E’ buffo osservare reazioni opposte alla ipotesi dell’ingresso dei 5Stelle nel partito socialista europeo (ovvero al gruppo parlamentare di Strasburgo). Buffo perché hanno ragione coloro che storcono il naso, ma sono comprensibili anche le ragioni di chi non va tanto per il sottile.
Di Maio che cambia per l’ennesima volta casacca con disinvoltura sconcertante e ora si pittura da socialista è certo l’aspetto comico della vicenda. Ma il motivo per cui c’è anche chi considera questo passo utile e necessario per le sorti del socialismo italiano, e chissà, forse anche europeo è drammatico. Definire oggi chi è socialista e chi no, non è poi tanto facile come una volta. I connotati sono diventati sbiaditi rispetto a quando si sapeva bene cosa volevano i socialisti, soprattutto quelli che alla parola socialista aggiungevano l’aggettivo “riformista”. In Italia e in Europa erano intenti a realizzare il welfare, garantire a tutti condizioni di vita accettabili e la tutela dai bisogni primari a prescindere dalle condizioni economiche: la casa, la scuola, la salute, la cura dalle malattie, il diritto al lavoro per non parlare della libertà, la democrazia, il rispetto dei cittadini da parte dei poteri dello Stato. Questi connotati il popolo li conosceva e riconosceva perché venivano messi in pratica. Non c’era la abbondanza e varietà dei mezzi di comunicazione di oggi ma c’erano grandi uomini che spendevano tutta la loro vita per questi ideali. E tanto era il loro prestigio che, addirittura, venivano definiti apostoli: apostoli della fede socialista.
Oggi, soprattutto in Italia, è difficile riconoscere il socialismo o la socialdemocrazia per i loro obbiettivi. Da tre decenni questo spazio politico nelle istituzioni è rappresentato, più o meno degnamente, da un partito, il PD, composto dagli eredi del partito comunista e della democrazia cristiana. Così timido (e refrattario?) verso l’ipotesi socialdemocratica, che nel partito socialista europeo ce lo dovette portare Matteo Renzi, quando era segretario onnipotente e decisionista dei democratici (che non a caso non hanno mai voluto assumere una denominazione che facesse riferimento al socialismo). Dunque, oggi, solo con l’immortale verso di Eugenio Montale si potrebbe definire la condizione del socialismo: “Codesto solo oggi possiamo dirti, / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. E proprio da questo punto di vista i 5 Stelle sono davvero messi male: il tifo per la decrescita felice, il giustizialismo unito al sovranismo populista, la contrarietà ai vaccini, le giravolte con discutibili dittatori tipo Maduro, o movimenti come i gillet gialli, i giri di valzer con vari gruppi del parlamento europeo tipo gli euroscettici di Nigel Farage, le strane relazioni con la Cina, dovrebbero rispecchiare abbondantemente il “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo” dei socialisti. A meno che, il “campo largo” evocato da Letta non equivalga ad uno sbiadito campo delle nebbie.
Nicola Cariglia

Ringrazio il direttore per il caro saluto e per la pazienza dimostrata nei miei confronti.
Ritengo che parlare oggi del M5s sia una scusa per non parlare dei reali problemi del paese. Il direttore non volendo scrivere sulla immigrazione selvaggia mi invita a farlo. Io non accetto l’invito, perchè cosa penso io, non interessa. Condivido l’azione recente del governo socialdemocratico danese, il quale, per impedire che il proprio modo di vivere venisse travolto da immigrati, (ormai al 16%), che non si vogliono integrare, ha cambiato totalmente la politica dell’accoglienza: negando gli aiuti a coloro che non lavorano, che non mandano i figli a scuola, che non imparano la lingua del paese, determinando quasi una ghettizzazione. Azione certamente pesante ma giustificata dal bisogno di integrarsi.
Caro Gianfranco, scrivo di immigrazione tutte le volte che lo ritengo necessario. Ovviamente secondo il mio giudizio che è tutt’altro che infallibile. L’invito che ti ho fatto di scrivere tu personalmente sul tema, secondo la tua sensibilità, anch’essa fallibile, non è una provocazione. Semplicemente è un modo per riproporre la caratteristica di questo giornale che è a disposizione di tutti. In assoluta libertà. Un caro saluto.
Esiste ancora la socialdemocrazia al governo in un paese della Ue? A me sembra di no. E’ difficile che una società fondata sulla libertà e giustizia sociale possa sopravvivere ai problemi posti dalla immigrazione selvaggia e alla altrettanto selvaggia delocalizzazione delle fabbriche. Nel vicino oriente è in corso da decenni una guerra di religione. Sono integrabili questi cittadini? Oppure questi cambieranno la società che li ha accolti quando numericamente lo potranno fare. Perchè invece di parlare del M5s e del destino di questo indefinibile movimento non si affrontano i difficili problemi con i quali prima o poi dovremo fare i conti?
Semplice, perchè farlo noi se lo potresti fare tu?
Ti dirò (facendoti un dispiacere) Nicola: nel lontano 1988 partecipando ad in matrimonio (ecclesiastico), ero seduto accanto al prete che aveva officiato. Ovviamente la discussione virò sulla politica. Questo religioso mi confessò che i SOCIALISTI, che avevano svolto per circa un secolo il loro ruolo riformatore, NON SERVIVANO PIU’. Ormai la cosa era di dominio pubblico. Quanta ragione aveva: noi non siamo stati in grado di diventare STATO, quello che loro invece erano. Una cosa però dimenticò, come la dimenticano i nostri “politici” di Oggi: IL SOCIALISMO E’ UN CONTINUO DIVENIRE, perché come tutte le conquiste, deve essere difeso. Non può esistere una società “octroié” i diritti si difendono e conquistano GIORNO PER GIORNO!