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PD, NCD e la strutturazione dell’area di Governo: il futuro non può attendere

di Daniele Marchetti | 9 Novembre 2014

Accadrà! Forse non adesso: periodo di forte disorientamento e di estrema fragilità e volatilità del sistema politico-istituizionale. Ma quando avverrà, non sarà mai troppo presto.

L’uscita della frangia sinistra dal PD è un atto di chiarezza che prima o poi l’elettorato “rosso” esigerà. Non se ne andranno – si rassereni il Prof. Cacciari – né i Bersani, né i D’Alema, né le Bindi, o le (furono) teste di serie. A fare le valige sarà la schiera più “incazzereccia” delle seconde o terze file. Parlamentari s’intende, ma anche sindacalisti, ideologi, guru e quant’altro (girotondi compresi) nei decenni si è prodotto a sinistra.

Renzi questo passo lo auspica (attivamente) da mesi: pubblicamente -da Segretario- non lo crede possibile, ma giorno dopo giorno lavora -da Presidente del Consiglio- per agevolarlo.

Il Premier ha molto chiaro che quell’esigua rissosa minoranza di “nudi e puri” rappresenta il vero ostacolo alla possibilità di attrarre a sé (o, più intelligentemente, alla maggioranza) quel grande bacino di voti moderati in uscita da Forza Italia ma anche dal Movimento 5 Stelle.

Dall’ M5S? Assolutamente sì! La platea di voti che, nel 2013, dal popolo delle libertà ha transitato verso il popolo dei “vaffa” rimanendo assai scottata e delusa, è a disposizione.

A disposizione soprattutto di Renzi ma anche dell’area di Governo. A due condizioni: che il PD si affretti a decidere quale ruolo giocare da grande. E che i partner di Governo, svincolati dall’angosciante quanto falsa «ideologia bipolare», si dimostrino finalmente all’altezza della sfida.

Non si tratta di rifare il centro: altra ansia disperante da “dinosauri” della politica.

Si tratta, piuttosto, di dare «dignità» di alleanza politica ad un progetto governativo che ha l’ambizione di rinnovare l’assetto istituzionale dell’Italia e rilanciarne economia e benessere.

E si tratta, assai più concretamente, di riconoscere in Renzi il leader non di un partito ma di un progetto politico e di una coalizione.

Quel bipolarismo tanto caro al prof. Orsina non esiste più (sempre che sia esistito). Con Renzi è rinata quell’ «area di Governo» culturalmente plurale (e per ciò stesso assai equilibrata) cara all’elettorato moderato che Berlusconi -nonostante i molti tentativi- non è mai riuscito a proporre per l’irriducibile dualismo, a destra, Lega-AN.

Questa è la novità dell’oggi. Che, se non percepita, valorizzata ed interpretata a dovere, rischierà di tramontare già domani.

Pubblicato in : Primo piano

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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