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Partito della Nazione anticamera della Terza Repubblica

di Daniele Marchetti | 26 Ottobre 2014

Se nell’Italia politica esiste una regola essa recita: l’Italia si governa dal centro. Un centro con il cuore che batte a sinistra.

Negli ultimi giorni si è molto parlato del «Partito della Nazione»: qualcuno lo ha fatto per difenderlo, altri per definirlo, i più per denigrarlo. Eppure quel “partitone” che per tanti rappresenta una sorta di “scandalo” o di “incubo”, esiste da sempre. È emerso dalle urne con il 37% del PdL nel 2008 e si è ripresentato puntualmente alle recenti europee nella forma dirompente del 41%.

Dunque, il 25 maggio non è nato l’agognato grande partito della sinistra ma, più realisticamente e solo nei numeri, si è materializzato quel «partito d’Italia» che storicamente – dal centro – suona la grancassa della politica italiana.

Un partito ancora senza volto e senza nome ma con un leader ampiamente riconosciuto e, soprattutto, con una collocazione obbligata: il centro. Ecco lo scoglio!

Quanto al nome, fin dal suo insediamento Renzi non ha mai nascosto il desiderio di cambiare nome (e pelle) al PD. Per i volti permane la fucina “Leopolda” e per la virata al centro (luogo politico da evocare sempre con molta cura e qualche scongiuro) ecco pronto l’Italicum new style: premio al maggior partito e apparentamento con l’ala moderata.

Ma si sa: banchetto ricco, mi ci ficco! E c’è da scommettere che molti saranno i commensali. Ad iniziare da quel Cav che con il suo PdL ambiva a divenire il volano “attrattore” – al centro – della politica italiana. Velleità storicamente basata sull’acqua ed inevitabilmente naufragata.

Se nell’Italia politica esiste una regola essa recita: l’Italia si governa dal centro. Un centro con il cuore che batte a sinistra.

Quindi, gli ingredienti per una stabilizzazione (o, per alcuni, restaurazione) del quadro politico sembrano esserci tutti.

A meno che non si ecceda con l’ambizione “maggioritaria”. Renzi non può permettersi di perdere nessuno: né i “vitali” partner di governo, né la minoranza interna (da qui l’apertura sulla direzione de l’Unità), né Forza Italia. Il Premier sa benissimo che se un partito deve nascere, e nascere al centro, esso non potrà fare a meno del consenso dell’ala moderata. Quella che gli ha permesso di vincere le primarie e governare a Firenze. E, soprattutto, quella che gli permetterà di riformare l’Italia e presentarsi al voto da “eroe”.

La Terza Repubblica, dal cuore antico, è alle porte!

 

Pubblicato in : Primo piano

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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