
A margine del dibattito sui costi della politica, abbiamo letto le dichiarazioni di Paolo Marcheschi, consigliere regionale di Forza Italia, che si è espresso sulla necessità di “tagliare i consiglieri ma anche i professionisti della politica” ovvero quella “categoria di soggetti che, senza titolo né esperienze adeguate, vanno ad occupare la miriade di poltrone di enti, agenzie e partecipate pubbliche”. Abbiamo dunque parlato con Marcheschi, per chiarire meglio questi concetti:
Come si spiega la proposta del Capogruppo dei DS di riportare il numero dei consiglieri a 50, dopo che proprio quel partito aveva fatto di questo argomento merce di scambio per ottenere l’abolizione delle preferenze?
“Prima di rispondere, vorrei chiarire quale sia stata la mia posizione al tempo del dibattito sulla nuova Legge elettorale regionale. Io ero contrario all’abolizione delle preferenze, tanto è vero che ho votato a favore dell’emendamento dell’Udc che ne chiedeva il mantenimento, anche se poi, appartenendo ad un partito che sosteneva l’abolizione, mi sono allineato. Personalmente, la teoria che l’aumento del numero dei consiglieri fosse garanzia di maggiore rappresentatività per tutte le aree della Toscana, non mi ha mai convinto, ma la proposta fatta da Cocchi in Consiglio regionale è puramente strumentale, perché il bilancio regionale necessità di un taglio della spesa di ben 140 milioni di euro, rispetto ai quali gli otto milioni e mezzo degli emolumenti ai consiglieri rappresentano la classica goccia nel mare. Il problema dei costi della politica va affrontato nel giusto contesto, ovvero delineando l’intero quadro delle clientele politiche che vengono mantenute attraverso la continua assegnazione di consulenze esterne, le nomine degli enti e delle partecipate affidate a persone che non hanno competenze, di dirigenti regionali che guadagnano più dei consiglieri e non si sa cosa facciano. Oltretutto, tanto il tema della riduzione del numero dei consiglieri, quanto quello delle clientele politiche, non tocca solo il Consiglio regionale ma anche quelli comunali e provinciali; è tutto un sistema che va rivisto, e certamente non si può accettare su questi temi lezioni di etica e di moralità da chi, come i Diessini, continua a dispensare nomine per pura affinità politica”.
Ritiene che il ripristino del voto di preferenza potrebbe contribuire all’abbattimento di questo strapotere?
“Indubbiamente restituirebbe ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti ed è una proposta che mi vede favorevole, ma si può anche considerare l’alternativa di indire delle primarie interne ai partiti, svolte però secondo criteri di autentica selezione democratica. Quello che conta, è restituire agli elettori l’effettivo peso del loro diritto di voto, e lasciare che siano loro a giudicare l’operato dei loro rappresentanti nei vari organi istituzionali”.
Il suo partito ha voluto l’abolizione delle preferenze, ma non ha fatto le primarie. Lei come si pone, rispetto a questa posizione?
“Io ho presentato un documento nel corso di una riunione interna al partito per richiedere che si proceda almeno all’organizzazione di elezioni primarie. La mia proposta non è stata rifiutata, anche se per ora si è fermata su una raccomandazione del Coordinamento regionale di studiare un percorso di studio che porti a questo obbiettivo”.
I tempi sembrano dunque lunghi…e nel frattempo?
“La mia battaglia prosegue e ritengo giusto debba anche avere una accelerazione. Non sono solo, su questa strada, sia all’interno del mio partito che in altri ci sono persone che, come me, avvertono l’esigenza di dare una scossa significativa a tutto un sistema di gestione della politica e delle nomine degli enti che non può più proseguire così, perché non solo aggrava il bilancio della Regione, dei comuni e delle provincie di costi insostenibili, ma anche perché affida posti chiave per il governo politico ed economico di questa regione a persone che non hanno capacità per gestirlo al meglio”.
Paolo Marcheschi: sono favorevole al ritorno della preferenza e alla riduzione dei consiglieri regionali in Toscana.
Il consigliere di Forza Italia- per ora in difformità dal suo partito- si schiera con le posizioni da sempre sostenute da Pensalibero. La Toscana fu la prima ad abolire il voto di preferenza: e lo fece tramite un “inciucio” tra maggioranza di centro-sinistra ed opposizione di centro-destra che portò anche ad aumentare a 65 il numero dei consiglieri. Sulla materia pende un referendum appoggiato dal Gruppo dei Centouno.

Per una pura coincidenza (fortunata!), l’intervista a Marcheschi è stata pubblicata lo stesso giorno in cui è stato presentato il referendum abrogativo della legge elettorale regionale. Marcheschi, consigliere regionale, è esponente politico di rilievo di Forza Italia; il comitato promotore del referendum non ha al suo interno rappresentanti dei partiti in quanto tali. Ma una collaborazione di esponenti politici, che condividono la necessità di ripristinare il voto di preferenza, verso lo stesso fine è non solo possibile ma anche auspicabile. (n. c.).
Inter nos ,diciamoci la verità !
”Pensalibero ed il Gruppo dei Centouno hanno sempre avversato l’abolizione delle preferenze, giungendo a promuovere una raccolta di firme per avallare la richiesta di un referendum regionale..” E’ vero ma per non avere ancora tentativi così flebili bisognerebbe esser chiari ed il più possibile altisonanti,o rumorosi. Soprattutto l’esortazione è rivolta a chi regna ,sbandierando qualche “distinguo” solo accademico. Oltre che a tutti noi . Anche per non dare ragione allo “storico” Cardini che ,nella paginata (a pagamento?) de La Nazione del 24,certifica che lo squallore nel quale è de-caduta Firenze dipende non semplicemente dagli amministratori ,ma soprattutto dagli amministrati! Vogliamo continuare ad essere “ becchi e bastonati “?
Passando ai punti dell’intervista, quando Marcheschi porta l’attenzione su “l’intero quadro delle clientele politiche che vengono mantenute attraverso la continua assegnazione di consulenze esterne, le nomine degli enti e delle partecipate affidate a persone che non hanno competenze, di dirigenti regionali che guadagnano più dei consiglieri e non si sa cosa facciano”,quanto a condivisione sfonda una porta aperta. Ma c’è da chiedergli se il “non si sa che cosa facciano” si riferisce ai dirigenti oppure ai consiglieri ,o ad entrambi. Perché se i consiglieri sono eletti dalle direzioni di partito ,invece i dirigenti…pure (grazie alle leggi bassaniniane)!
Ed ancora : “la teoria che l’aumento del numero dei consiglieri fosse garanzia di maggiore rappresentatività per tutte le aree della Toscana, non mi ha mai convinto “….male! Era il vangelo declamato da Antichi,Verdini,Bondi ,in un coro degno di migliori accordi ,ma sostanzialmente teso ad ingannare la cittadinanza. Soggetti che sono sempre al loro posto di potentato. Come a dire :” posti chiave per il governo politico ed economico di questa regione a persone che non hanno capacità per gestirlo al meglio”.
Bravissimo ! Acceleriamo la battaglia,allora…..!
Non c’è che dire, la necessità in democrazia è proprio quella di scegliersi fin che si può i candidati a cui dare il nostro mandato, se si pensa che l’elastico democratico è sempre “in divenire” o per dirla meglio è “un atto incompiuto”, allora, forse potremmo darci una ragione di più, nel capire che togliendo l’unica arma democratica, cioè il diritto sacro santo di poter esprimere una preferenza, non fa altro che renderci ancora una volta sudditi…e allora ri-chiariamo bene i principi ed i concetti che dovrebbero essere scolpiti con lettere auree (come in Francia) nelle scuole, nelle aule dei tribunali insomma da tutte le parti, il trinomio che della società moderna ha fatto un’esempio di convivenza civile. Togliere la preferenza è proprio questo, passare di nuovo dalla cittadinanza alla sudditanza, calpestando cioè anni di lotte e speranza civili e morali da cui trarne tutti i vantaggi per una crescita dettata da un senso egualitario dove la differenza può farla solo la virtù. Non vorrei spingermi sino alla fratellanza, perchè altre gigantesche personalità hanno dettato questo principio, ma come abbiamo visto in secoli di storia umana cosa ne hanno fatto. Ribadendo questo concetto con una coscienza laica alla quale sono affezionato oltre che convinto.
Spero una volta di più, che il gruppo dei centouno voglia farsi promotore di una stagione chiara, forte, determinante che ribadisca senza se e senza ma, quale siano le prerogative irrinunciabili per una società civile, tenendo presente e non credo di sbagliarmi, che ancora una volta la Toscana sottolinea la sua originalità che ultimamente non sembrerebbe proprio in linea con il resto d’Italia. Anche gli inglesi hanno la guida a destra, ma sono gli unici e ormai storicamente non sono nemmeno originali. Alziamo la voce, diamoci un senso raccogliendo le firme per un referendum…tanto facciamo un piacere anche a chi l’ha voluta questa legge,
togliendo dunque le castagne dal fuoco… l’unica raccomandazione:evitiamo di bruciarsi.
Il fatto che il Consigliere Marcheschi ponga la questione delle preferenze insieme alla questione delle nomine e delle consulenze è sicuramente da condividere ma, come spesso succede, quando si mette troppa carne a fuoco si rischia di fare un cattivo arrosto.
Per questo motivo mi sentirei di consigliare a Paolo Marcheschi di dare il via ad una battaglia politica seria ed incisiva sgliendo una singola questione politica, il resto verrà sicuramente dopo e sono sicuro che, se sceglierà di affrontare l’argomento delle delle preferenze, ci saranno molti che appoggeranno la sua battaglia e non saranno solo uomini e donne della opposizione.
Comunque… merita una grande: in boca al lupo !!!
Luis Micheli Clavier