Tutti i media seguono con grande interesse la sempre più probabile nascita del Partito Democratico. Pochi invece si accorgono che si stanno creando tutte le condizioni favorevoli per la nascita di un partito unico dei moderati a forte matrice cattolica. Non è ancora chiaro se questo avverrà sulla base del progetto di Casini, un grande centro che metta insieme Forza Italia, Udc e Margherita, o sulla falsariga di quello che vorrebbe Berlusconi, partito unico di centro destra formato da Forza Italia, An e Udc, ma, al di là delle forme, il senso di marcia è netto. I processi politici arrivano a maturazione quando si verificano gli eventi che li possono rendere possibili. E’ quello che sta succedendo. Non tanto perché da un po’ di tempo si sta assistendo ad un riavvicinamento fra Casini e Berlusconi, quanto perché, al di fuori della politica, cambia, e non di poco, il quadro di riferimento. Prima di tutto sul piano internazionale. Le elezioni francesi sanciranno con ogni probabilità la fine di quel fronte occidentale anti americano che si era consolidato negli anni passati e che aveva nell’asse franco-tedesco i suoi punti di forza. La Germania, con la grande coalizione a guida Merkel, si è già riavvicinata agli Usa, la Francia lo farà dopo la probabile vittoria del candidato di centro destra. Il processo sarà accelerato anche dalla fine dell’era Bush. Accanto a questo c’è poi da registrare che l’Italia, diventata estremamente periferica sullo scacchiere politico mondiale dopo il crollo del muro di Berlino, sta riacquistando una sua importanza come nuovo paese di frontiera, non verso il comunismo che non c’è più, ma verso il mondo islamico che in termini geopolitici costituisce la nuova fonte di pericoli per l’occidente. Sul fronte interno altri due fattori spingono nella stessa direzione. Il papato di Ratzinger si sta dimostrando molto più deciso nella difesa di alcuni valori cattolici e di conseguenza aumenta l’interesse della Chiesa ad avere una forza politica di riferimento che se ne possa fare interprete, di converso è ormai chiaro a tutti che sul fronte moderato il governo Prodi, se mai l’ha avuta, ha perso ogni attrattiva per il ceto medio.
Come se non bastasse nel dibattito politico istituzionale si aggira lo spettro di un referendum che potrebbe fornire lo strumento tecnico, la legge elettorale, per convogliare i voti verso due soli soggetti, uno moderato e uno progressista. Del referendum non ne parla quasi nessuno, ma molti di quelli che tacciono stanno lavorando, sia a destra che a sinistra, per la sua riuscita. E sarà proprio la battaglia referendaria e i tentativi della politica di trovare un’intesa antireferendaria sulla legge elettorale a caratterizzare i prossimi mesi.
Partito Unico dei Moderati
Condizioni tutte favorevoli alla nascita. Resta solo da vedere se prevarrà il modello Casini o quello Berlusconi

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