Dopo l’arguta e vincente proposta di scambio: proporzionale contro elezioni anticipate (che ci saranno!) avanzata da Berlusconi a Renzi, il problema di Arcore è adesso quello di avere una forza sufficiente sia per tornare leader indiscusso di un ormai antistorico (ma non si sa mai) centrodestra, sia -soprattutto- per risultare decisivo nella formazione del prossimo Governo.
Su questo versante le difficoltà appaiono evidenti. Berlusconi sa perfettamente che il suo attuale consenso elettorale si aggira attorno al 15-18%. Un orizzonte che se da un lato gli permetterebbe di “asfaltare” la Lega, dall’altro non lo rende per niente sicuro di una sua indispensabilità nel varo del prossimo Esecutivo.
Quindi a Berlusconi servono, inderogabilmente, due sponde: il vecchio amico Bossi che, candidandosi fuori della Lega, gli permetta di erodere consenso tra le fila del lepeniano Salvini e, soprattutto, i centristi che con uno sbarramento al 5% rischiano di rimanere fuori dal Parlamento “sprecando” voti preziosi che invece potrebbero tornare utili ad un nuovo progetto politico (Forza Italia in una tale prospettiva potrebbe essere destinata a tornare nel cassetto) guidato dallo stesso Cav che possa ragionevolmente aspirare ad un importate risultato (25%).
A quel punto la pari dignità con il PD scaturirebbe dai fatti. E Mattarella ne dovrebbe prendere atto!
È su questo «progetto aggregante», che prosegue il lavorio silenzioso del Cav. il quale, come ogni buon imprenditore, gli “affari” preferisce curarli in proprio, direttamente a quattr’occhi con gli interlocutori e senza -umorali- mediatori la cui opera invece è determinate adesso, nel percorso parlamentare della legge elettorale.
Infatti, appoggiare con forza alcune delle richieste centriste come l’adeguamento dei collegi al suffragio 2001 (l’argomento preferenze sembra ormai definitivamente accantonato) potrebbe essere la tattica giusta sia per concedersi qualche altra settimana di pre-campagna elettorale, che per attirare nell’orbita di un nuovo ampio rassemblement (parola magica per Arcore) i tanti cespugli del centro.
Prospettiva che potrebbe rivelarsi davvero credibile e per tanti versi rivoluzionaria ed anti-casta, se fosse accompagnata dalla richiesta inderogabile di un passo di lato dei tanti “capi sigla” (da Alfano, a Fitto, a Parisi, a Tosi, a Cesa ecc) i quali, alla stregua di Berlusconi, dovrebbero restare -da padri nobili- fuori dal Parlamento. In fondo gli stessi Renzi, Grillo e Berlusconi sono la prova provata di come una leadership ed una forte influenza politica possa essere ampiamente esercitata anche fuori dal palazzo.
Ci vivrà vedrà. Ma se il Cav non è cambiato (e non sembra affatto …..) c’è da scommettere che saprà valorizzare ciò che Renzi ha scartato con troppa disinvoltura per tentare di tornare -ancora una volta e senza velleità di poltrona- a smazzare le carte.
Daniele Marchetti

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