Abbiamo ancora vive nel ricordo le due tragedie, le quali furono spettecolarizzate dai media, di Luca Coscioni (1967 – 2006) ed Eluana Englaro (1970 -2009) che oggi sembrano distanti anni luce. In tali sventure personali, ma ognuna di esse diversa nella modalità del “fine vita”, si può comunque riassumere la contrapposizione ancor oggi presente sul territorio italiano fra religione e scienza. Profetiche a questo proposito le parole di Luca Coscioni: << Le nostre esistenze hanno bisogno di libertà per la ricerca scientifica. Ma, non possono aspettare. Non possono aspettare le scuse di uno dei prossimi papi >>. In effetti non abbiamo aspettato che un solo Papa – almeno per il Testamento biologico da anni trascinato dai così detti Onorevoli fra Commissioni e spintoni: Bergoglio, il quale continua a dettare il diario politico d’Italia stupendo sempre tutti per le decisioni pragmatiche che prende attraverso la filosofia del “discernimento”. Anche per “Il fine vita” o “Testamento biologico” con la messa al bando dell’accanimento terapeutico e col ricondurre alla volontà del singolo l’estrema decisione ha ridato dignità all’uomo nel momento più tragico della propria esistenza. Adesso per i politici italiani non vi sono più scuse, né i politici cattolici potranno remare contro una legge dettata dal cattolicissimo Re d’Italia.
La Chiesa si sa, ha sempre avuto una passione per la morte; nell’ Ottocento c’era la corsa a convertire il liberale in articulo mortis con l’aiuto di qualche moglie irretita dal prete. Alcuni liberali chiedevano ai i loro amici che presidiassero vicino al capezzale nella tema che qualche prete all’ultimo momento scivolasse in camera da letto per il Viatico. Non solo i preti hanno sempre prediletto la morte, ma anche la sofferenza. Basti entrare in una della qualsiasi chiese a migliaia sparse per le città e guardarsi intorno: Santi trafitti, graticolati… Sante, per par condicio, con seni amputai, accecate… In tempi non troppo distanti i medici cattolici per seguire più la Chiesa che Esculapio evitavano di dare oppiacei ai moribondi in sofferenza: il dolore era un valore da dedicare a Cristo, soprattutto nel passaggio fatidico. Vogliamo ricordare, in tema di testamento biologico, quelle sante donne delle suorine d’ospedale le quali facevano tanto comodo ai primari ed ai degenti, intanto perché per di più prestavano la loro opera gratuitamente e secondariamente, diciamo la verità, certi servizi se li fai con “Fede” risultano migliori. Alle volte presidiava un reparto una suora e funzionava benissimo tutto il personale al di sotto di lei. I primari furono i più dispiaciuti della soppressione dell’Ordine, per i pazienti, con il rifrullo delle generazioni dei malati pochi si ricordano della loro esistenza. Loro erano dispensatrici di cure e di morte. Certo, anche l’eutanasia era con loro già silente mente introdotta negli ospedali. Sicuramente un poco ti facevano soffrire, sempre per offrire la sofferenza al Crocefisso, ma poi dicevano all’infermiera di turno dopo l’ultima visita dei parenti, a notte inoltrata: << Via via ora ha sofferto abbastanza, lasciamolo andare dal Signore …>>. Che papa Bergoglio sia di quella generazione?
Guglielmo Adilardi

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