degradante” il trattamento che i detenuti ricevono nei penitenziari italiani. Siamo stati facili profeti rispetto alla decisione dell’Europa; avevamo già scritto un articolo di condanna. Sappiamo bene che l’amnistia estingue la pena ma non risole il problema, se non s’interviene a livello strutturale, costruendo nuovi penitenziari. Tuttavia, l’amnistia consentirebbe di ridare dignità ai carcerati e all’Italia, umiliata davanti alla comunità internazionale, dando agli interessati il tempo necessario per adeguare le strutture, alle reali esigenze. Per costruire luoghi che siano intesi nel senso rieducativo e non di tortura. Chi esce dal carcere ritorna a delinquere, perché attualmente dilaga la violenza e dove sopravvivere è inevitabile. è il luogo dove si guadagnano “i galloni” per diventare mafioso, camorrista o ‘ndranghetista: dove i delinquenti entrano dilettanti ed escono professionisti.

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