E adesso, se permettete parliamo di Oscar, di questa grande festa glamour che quest’anno è stata una festa tutta sorrisi, applausi e interviste scontate sul tappeto rosso fino all’ingresso in sala di ospiti e invitati che al suono di una musica trascinante hanno ballato e applaudito, per poi cadere sempre più di tono fino all’infausto finale.
Ma andiamo con ordine. Una volta seduti gli ospiti delle primissime file (quelli che avrebbero vinto qualcuno dei premi maggiori (Film, sceneggiatura, colonna sonora, attore protagonista e non, attrice protagonista e non) e quest’anno, dopo la protesta dell’anno scorso per la scarsa presenza fra le nomination di attori black, (spero che questo termine si possa ancora usare senza che nessuno si senta offeso nella sua dignità di persona) non solo c’erano film diretti da attori di colore (Barry Jenckins con Moonlight e Denzel Washington con Barriere (in sala dal 23 febbraio) , ma anche attori e quindi tutti contenti e che la festa cominci.
Il comico (?) presentatore scelto quest’anno aveva un’ironia a tratti scontata, a tratti trash, volgare e priva di quell’afflato umano che dà la scintilla all’ironia pura, non quella rancorosa o che vuole strappare l’applauso a tutti i costi. Scontate le battute su Trump che aveva dichiarato che non avrebbe guardato gli oscar e i messaggio finale sempre a Trump chiedendo se era sveglio, scambio di battute con Matt Damon (che era imbufalito e poco propenso all’ironia). I casi sono due: o la faida tra i due , che dura già da tempo, non ha tregua o sapeva che il suo film , peraltro molto bello non avrebbe avuto gli Oscar che, come produttore, sperava potesse ottenere, fortuna che Carey Afflek ha ottenuto più che meritatamente l’Oscar quale miglior attore protagonista e così è stata premiata anche la lungimiranza di Matta Dammon che ha creduto in Manchester by the Sea e lo ha prodotto.
Non parliamo poi delle continue punzecchiature nei confronti di Danzel Washingtone del suo Barriere che ha portato all’Oscar quale miglior attrice non protagonista Viola Davis.
Ma la cosa più indisponente è stato il commento all’Oscar , sempre da parte del presentatore, per il documentario di otto ore su O.J. Simpson. Si è lasciato andare ad una battuta pesante su un uomo (O.J.Simpson) che , condannato per un delitto che forse non ha commesso (visto il modo in cui sono state condotte le indagini, i dubbi sono tanti) sta morendo in galera per un tumore al cervello. Quando un attacco greve viene contrabbandato per ironia, vuol dire che abbiamo toccato il fondo
Se io fossi l’Academy , fra i film della cinquina avrei avuto seri problemi fra Manchester by the Sea e Moonlight, pur avendo amato anche Barriere, avrei dato il premio a Manchester by the Sea , Perchè raccontare una storia di ordinaria quotidianità con il dolore e la partecipazione di un Casey Affreck quasi completamente anestitizzato dal dolore e dal senso di colpa non è dato vedere tutti i giorni, Certo poi anche Moonlight racconta una storia di ordinaria quotidianità, è un’aperta denuncia su quanto sia difficile la vita per un ragazzino di colore e forse anche gay in uno dei ghetti più malfamati, Forse non è una combinazione se i due protagonisti: uno bianco e uno nero abbaiano vinto l’Oscar, come miglior attore protagonista Carey Afflek e quale miglior attore non protagonista Mahershala Ali (primo attore islamico premiato) per Moonlight. Se a questo aggiungiamo che i due film hanno visto l’Oscar anche per miglior sceneggiatura (originale Manchester ) e non originale (Moonlight), possiamo capire quanto sia stato difficile per l’Academy il lavoro quest’anno.
E La La Land? Il film è la rivisitazione in chiave moderna del musical, si vede bene, è una storia di sogni e promesse “per sempre” destinati ad non avverarsi, ha tutto il glamour del mondo delle stelle, ha vinto sei Oscar a fronte delle 14 nomination, ma l’Academy ha premiato con Oscar importanti i due fil più aderenti alla realtà quotidiana di uomini normali che hanno tanto da dire e da rimpingere.
Maria Rita Monaco

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