Abbiamo già visto tutto, “ nulla di nuovo sotto il sole”. Chi ha la mia età si ricorderà di mons. Marcel Lefebvre, insorto contro gli esiti del Concilio Vaticano II e per gli stessi motivi di interpretazione teologica della Fede cristiana. Allora erano pochi: un vescovo d’oltralpe, qualche sacerdote a lui vicino, un po’ di nobiltà nera romana e qualche centinaio di fedeli. Oggi i contestatori non hanno neppure questi. Si andò per anni con tentativi di riappacificazioni e strappi che durarono finché il disinteresse allontanò dalla scena del mondo i “puri e duri”; oggi costoro vivono stentatamente in pace nel loro piccolo brodo di cultura. Non accadde nulla di irreparabile per la Chiesa di Roma. Proprio come nella novella del Boccaccio in cui un cattolico vuol convertire un ebreo. Costui decide infine di andare a Roma, alla fonte del cattolicesimo, prima di prendere una decisione definitiva. Il cattolico si dispera, erano tempi “borgiani”, e pensava, vedendo tanta depravazione, mai si sarebbe convertito. La meraviglia fu tanta quando l’ebreo tornò battezzato, per cui il cattolico chiese cosa lo avesse convinto nonostante le brutture che sicuramente aveva notato nella gerarchia e oltre. Appunto per questo, rispose l’ex ebreo, dopo aver visto come è ridotta la Chiesa di Roma mi sono convinto che goda, nonostante tutto, incondizionatamente della protezione di Dio. Un altro aneddoto potrà rinfrescare la memoria sui cambiamenti della Chiesa cattolica: il cardinale Alfredo Ottaviani, Segretario di Stato sotto Pio XI e Prefetto della Congregazione del Santo Uffizio, sotto Pio XII, fu ostile a tutte le novità di papa Giovanni XXIII: in primis la riforma del suo dicastero, divenuto in seguito Congregazione per la Fede, e fu anche contrario all’abolizione dell’Indice e, per le variazioni più importanti che il Concilio proponeva, continuava a ripetere: << Spero di morire prima della fine del Concilio, così muoio cattolico >>.
Oggi coloro che attaccano papa Bergoglio sono in parte laici, qualche eminenza e pochi del clero basso, ma molto preparati in teologia, per cui leggendo e rileggendo Amoris Laetitia e la “correzione” di questi non possiamo dirli proprio dei “fuori legge” e neppure pensare che qualcuno di questi si senta più Papa del Papa (non sono come gli Italiani il lunedì, quando commentano le partite di calcio sentendosi tutti direttori sportivi). Possiamo però sostenere che essi siano una minoranza conservatrice della Chiesa cattolica ove la legge sia sempre quella: ne varietrur. Qualcuno potrebbe ricordare loro che la Chiesa nel tempo ha subito varie modifiche in ambito teologico da prima di Nicea ed oltre; ma a loro non interessa, la loro visione essendo focalizzata su ora e qui; gli potremo ricordare che ad essere troppo lontani dal popolo di Dio, che poi è “la vera Chiesa” si perdono fedeli a iosa; ma a loro non cale, meglio – dicono – “pochi ma buoni”. Insomma una Chiesa arcigna e chiusa in sé stessa come al tempo di Pio IX (quello del caso Edgardo Mortara, Monti e Tognetti; i firmatari della “correzione” saranno stati felici della sua beatificazione nel 2000).
Gli potremo anche ricordare che il Papa ha una visione più ampia rispetto a qualche frate, ancorché studioso e maestro di teologia? No la legge è legge: lex, dura lex. Punto e basta. Potremo ricordare allora che l’ esortazione apostolica quale Amoris Laetitia, forte di due Sinodi episcopali sulla famiglia (2014 e 2015) ed è pur sempre fonte legislativa ex Cattedra di terzo grado dopo il Vangelo e le encicliche? Potremo ricordare che la Cattedra di Pietro è assistita dalla Spirito Santo? Come Egli ricordò con prudenza nella premessa al testo: << L’unità di insegnamento e pratica è necessaria nella Chiesa, ma questo non preclude varie vie di interpretare alcuni aspetti degli insegnamenti […]. Che lo Spirito ad ogni modo ci guidi sempre a comprendere la completa verità[…] (paragrafo 3) >> . Nemmeno per sogno, il Papa Francesco è addirittura un apostata e basta. Sua Santità non lo ha voluto capire in questi anni con lettere riservate e messaggi altrettanto segreti? Ebbene allora l’ha voluto lui! Sciopero duro delle intelligenze teologiche! Anatemi! Scomuniche! Restaurazione !!!
Sua Santità mi permetto anch’io “divorziato” inviarVi questa lettera aperta di “Correzione” di sole tre parole che traggo da Re Franceschiello prima dell’esilio nel 1860 ai propri ex Ministri infidi, se mai fosse ritornato sul suo trono: << GuadrateVi ‘u collo >>. Ne faccia tesoro, prima però di esiliare.
Comunque papa Francesco non deve guardarsi dai sessanta firmatari, riuniti in “sindacato nero”, ma dai mandanti, i quali vigliaccamente non firmarono e che conosce bene.
Guglielmo Adilardi

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