
L’ “esortazione ” di Papa Francesco sulla crisi climatica, a otto anni dalla enciclica Laudato si’, a mio avviso, è in gran parte condivisibile, per la forza con cui denuncia il rischio di un punto di non ritorno, la pochezza dei tentativi di intervento, il tradimento degli impegni presi nelle varie conferenze internazionali.
L’accusa contro il negazionismo è forte e netta, è l’individuazione delle ragioni del disastro ambientale, che risiedono nel paradigma tecnocratico e nella logica dello sfruttamento dell’uomo e della natura, nella ideologia della “meritocrazia” con cui i ricchi giustificano il loro potere.
Occorre un nuovo multilateralismo -scrive il Papa- basato sulle associazioni, sull’impegno dei cittadini che, in un mondo globalizzato, possono farsi e devono sentire e incidere sul proprio destino.
Senza rinunciare al ruolo che devono svolgere la politica e le organizzazioni internazionali, è necessario anche l’impegno individuale e delle famiglie per uno stile di vita più sobrio e sostenibile ambientalmente.
L’”esortazione” è chiara, bella e semplice da leggere come ormai ci ha abituato con i suoi interventi Papa Francesco.
Ma c’è un punto critico, laddove per mettere in guardia contro le soluzioni meramente tecniche di affrontare la crisi climatica corre il rischio di prefigurare un generico ritorno ad una condizione di sintonia con la natura dentro cui l’uomo dovrebbe vivere e costruire un ambiente sano.
Posso sbagliarmi, ma vi leggo una sottovalutazione del ruolo che la scienza e la tecnica, sottratte al dominio del profitto e dello sfruttamento, possono svolgere per affrontare le sfide che pone la crisi climatica.
La grave ferita inferta alla natura dagli attuali assetti sociali, legati al nostro modo di produzione, potrà essere risanata, non attraverso un impossibile ritorno al passato, ma con lo sviluppo scientifico e tecnologico che, sotto il governo di istituzioni democratiche, sia messo a servizio del genere umano e del suo benessere.
Su questo punto l’”esortazione”, che per tanti aspetti è illuminante, non è affatto chiara e rischia di avere al fondo una visione troppo pessimistica dell’uomo e della possibilità di costruire con le sue forze un mondo diverso.
Enrico Rossi

Le capacità della Scienza e della Tecnica di affrontare in maniera vincente le sfide che pone la crisi climatica, non sono umanamente immaginabili!
Invece lo sa persino lo scemo del villaggio, che scienza e tecnica non possano essere sottratte al dominio del profitto e dello sfruttamento, senza un intervento personale del padreterno.
Perciò la scienza e la tecnica, da sempre portate al guinzaglio dai potenti rapaci della politica, finanza e mercato, possono soltanto continuare ad arricchire l’umanità e il pianeta di danni irreparabili.
Se invece il mondo scientifico disponesse di risorse finanziarie proprie, per potersi sottrarre al dominio del profitto e dello sfruttamento: per il genere umano inizierebbe l’anno zero della civiltà ancora sconosciuta.