Si chiama Paolo Polidori, un nome da ricordare perhè rappresenta, in compagnia di suoi consimili, la quint’essenza della brutalità leghista, forte (fortissima) con i deboli, ma debole (debolissima)) con i più forti che li tengono alla briglia corta.
La vergognosa escalation di gratuita violenza è maturata innanzitutto nellanimo di un tale eroe, per concretizzarsi in un gesto inqualificabile.
Lo squallido personaggio si è esibito in una azione a due tempi:
- Primo tempo: vede per stada i segni della povertà, rappresentati da una coperta e da poveri stracci utili ad un senza-tetto per neutralizzare i rigori di una notte; Questo losco figuro raccoglie il tutto e lo avvolge, mettendo dentro, aanche, quel poco che gli restava di umana dignità, così butta nella spazzatura il tutto, vantandosi del gesto nelle sua pagina FG. Riteneva di raccogliere consensi, invece sono arrivati, numerosissimi, o segnali di rigorosa condanna, anche da parte dei consimili leghisti.
- Secondo tempo: la viltà conquista il campo di azione, la viltà insieme allinettitudine di sapersi assumere la responsabilità di una azione che mortifica la dignità del saper essere umano.
Ha, infatti, rinnegato tutto, sostenendo di avere compiuto un gesto che, doverosamente, avrebbe dovuto effettuare un qualunque cittadino.
I forti con i deboli hanno tutti, nel recondito dellanima, una sostanziosa dote di viltà, che tirano fuori quando la pubblica opinione condanna le loro gesta e li indica al pubblico ludibrio.
Rosario Amico Roxas

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