Papa Francesco fece ai cardinali la sua prima omelia dalla quale è assente ogni qualsiasi citazione, salvo una: Léon Bloy.

Il 14 marzo u.s. Papa Francesco fece ai cardinali la sua prima omelia dalla quale è assente ogni qualsiasi citazione, salvo una: Léon Bloy. “Terzo, confessare. Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore. Quando non si cammina, ci si ferma. Quando non si edifica sulle pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando fanno dei palazzi di sabbia, tutto viene giù, è senza consistenza. Quando non si confessa Gesù Cristo, mi sovviene la frase di Léon Bloy: “Chi non prega il Signore, prega il diavolo”. Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio”.
N.B. L’opera di Léon Bloy, a mio giudizio, avrebbe un grande successo oggi se fosse tradotta in arabo oppure diffusa nei centri sociali presso i giovani muniti di kefiah. Potrebbe anche servire ad alimentare la polemica contro la finanza e le banche, espressione del mondo “demoplutogiudaicomassonico”.

Mi sembra evidente, e non per le ragioni avanzate nell’articolo, che Bergoglio è uno dei tanti ciabattoni portatori del nuovo che oggi ci vengono somministrati in ogni aspetto della vita materiale e immateriale. Mi sembra però che l’articolista prenda una cantonata nell’interpretare la pubblicazione adelphiana del libretto di Leon Bloy. Roberto Calasso, di madre Codignola, non è certo antisemita, anzi. Sfruttando abilmente il minestrone gnostico Calasso svolge da sempre un discorso con pretese ” metasemitiche ” e ” metaantisemitiche “, in cui vestendo secondo il copione i panni dell’ebreo perseguitato o dell’ebreo di corte, gioca a riaccendere e spengere focolai esausti, per incapacità di intuire un vero superamento della nostra storia. Non è un caso che nel suo catalogo di editore svettano filosofi ex geniali, Cacciari scivolato dai banchi del PCI dentro confuse escatologie mistico esistenziali, e Severino perso nei teleologismi parmenidei sul nulla che è.