
Patrik Zaki, il giovane studente egiziano dell’Università di Bologna, è stato condannato a 3 anni; avendo già fatto 22 mesi di carcerazione preventiva ne dovrà scontare altri 14 in prigione.
Non ha fatto nulla di male se non scrivere un articolo su una rivista on line che al regime del dittatore Al Sisi non è piaciuto.
Di qui l’accusa di diffondere notizie false, la galera, il processo, quindi la condanna e di nuovo la galera.
Dopo le torture e l’uccisione di Giulio Regeni è il secondo caso in cui l’Italia viene sbeffeggiata dal dittatore egiziano.
Meloni e prima di lei tutti i capi di governo e i vari ministri che avevano incontrato Al Sisi avevano infatti dichiarato di essere stati ascoltati, che l’Egitto avrebbe collaborato e che bisognava “avere fiducia”.
Invece, tanto per il processo di Regeni, apertamente boicottato per difendere gli aguzzini della polizia egiziana, quanto per il caso di Zaki, con l’assurda condanna di ieri, l’Italia non è stata affatto ascoltata e la sua diplomazia registra uno smacco indegno di un Paese importante come dovremmo e vorremmo essere.
La verità è che alla nostra politica estera sembrano interessare in Egitto più gli affari del gas di Eni e quelli delle armi e delle navi di Leonardo e Fincantieri che non la difesa dei diritti umani.
Il dittatore sanguinario Al Sisi lo sa e gioca come fa il fatto con il gatto con il topo.
Ora Meloni avrebbe davvero l’occasione di mostrare il suo tanto decantato patriottismo.
Però anche la sinistra deve farsi sentire ed essere anch’essa meno succube agli interessi economici delle grandi aziende di Stato alle quali non può essere delegata la nostra politica estera.
Un Paese che si lascia umiliare e non riesce a difendere i diritti umani e i suoi cittadini all’estero, effettivi o onorari che essi siano, perde rispetto da parte degli altri e alla lunga non riesce neppure a fare i suoi interessi.
Ancora una volta ci tocca di rimpiangere la politica estera di Craxi, forte e autonoma al punto di non temere gli USA e difendere i palestinesi, e quella di Andreotti capace di dialogare e trovare i necessari compromessi con i paesi della sponda Sud del mar Mediterraneo.
Allora c’erano al governo e all’opposizione grandi partiti popolari che sapevano veramente interpretare e difendere la dignità della nazione italiana.
Ne possiamo discutere o ci accontentiamo di dichiarazioni ipocrite e di qualche manifestazione di generica solidarietà mentre continuiamo a fare affari con l’Egitto di Al Sisi.
Oltre che di diritti umani è di politica internazionale che dobbiamo parlare.
Enrico Rossi

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