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Pandemia e Aduc. Ce la faremo? Se siamo necessari….

di Vincenzo Donvito | 6 Dicembre 2020

Un’associazione come la nostra, basata sul volontariato e che per scelta non percepisce finanziamenti pubblici e pubblicità sui nostri media, vive alla giornata. Esiste perché necessaria per un progetto.
É un’associazione fatta di persone, senza le quali non sarebbe possibile niente. E queste persone si dedicano molto, “rubando” tempo alle proprie professionalità, ai propri amori, ché consapevoli che quanto fatto in Aduc potrebbe servire anche a far stare meglio la propria intimità.

Aduc un’associazione di fanatici? Una sorta di setta dedita al bene pubblico, con martiti e tutti gli annessi e connessi?

Ovviamente no. Queste immagini della dedizione all’altro, che sono tipiche di due delle culture che caratterizzano il nostro Paese, non ci appartengono. Le culture presenti sono sostanzialmente tre: la comunitaria (una volta si chiamava comunista), la cattolica romana e quella libera. Quest’ultima attinge anche dalle altre due e, purtroppo, è sempre stata minoritaria nel nostro Paese tranne che, quando è riuscita a comunicare coi più, ha trovato mezzi e battaglie di espressione. L’esempio di questa cultura è, per esempio, legata ad una legge che proprio oggi 1 Dicembre, compie i suoi primi 50 anni dalla approvazione, l’istituzione del divorzio.

Quindi in Aduc siamo liberi e dediti al bene pubblico, agli altri… e senza martiri. E per questo ne paghiamo lo scotto. Ché, per esempio, decidere di non prendere soldi dallo Stato o di non far parte dei Comitati di associazioni di consumatori presso il ministero dello Sviluppo Economico (Cncu), comporta scontate difficoltà economiche e la quasi impossibilità di partecipare ai processi formativi istituzionali delle norme e delle leggi. Se per norme e leggi siamo riusciti talvolta ad essere presenti ed interpellati, ciò è accaduto non per un nostro diritto di regime, ma perché singoli esponenti di diverse forze politico-isituzionali hanno ritenuto opportuno consultarci. Ed è bene ricordare, anche grazie alla “forza” che abbiamo acquisito nell’esser fuori dai benefit delle istituzioni, quello che è accaduto, in modo più istituzionale, in due legislature parlamentari di diversi fa dove, prima alla Camera dei Deputati e poi al Senato, una nostra esponente è stata
eletta.

Ebbene, questa Aduc oggi si pone la domanda che abbiamo dato a questo nostro editoriale: Pandemia e Aduc. Ce la faremo?

E la risposta che abbiamo ipotizzato: se siamo necessari….

Oggi sono poco più di 130.000 gli iscritti all’associazione. Pochissimi se pensiamo ai compiti che ci siamo prefissi e quanto, ad un numero del genere, possa corrispondere un gettito finanziario.

La pandemia ha colpito ovviamente anche noi. Le preoccupazioni dei consumatori sono giustamente più concentrate sul cosiddetto “pane quotidiano” che non a cercare di non farsi fregare o mettere i piedi in testa dall’arroganza di autorità pubbliche e di aziende private. Quindi in molti meno hanno sentito bisogno dei servizi che offriamo.

Siamo consapevoli che possiamo esistere solo se necessari, ma crediamo che per meglio comprenderlo occorre fare una scommessa: i servizi di Aduc (il sottotitolo del nostro logo recita: Informazione indipendente per aiutare utenti e consumatori ad aiutarsi) sono conosciuti?
Noi crediamo di no. Per questo ci siamo avventurati proprio in queste settimane nel pianeta dei social (siamo in Facebook e Twitter): siamo ancora agli inizi ed abbiamo difficoltà a muoverci anche perché possiamo contare solo sulle nostre volontarie energie e non su stuoli di informatici e pubblicitari (che per tanti sono pagati proprio da quei soldi pubblici che noi rifiutiamo).

Abbiamo per questo bisogno di una mano con un obiettivo: almeno 1.000.000 di iscritti entro un paio d’anni. Tantissimi. E senza escludere che, epidemia o meno, non si sia costretti a venire meno prima. Ma proprio perché abbiamo questo obiettivo, anche i momenti più drammatici (come quello di questi mesi) non ci devono far desistere dall’obiettivo.

Un milione di iscritti per Aduc non significa potere, ma maggiori possibilità e speranze per coloro che avranno contribuito a dar forza e ragione ad un servizio che, da liberi a liberi, entri nel proprio quotidiano.

Grazie per aver letto

Vincenzo Donvito, presidente

Pubblicato in : Tutela e diritti - A cura di ADUCTag: aduc, anni, camera dei deputati, consumatori, espressione, informazione, persone, regime, soldi, sviluppo

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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