Si è chiusa la 65^ Mostra del Cinema di Venezia, fra
mugugni, delusioni, arrabbiature, ma anche con la certezza che , nonostante
tutto l’anno prossimo saremo ancora presenti a quella che è la più blasonata
delle mostre del cinema.
Mostra un po’ sotto tono quest’anno, forse per lo sciopero
degli sceneggiatori a Hollywood, forse perché il mercato non aveva niente di
meglio da offrire ma l’atmosfera che si respira a Venezia è sempre la più bella,
in un intrecciarsi continuo di giornalisti, critici e amanti del cinema,
lavoratori, fotografi, addetti uffici stampa e semplici spettatori, cacciatori
di autografi (una ragazza, per poter essere in prima fila si è appoggiata alle
transenne riservate al pubblico alle 7 di mattina e lì è rimasta fino alle 19,30
quando finalmente George Clooney ha iniziato la sua passerella sul tappeto
rosso) Più vecchia di Cannes, con un glamour che solo Venezia può dare, è una
mostra che nessuna festa di Roma potrà mai scalfire, almeno questa è la speranza
di chi ama il cinema, quello vero, quello un po’ sperimentale, quello
coraggioso, quello che si può fare con un low budget (900 euro), ma anche
quello dei grandi divi e quello delle vecchiette del Pranzo di ferragosto,
infine quello di Katrine Bigellow., che è riuscita a regalarci il più bel film
della Mostra, che ovviamente, come nella migliore tradizione, non ha avuto
nessun premio.
E quindi lunga vita al Festival di Venezia, ma soprattutto
tutto l’affetto e tutta l’attenzione al suo direttore, a Marco Muller che con
pazienza e fatica, ma anche con grande competenza, continuerà a cercare per noi
film che ameremo o detesteremo, ma sempre nel rispetto di chi, per questi film,
ha lavorato.
Ovviamente parlerò solo di alcuni film scelti fra le tante
vetrine che Venezia proponeva quest’anno: sono film che ho amato o detestato e
desidero condividere con voi queste mie impressioni.
Partiamo dai film in concorso
Jerichow: ennesima rivisitazione de Il
postino suona sempre due volte e non se ne sentiva certo la mancanza. In uno
dei land dell’ex Germania Est, uno dei più poveri e ancora in attesa di ripresa
economica, tre personaggi si incontrano, ma non interagiscono veramente. Una
storia di sesso priva di passione.
Un commerciante turco Ali
è sposato con una tedesca Laura, donna affascinante dal passato oscuro,
Thomas, un altro tedesco metterà in crisi la coppia già precaria.
Ci si domanda cosa faccia il film in questa sezione.
A Kires to Kame: Follia visiva allo stato
puro. Takeski Kitano ci dà, con questo suo film, non ancora acquistato in Italia
(servono urgentemente distributori coraggiosi), poesia, ironia, ricerca.
Partendo dal famoso paradosso di Zenone
Achille e la tartaruga Kitano
racconta se stesso, e la sua ricerca; la sua evoluzione/metamorfosi, la sua
nuova vena artistica (tutti i quadri del film sono suoi), racconta quanto sia
difficile, per un artista, esprimersi al meglio e si domanda se per vivere
bisogna continuare a creare o se serva una lunga pausa per poi ricominciare. Un
film bello, delicato e poetico, avrebbe meritato un’accoglienza migliore.
Peccato che la domanda di Kitano non se la pongano mai
alcuni dei nostri “autori” che potrebbero invece trarre vantaggio da una lunga
pausa di riflessione.
The Burning Plain Film distribuito da Medusa
e quindi presto nelle sale Il regista che ha già manifestato la sua capacità
come sceneggiatore (Amore y perros,21 grammi, Babel), alla sua
prima opera racconta una storia che potremmo banalmente definire di amori
contrastati, di corna, di pentimento e auto punizione. L’opera però è supportata
da continui intrecci temporali che ne superano la banalità. Arriaga nel film
dimostra di aver studiato il cinema. Di amare il cinema, di saper fare cinema.
La protagonista giovane ha vinto il premio Mastroianni
come attrice emergente.
Ponyo: Una favola per bambini, con chiari
riferimenti a La sirenetta, ma con tanti messaggi per gli adulti Temi
principali: la natura che, sempre più violentata dalla mano dell’uomo si ribella
con violenza, ma anche saggezza, amore, partecipazione, voglia di essere vicini
agli altri, qualunque sia la loro origine,accettazione del “diverso”da me “Io ti
proteggerò sempre e mi prenderò cura di te” assicura Sosuke alla piccola Ponyo,
una pesciolina che ha appena salvato. Grandi ovazioni in sala sia da parte del
pubblico che della critica per Miyazaki
Forse siamo ancora capaci di credere nelle favole?
Rachel Getting Married: Prove di matrimonio
in attesa del trionfo di Obama.
Come è difficile vivere in una famiglia americana o no che
sia, quando al suo interno si scatenano conflitti e gelosie, emergono complessi
di colpa mai rimossi, si esce, per il matrimonio delle sorella, da una clinica
di disintossicazione.
Kim, fragile e complessata non si perdona la morte del
fratellino di cui si ritiene responsabile. Rachel sta per sposare Steve e
vorrebbe tutto perfetto per il suo matrimonio. Rachel che ama la sorella ma è
gelosa delle attenzioni che il padre le riserva, non sa esprimere questo suo
amore/complicità. Entrambe devono affrontare una madre che spingerebbe all’uso
delle droghe più pesanti anche la figlia più restia.
Il tutto in una due giorni che mette alla prova qualunque
resistenza. Musica, balli,sorrisi, matrimonio misto, paure, riflessioni, ma non
è ancora il Jonathan Demme che amavamo negli anni ‘80/’90.
Il papà di Giovanna: Pupi Avati, attento
conoscitore di caratteri, fa dare il meglio di sé ad ogni attore che recupera
nei meandri delle memoria. Perfetto nella parte di uomo/padre/marito deluso
dalla vita, del perdente con la P maiuscola, che paga di persona i suoi
fallimenti che si annulla nel tentativo di recupero della figlia, Silvio
Orlando, vincitore della Coppa Volpi come miglior attore, (crediamo dopo una
lunga lotta con un altro grande sconfitto dalla vita Mikey Rourke
Brava Francesca Neri, madre dolente, incapace di
manifestare i suoi sentimenti nei confronti di una figlia difficile, (si sente
in colpa per la sua bellezza che mortifica e avvilisce la figlia.) Brava
(nome) bruttina
che fa sì che il padre prenda coscienza del fallimento del suo matrimonio
affermando “ Quando due si amano fanno figli belli”
Bravo Ezio Greggio, lontano dal ruolo di presentatore del
Tg comico “Striscia la notizia” anche se la sua fuga ferito sull’autobus è
l’unica nota stonata del film. Se Pupi non fosse così bravo saremmo tentati di
consigliargli di tagliare quelle scena.
Un giorno perfetto: Attrici brave per un film
sbagliato. Neanche la presenza della Sandrelli, che con la forza che la
contraddistingue fa la parodia di se stessa nel primo film, neanche la bravura
della Ferrari riescono a riscattare il film.
Una madre distratta e (nome)
non lo è, non lascerebbe mai i figli con l’uomo che ha denunciato per
maltrattamenti; ancor meno una madre che si adatta a vivere con la propria
madre, lavora precariamente in un call center, per mantenersi e mantenere i
figli. Ozpetech afferma che nella vita di ognuno di noi c’è stato un amore come
quello che lega i due protagonisti; per fortuna questo “amore?” ci è stato
risparmiato.
La scena di che torna a casa mangiando un gelato (ne ha
dovuti mangiare 19 prima che il regista fosse contento) è troppo lunga. La
presenza di Angela Finocchiaro (la dottoressa del pronto intervento), l’angelo
che aleggia sui personaggi, non ha ragione di essere.
BirdWatchers – La terra degli uomini rossi Nel
Mato Grosso do sul,(Brasile) laddove ieri esistevano le foreste, abitate
dagli indios oggi i fazenderos, dopo aver disboscato selvaggiamente, coltivato i
campi con piantagioni transgeniche, costretti gli indio ad affrontare nelle
riserve una vita priva di prospettive, credono di essere padroni di quelle
terre.
Gli Indio Guarani-Kaiowá non accettano che la foresta sia
loro sottratta, hanno al loro interno un alto numero di suicidi, soprattutto
giovani. Della loro lotta ci parla Bechis che ha vissuto con loro un intero anno
per girare il film riscrivendo la sceneggiatura sera per sera, ascoltando quello
che gli indio raccontavano Un film forte di alto livello. Bellissima la scena in
cui il capo indio, Nadio, mangia la terra che gli appartiene e che è appartenuta
ai suoi avi. Peccato l’inserimento della storiella d’amore fra il giovane indio
e la figlia del ricco fazendero, che abbassa il livello del film, ma per fortuna
non riesce a farlo brutto. Basterebbe poco a questi indio, basterebbe che le
legge che destina loro il 20% delle terre che sono state loro sottratte venisse
rispettata. Ma come tante leggi questa per ora è lettera morta.
Il seme della discordia Pappi Corsicato, poco
prima della proiezione del suo film dichiarava di essere “nel panico”e ne aveva
tutte le ragioni: Il film, secondo le dichiarazioni del regista, avrebbe alle
spalle una rilettura della Marchesa von O. I libri possono essere letti
su piani diversi; a noi l’accostamento sembra un po’ troppo pretestuoso, come
presuntuose sono sembrate alcune scene del film (la scena della carrozzina che
scende da una scalinata è già stata girata e molto meglio…) Il film nonostante
gli argomenti che vorrebbe affrontare può essere definito con una sola parola:ridicolo.
The Wrestler Un film che è la storia di una
vita e un protagonista che è se stesso nella storia della sua vita. Mickey
Rourke è Randy Robinson, vecchio combattente ammaccato che continua a combattere
perché quella è la sua vita, nel mondo del westrling ha i suoi amici, in quel
mondo è amato e accettato, quel mondo non gli fa male
Leone d’oro anche per il coraggio di Mickey Rourke che
diciassette anni fa buttò via una carriera ben avviata per inseguire un sogno,
lottare e vincere sul ring. Oggi, dopo essersi ricostruito il volto, distrutto
negli incontri di pugilato, sta ricostruendo la sua carriera. Auguri al grande
guerriero che lotta contro le avversità sempre pronto a ricominciare . “io
male me lo faccio fuori” afferma Randy prima dell’ultimo incontro a
significare quanto sia difficile affrontare la vita e i suoi difficili rapporti.
The Hurt Locker Un film sulla guerra contro
la guerra. Gli sminatori americani nell’inferno delle loro guerre: stavolta è
quella in Irak. Girato con una presa adrenalinica il film evidenzia la
difficoltà dei soldati americani, visti come alieni dagli iracheni, nel lavoro
sporco di ogni giorno e la loro difficoltà di reinserimento nella vita
quotidiana. Emblematica la scena in cui il protagonista, che è in grado si
sfidare con una semplice pinza una bomba da disinnescare, una volta tornato a
casa, resta incerto e spiazzato davanti alla scelta dei cereali, avendone a
disposizione un intero settore
Film coraggioso che afferma come la guerra possa diventare
una droga, film finalmente sincero non esita a far vedere gli
attentatori/spettatori alle finestre, pronti a fuggire se l’attentato fallisce o
a festeggiare se l’artificiere resta vittima.
Il film che ho considerato il più bello della Mostra, il
film che non ha avuto nessun premio, il film che raccomando di andare a vedere
perché insegna, fra le altre cose, come si fa cinema.
Altri tre film mancano a questo primo gruppo, ma ne parlerò
la prossima volta, quando prenderemo in esame i film fuori concorso, diversi dei
quali avrebbero meritato di essere inseriti fra quelli in concorso.
Maria Rita Monaco

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