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Papa Francesco santo subito

di Giacomo Properzj | 7 Aprile 2013

Papa Francesco fece ai cardinali la sua prima omelia dalla quale è assente ogni qualsiasi citazione, salvo una: Léon Bloy.

papafrancescoLéon Bloy è uno scrittore francese del XIX secolo. Nato nel 1846 è morto malamente in miseria nel 1917 a Parigi. Esprime in un bel francese un certo integralismo cattolico dei suoi tempi e un antisemitismo delirante che dimostra come questo perverso sentimento fosse largamente diffuso ben prima del 1933. Egli sostiene, riprendendo il concetto da San Giovanni Evangelista, che solo con la conversione di tutti gli ebrei si raggiungerà il trionfo del cattolicesimo e quindi la pace universale. Come si sa, poi nella storia, alcuni pensarono che lo sterminio fosse un sistema più rapido per arrivare alla conversione totale e i risultati sono ancora oggi largamente percepibili. Qualche anno fa l’editore Adelphi propose ai lettori italiani il libro “Dagli ebrei la salvezza” (Le Salut par les Juifs ) Adelphi, Piccola Biblioteca 330, 1994 . Nella contro copertina, probabilmente per la mano dello stesso Galasso, si poteva leggere quanto segue: “Nel 1892, allorché la Francia era spazzata da un’onda di antisemitismo, egli pubblicò questo breve, densissimo libro che illumina la questione degli Ebrei di una luce metafisica, l’unica che possa aiutare a percepire tale mistero religioso e storico”. Per avere una più precisa idea della “luce metafisica” degli scritti di Bloy ecco alcuni piccolissimi esempi : ” Il Medioevo” diceva parlando degli Ebrei “aveva almeno il buon senso di relegarli in certi canili riservati, e d’imporre loro una sorta di cenciosa uniforme che permettesse a chiunque di evitarli…Oggi che il Cristianesimo pare rantolare sotto il tallone dei suoi stessi credenti, e la  Chiesa ha perso ogni credito, ci si indigna stupidamente a vederli padroni del mondo, e i primi a meravigliarsene sono proprio gli oppositori accaniti della Tradizione apostolica. Si proibisce il disinfestante, e poi ci si lamenta di avere le cimici. Tale è la caratteristica idiozia dei tempi moderni”.“…Dal punto di vista morale e fisico, nel Giudeo moderno sembrano confluire tutte le laidezze del mondo. (pag.24-25). “Va da sé: la simpatia verso gli Ebrei è un segno di turpitudine. Non si può meritare neanche la stima di un cane, se non si prova istintivamente disgusto per la Sinagoga”.(pag.41). “All’inizio rievocavo quei sudici e sublimi individui che mi fu dato contemplare ad Amburgo, animali ben conservati nel loro liquame, intatti, miracolosamente vergini di ogni cosa che non fossero i pidocchi degli avi o dei parenti prossimi, tanto che mi sentii, con angoscia, in presenza di quello stesso branco che faceva vomitare la gente nata sotto il regno di Filippo Augusto o di Federico Barbarossa…”(pag.54). “Una volta apertosi il precipizio, le pure fonti della grandezza e dell’ideale vi caddero dentro tra i singulti. La Ragione si sfaldò come una vertebra colpita da necrosi e, giacché la peste ebraica era infine giunta, nella tenebrosa valle dei gozzi, al punto di confluenza con il tifo massonico che già le correva incontro, un cretinismo veemente tracimò sugli abitanti della luce, destinati pertanto alla più abietta delle morti. Fortuna che le bestie velenose non si liberano mai del loro veleno, e di questo stesso veleno finiscono a volte per crepare; sicché era inevitabile che Israele si inoculasse l’idiozia di cui gratificava l’universo”. (pag.116). Ovviamente, con la pubblicazione di questo libro si dovettero registrare numerose dimissioni dalla casa editrice Adelphi.
Il 14 marzo u.s. Papa Francesco fece ai cardinali la sua prima omelia dalla quale è assente ogni qualsiasi citazione, salvo una: Léon Bloy. “Terzo, confessare. Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore. Quando non si cammina, ci si ferma. Quando non si edifica sulle pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando fanno dei palazzi di sabbia, tutto viene giù, è senza consistenza. Quando non si confessa Gesù Cristo, mi sovviene la frase di Léon Bloy: “Chi non prega il Signore, prega il diavolo”. Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio”.

N.B. L’opera di Léon Bloy, a mio giudizio, avrebbe un grande successo oggi se fosse tradotta in arabo oppure diffusa nei centri sociali presso i giovani muniti di kefiah. Potrebbe anche servire ad alimentare la polemica contro la finanza e le banche, espressione del mondo “demoplutogiudaicomassonico”.

Pubblicato in : Primo piano

Info Giacomo Properzj

Giacomo Properzj Incisa Beccaria di Santo Stefano è un politico, imprenditore e giornalista italiano. E’ stato sindaco di Segrate (Milano 2 agli albori dell’avvento del quartiere residenziale realizzato dall’Edilnord di Silvio Berlusconi) e Presidente della Provincia di Milano per il Partito Repubblicano Italiano. Dirigente delle Federazioni milanese e provinciale del PRI è stato anche presidente di AEM (l’azienda elettrica municipalizzata di Milano) e di ATM (l’azienda dei trasporti pubblici del milanese).

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Marzio Siracusa

    10 Aprile 2013 alle 10:23

    Mi sembra evidente, e non per le ragioni avanzate nell’articolo, che Bergoglio è uno dei tanti ciabattoni portatori del nuovo che oggi ci vengono somministrati in ogni aspetto della vita materiale e immateriale. Mi sembra però che l’articolista prenda una cantonata nell’interpretare la pubblicazione adelphiana del libretto di Leon Bloy. Roberto Calasso, di madre Codignola, non è certo antisemita, anzi. Sfruttando abilmente il minestrone gnostico Calasso svolge da sempre un discorso con pretese ” metasemitiche ” e ” metaantisemitiche “, in cui vestendo secondo il copione i panni dell’ebreo perseguitato o dell’ebreo di corte, gioca a riaccendere e spengere focolai esausti, per incapacità di intuire un vero superamento della nostra storia. Non è un caso che nel suo catalogo di editore svettano filosofi ex geniali, Cacciari scivolato dai banchi del PCI dentro confuse escatologie mistico esistenziali, e Severino perso nei teleologismi parmenidei sul nulla che è.

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