Il taglio del Fondo Nazionale scarica quasi interamente su Regioni e Comuni il costo del mantenimento dei servizi attualmente erogati. Ma nessuno sa dove andare a prendere i soldi.
E’ una corsa che non si arresta: pezzo dopo pezzo il sistema del nostro welfare viene smantellato. Per contenere la spesa è in questo settore che sempre si mettono le mani. Per tagliare, non per razionalizzare. Il peggio è che tutto avviene senza reazioni né politiche né sindacali. Qualche debole reazione, qua e là. Come questa che abbiamo presa, su segnalazione di Claudio Bellavita, da Verbania 70, una newsletter del gruppo PD del comune di Verbania, in Piemonte. Le considerazioni contenute si attagliano per qualsiasi altra regione del nostro Paese.
Il dato più impressionante è questo: il Fondo Nazionale, che nel 2007 (Governo Prodi) era di 929 milioni, è stato portato nel 2011 a 273 milioni e scenderà nel 2013 a 44 milioni. Una riduzione superiore al 90%, che significa di fatto l’azzeramento del contributo statale alle politiche socio-assistenziali in capo alle Regione e ai Comuni (singoli o, come nel nostro caso, consorziati). Se si tiene conto che oggi, giustamente, si sta protestando per la Cultura, poiché il Governo ha portato il Fondo Unico Spettacolo (Fus) da 550 a 260 milioni, si può immediatamente cogliere la portata devastante che la medesima manovra sta determinando nel settore delle politiche sociali. Il Fondo nazionale per la non autosufficienza, definito in 400 milioni nel 2010, è stato azzerato; il Fondo per la Famiglia (346 milioni nel 2008) è oggi a 50 milioni scenderà a 31milioni nel 2013; il Fondo Inclusione Immigrati, finanziati con 100 milioni nel 2008, è stato azzerato già nel 2009. Complessivamente, il Fondo Nazionale per le Politiche di Welfare, che raggiungeva i 2,5 miliardi di euro nel 2008, scende a 500 milioni nel 2011 e toccherà i 271 milioni nel 2013.
Questa considerevole massa di denaro rimpolpava le risorse autonomamente reperite dalle Regioni, alle quali si aggiungono quelle messe a disposizione dai Comuni (Verbania ha una spesa sociale consolidata intorno a 1,3 milioni). Ora, la Regione ha già annunciato (ma mai messo per iscritto) che, se lo Stato taglia, lei non integra (fino ad oggi la Regione ha sempre messo di tasca sua la differenza). E allora è forse giunto il tempo di chiedere quali siano le priorità: le quote latte o il welfare? I contributi alla Juventus per fare il ritiro in Piemonte (l’assessore al Turismo aveva offerto 2 milioni) o agli anziani non autosufficienti? Tra i Fondi tagliati, uno dei più strategici è quello per la non autosufficienza, che per il Vco (attraverso la Regione) ha significato in questi anni il finanziamento degli assegni di cura agli anziani a domicilio per quasi 1,2 milioni, garantendo un servizio insostituibile a 250 persone. Ma considerazioni analoghe si possono fare sui Fondi per la Famiglia e per l’Immigrazione.
E’ evidente che questi numeri mettono a rischio tutto il sistema del welfare. Di fronte a questa eventualità, che è purtroppo uno scenario realistico e verosimile, anche il dibattito sulle nuove forme di gestione delle politiche sociali (Consorzio, assorbimento nell’Asl, azienda speciale…) passa in secondo piano. Perché potrebbero non esserci più le politiche sociali.

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