
Quando l’effetto è sgradevole inatteso aberrante non ci porta quasi mai alle cause scatenanti per via della pietà e delle emozioni che scatena. Ed è il caso tragico di Palestina, con la risposta efferata di Hamas, che non rispetta i civili, i giovani, i bambini, i vecchi, la gente comune e scatena una carneficina efferata degna solo degli attacchi russi ai paesi indifesi dell’Ucraina.
Da tutto questo nasce una nuova polemica sulle pagine dei quotidiani e nei tiggì. Ovviamente tutte le reti Rai e Mediaset sono ormai allineate e seguirne una o seguirle tutte è la stessa cosa. Il pensiero è quello conformista o allineato col governo nazionale. L’unica rete che provi a dare una versione altra degli accadimenti mi pare resti la 7.
Hamas ha torto marcio, tuttavia ho voglia di spezzare una lancia a favore della Palestina e di Moni Ovadia. Direttore del Teatro di Ferrara, Moni che ha un’origine ebraica si è espresso in modo controcorrente a proposito degli avvenimenti drammatici del vicino oriente.
Moni Ovadia è molto critico nei confronti della politica israeliana messa in atto negli ultimi quindici anni. A tale proposito dice in un’intervista:” La responsabilità è totalmente dell’arroganza perpetrata da decenni dai governi israeliani che si sono succeduti. Sottopongono i palestinesi a ogni forma di prepotenza, vessazioni, colonizzazione, occupazione, arresti illegali. Che ci si può aspettare?
Gaza è una zona dichiarata territorio inabitabile dall’ONU, è un luogo infernale”.
Condivido queste parole di Moni, perché nei miei viaggi in Terra Santa ho avuto modo di verificare come gli abitanti dei kibbutz coltivino un solo desiderio, quello di rubare terreno ai confinanti palestinesi e di immobilizzarli in ghetti che sono più simili a prigioni che a paesi. E’ una sottrazione continua che crea dissapori e rabbia. E gli israeliani è come avessero dimenticato il tempo in cui la storia li aveva costretti nei ghetti e nelle aree di sterminio. Da questo punto di vista la storia non è maestra di niente. Il divario economico e sociale tra israeliani e palestinesi è abissale, eppure ci sono possibilità di dialogo e di rapporti, in quanto in molte aree, i palestinesi attraversano quotidianamente le muraglie e i fili spinati per entrare a lavorare nelle aziende israeliane. Il paese è un labirinto di muraglie. E non sto a contare i check point davanti a cui si è costretti a mostrare i documenti, in un territorio a macchia di leopardo.
La Terra Santa non ha nulla di santo e la nascita di due stati confinanti e rispettosi dell’integrità e dei diritti altrui è una decisione politica che nessuno in Occidente vuole perseguire, dal 1948.
Chiudere i palestinesi nella striscia di Gaza, impedire a questa gente di respirare è inumano.
E nel contempo mi si scatena la rabbia di fronte a paesi come l’Iran e il Qatar impegnati a voler cancellare per sempre Israele e a voler sterminare gli israeliani. La guerra santa e razzista. Una follia!
Raffaele Nigro
(da “avanti Online”)

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