Quando si comincia a parlare di scissione, e molti esponenti del PD lo stanno facendo da tempo, sia pure per smentire, significa che siamo già a buon punto. Ma attenzione: per capire cosa accadrà, non è alla collocazione internazionale del partito (nel PSE oppure no)che si deve guardare- E nemmeno all’equilibrio tra istanze laiche e cattoliche ovvero a quanto si debba lasciare la briglia sciolta al mercato o a cosa si debba fare della irrilevante pattuglia radicale portata in Parlamento. Non di valori si tratta, ma di ciccia, cioè di potere.
Veltroni vorrebbe celebrare immediatamente il congresso per mettere a tacere i malumori per l’insoddisfacente esito elettorale ed insediare quanti più fedeli possibile nei punti chiave del PD e nei vertici regionali e provinciali in vista delle elezioni europee e amministrative del prossimo anno. Per ragioni esattamente opposte D’Alema e gli ex popolari sostengono che il congresso debba essere celebrato dopo l’appuntamento elettorale: un po’ per non consentire al segretario di rafforzarsi nel partito, e un po’ perché pensano che il voto dell’anno prossimo farà scendere ancora di più la percentuale del PD.
Che si tratti di lotte di potere lo si vede bene in periferia ( dato che ormai il potere del PD è soprattutto nelle regioni e negli enti locali. Nel Lazio la sostituzione dell’assessore regionale alla sanità da parte del presidente Marrazzo ha scatenato un putiferio: gli ex DS rivendicano la titolarità del posto nel nome della continuità; Marrazzo ci vuole piazzare un ex della Margherita. Nelle regioni rosse – è il caso di Firenze- erano stati raggiunti accordi per riequilibrare a favore della Margherita lo strapotere DS. Ma ora, alla luce dell’esistenza di un solo partito, quegli accordi non sono ritenuti più validi e la situazione è ogni giorno più esplosiva. In molte regioni del sud ed anche del nord succede l’opposto, ma la tensione è la solita.
Al momento la scissione probabilmente non ci sarà. Ma è certo che se ne tornerà a parlare tra un anno, dopo le elezioni, a meno di una improbabile vittoria.
P.

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