Osvaldo gira “ scosso” davanti agli altri, Peccatrice lo insegue. Entrambi dopo tre giri continuano la loro corsa sfrenata! Dopo sei giri, lui fa il signore e la lascia passare per pochino.
Il rintocco di Sunto batte le otto del mattino, sotto il cielo di Siena. Presso il Campo ci saranno le batterie dei cavalli per la “Tratta”. Qui, saranno scelti i barberi per il palio del 2 luglio. Qui sì convien lasciar ogne sospetto; ogne viltà convien che qui sia morta. Solo il coraggio e l’avvedutezza, il sogno e la ragione, l’inganno e il soldo sono le regole della “ carriera”. La vita è il Palio, in tutte le sue sfaccettature e Greta, mia figlia, mi porge un cannocchiale trovato su di un banco: un caleidoscopio. C’è popolo in piazza sul tweed fatto dai mattoni rossi, attorno a Fonte Gaia, in fronte al palazzo del Comune, sparse un poco ovunque; turisti e gente di contrada, con o senza fazzoletto che le contraddistingue. L’ombra del “Mangia” s’allunga e scende lentamente come il sestante segna il tempo solcato da vertiginose rondini in fragorosi canti. I soggetti da trattare sono trentacinque, divisi in batterie. Capitani delle contrade, esperti e addetti ai lavori, mossi da strategie che non mi competono, sceglieranno i dieci cavalli, o barberi. Le batterie sono di sette, otto, e i fantini che montano a “pelo”, indossano zucchino e panni bianchi e neri come la balzana senese. Fuori dell’Entrone, una bandiera bianca segnala che sono pronti. Il botto del mortaretto risponde ed escono quelli della prima batteria col numero di coscia ben segnato, risalgono la curva del Casato per giungere alla mossa. E’ il momento più bello, il compimento di un anno. Come se tu fossi a sciogliere un nodo tanto atteso, e come seta scivola giù su quell’alcova lasciando nudo te stesso da struggente attesa. Si parla ci s’abbraccia tra gli amici e si sorride. Magari è molto tempo che non ci si vede, oppure con qualcuno s’è preso un caffé proprio ieri, ma che importa. Il mossiere chiama i cavalli tra i canapi. Li riconosci perché ti sei fatto dare la lista in Comune dove c’è scritto il numero di coscia e il nome del cavallo, poi quello del fantino. Eccoli, sono tra i canapi! Un rullo di tamburo e giù il canape appena quello di rincorsa s’avvia ad entrare. Al primo San Martino scivola via sul tufo un fantino, un tonfo sordo seguito dall’Ohhh della gente ancora più interessata allo spettacolo. Corre, così, “ scossa” Peccatrice, via libera tra gli altri a recuperare il primato. Un giro intero, e poi giù un altro. Ora fermali! Osvaldo gira “ scosso” davanti agli altri, Peccatrice lo insegue. Entrambi dopo tre giri continuano la loro corsa sfrenata! Osvaldo vigila in testa e dietro, lei che è bravina alla curva del Casato. Dopo sei giri, lui fa il signore e la lascia passare per pochino. Poi torna intesta a Fonte Gaia e son dieci giri. Quelli non si fermano per nulla, continuano sul tufo a perdifiato che fanno? S’amano? Ma se appena si sono conosciuti…Quindici giri e ancora giù a dargli. Sorridono i turisti, s’alzano gli applausi poi lei si ferma a San Martino, lui si gira un po’ e la saluta, poi si ferma su al Casato, dopo le comparse. Nessuno dei due si ritroverà la sera tra i cavalli assegnati alle contrade, però almeno mi piace raccontarvi che si sono incrociati tra la folla.

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