“Fai quel che devi, accada quel che può”. Era una delle citazioni più frequenti di Giuseppe Saragat.
Il fondatore della socialdemocrazia in Italia, aveva onorato la massima per tutta la vita: combattendo prima il fascismo e costringendosi all’esilio; poi, con coraggio il comunismo.
Le sue furono sempre scelte nette e coraggiose, come quella della legge maggioritaria del ’53. Prevedeva un modesto premio di maggioranza per le coalizioni che avessero comunque superato il 50% dei voti: una legge del governo presieduto da De Gasperi e promulgata dal presidente della repubblica Einaudi.
Eppure, contro quella legge intelligente si scatenò il pandemonio. Venne bollata come “legge truffa” e bloccata nei seggi grazie ad una valanga di schede contestate dagli scrutatori e rappresentanti di lista del fronte PCI-PSI, allora alleati. Per farla scattare sarebbe bastato recuperarne cinquantamila (uno scherzo: erano quasi un milione).
De Gasperi non volle, per non creare tensioni. Ed oggi abbiamo leggi che prevedono il 60% dei seggi a chi ottiene il 40% dei voti, firme e sbarramenti atti ad impedire nuovi soggetti politici.
Saragat tra la cosa giusta e la conveniente, non ebbe mai dubbi: scelse sempre la prima.
Penso che anche la scelta di dar vita in Toscana alla coalizione “Socialisti e Laici-Liste Civiche”, sia stata la scelta giusta e doverosa.
Certo, in questo sistema trovare spazio per le forze terze è difficile. Ma che fare quando è del tutto evidente che con Berlusconi niente è cambiato rispetto ai governi Prodi e D’Alema e che niente cambierebbe con il ritorno di Prodi a Palazzo Chigi? E che in Toscana questa “unicità” dei due poli è ancora più accentuata dalla inconsistenza del centro-destra?
Nessuno è ingenuo, e sapevamo di poter andare incontro a un risultato deludente. Ma sappiamo anche che i nostri valori (laicità dello stato, riconoscimento dei meriti ma anche dei bisogni, etc.) non sono rappresentati in alcuno dei due poli.
Dunque il dilemma, per chi senta il dovere di partecipare alla cosa pubblica, era ed è tuttora uno solo: fingere di poter influenzare, da dentro, la politica dei due poli; oppure prendere atto che ciò al momento non è possibile e testimoniare da soli i valori dei quali siamo portatori.
Non pochi hanno imboccato la prima strada coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti: imbarazzanti sotto il profilo della dignità personale.
Noi preferiamo tuttora la seconda. E ne siamo orgogliosi.
Nicola Cariglia
fonte L’Opinione

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