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Papa Francesco interviene ancora su migranti e “Aquarius”

La domanda è quale sia il limite dell’accoglienza al di là della prova di forza salviniana tesa a creare un problema internazionale e a far credere che da ora in poi tutto sarà diverso in meglio (per chi?).

di Guglielmo Adilardi | 17 Giugno 2018

Papa Francesco interviene ancora su migranti e “Aquarius”.

Lo ha fatto dopo settantadue ore dalla chiusura dei porti annunciata da Salvini, con un messaggio inviato ai partecipanti del “Secondo colloquio Santa Sede-Messico sulla migrazione internazionale” che si sta tenendo in Vaticano. Il pensiero del Papa è accoglienza e integrazione senza “se” e senza “ma”, come fin dall’inizio del suo pontificato si espresse con la prima fuoriuscita dallo Stato della Chiesa verso Lampedusa. In questo gioca senz’altro il messaggio evangelico con l’aggiunta di essere figlio di emigranti. Questa volta però sembra che la popolazione nel suo insieme sia veramente stanca della situazione che va avanti da anni senza che l’Europa si sia fatta sentire in modo significativo, a parte la Germania che ne accolse un milione all’inizio dei grandi flussi ed in seguito ha proceduto ai ricongiungimenti famigliari. Dopo circa un decennio siamo in Italia ancora all’emergenza. Tre o quattro governi non furono sufficienti a trovare una normalità. Del resto come per tutte le emergenze: dalla crisi finanziaria, alla disoccupazione, alla povertà, ad un Sud che affonda… . Allora la domanda è quale sia il limite dell’accoglienza al di là della prova di forza salviniana tesa a creare un problema internazionale e a far credere che da ora in poi tutto sarà diverso in meglio (per chi?). Il limite per molti è già raggiunto in presenza di cinque milioni di poveri in Italia in progressione di aumento; si aggiunga anche un 40% di disoccupati giovanili nel sud e un 27% nel resto d’Italia. Vogliamo considerare i fuoriusciti dal lavoro per chiusura delle aziende, le centinaia di imprenditori suicidatisi, i centomila truffati dalle banche, la corruzione che imperversa…; se volete la lista è molto più lunga, ma la conoscete già sulla Vostra, nostra pelle.

A tutto questo vogliamo ricordare che la Caritas e Cooperative di varia colorazione percepiscono gli aiuti per i profughi e clandestini dai cittadini italiani, con le tasse dei contribuenti. Cinque miliardi annui è stimato l’esborso per i migranti (clandestini o rifugiati senza distinzione) da parte dello Stato (cioè NOI).

Considerato che l’Europa non si muoverà di molto per accogliere pariteticamente i migranti, anche se il Governo italiano s’impuntasse, tutt’al più scucirà qualche milione risarcitorio, dobbiamo pensare ad altre soluzioni per frenare l’esodo, in attesa dell’utopia di risolvere il problema “a casa loro”.

Ripropongo che i clandestini siano tenuti in piccoli gruppi nelle caserme dismesse sotto la cura dell’esercito (bastano pochi militari) con divieto assoluto di uscirne in attesa del rimpatrio. Per i richiedenti asilo per causa di guerra massimo aiuto e libertà (sono pochissimi). Per i minori non accompagnati sistemazione in “case famiglia”.

Questo ci consentirebbe di abbattere innanzitutto il costo, non essendo più un business per nessuno degli onesti e dei disonesti; cinque euro al giorno a clandestino son più che sufficienti in luogo dei 35,00 che per la maggior parte arricchiscono i gestori delle cooperative. In caserma dovrebbero essere adibiti a piccoli lavori di manutenzione. Questo cambiamento di trattamento scoraggerebbe sicuramente i clandestini che vedono l’Italia come l’eldorado e fra l’altro nessuno in Europa potrebbe criticarci se teniamo agli arresti chi viola la legge. Immaginate di penetrare in Russia senza permesso o passaporto o in Cina, o in qualsiasi Paese non della Comunità europea. Dove pensiate che vi tengano fino all’espulsione? E mi dicono che in quei Paesi il vitto e alloggio non sia dei migliori, al contrario nelle caserme italiane si mangiava niente male se il ricordo della “naia” non mi tradisce, letti comodi a castello, pulizia nelle camerate, nei corridoi e nei bagni dotati di ottime docce con acqua calda. E per i più indisciplinati c’era pur sempre la “stanza di forza”. Chi vorrebbe più giungere in Italia fra i clandestini in tali condizioni di fermo in attesa del rimpatrio?

Fra l’altro verremo incontro alle parole del Papa: << Queste persone, che sono nostri fratelli e sorelle, hanno bisogno di una protezione continua… >>. Appunto, in caserme.

 

Guglielmo Adilardi

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, banche, caritas, chiesa, cina, cittadini italiani, comunità europea, crisi, crisi finanziaria, emergenza, euro, europa, figlio, finanziaria, germania, governo, governo italiano, integrazione, italia, la germania, lavoro, persone, tasse, utopia

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