Il debito “ufficiale” di Comuni e Province, rilevato dalla Corte dei conti, è pari a 58 miliardi di euro: ma aggiungendo i debiti delle società in house, sale del 59 per cento.

L’universo degli organismi partecipati comprende una serie di soggetti giuridici molto diversi per assetto proprietario, impiego di risorse pubbliche e attività svolta non riconducibili a caratteristiche uniche. Si può trattare di associazioni, fondazioni, consorzi, società; la forma societaria è però la più diffusa. Da qui deriva la necessità, come spiega la Corte dei Conti nel Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica 2012, di sviluppare degli strumenti per controllare la spesa di queste società partecipate e contenere la spesa che impiegano, attraverso esse, gli Enti locali. La Corte dei Conti sottolinea infatti che la forma societaria può diventare uno strumento col quale gli Enti locali eludono i vincoli di spesa che gravano su di essi (come il Patto di stabilità interno).
Per descrivere questa realtà nella sua totalità, la Corte dei conti ha rilevato le caratteristiche di quasi 5.000 organismi partecipati (numero significativo con riferimento a 7.200 enti locali): il 64% di questi organismi è rappresentato da società (3.153), di cui quasi la metà operante nel settore delle local utilities. Nella stragrande maggioranza dei casi, le società hanno avuto l’affidamento diretto (78 per cento delle società rilevate). Come rileva la Corte dei Conti: “dalla notevole estensione dell’affidamento diretto deriva la considerazione di come gli enti locali utilizzino lo strumento societario per porre in essere una forma di gestione che solo formalmente è attribuibile ad un soggetto esterno, ma che sostanzialmente è diretta, considerato il rapporto organico che esiste tra ente affidante e società in house”.
Il valore della produzione delle società in affidamento diretto rilevate dal Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica è pari a quasi 25 miliardi, valore che appare anche sufficientemente stabile per la parte relativa ai Servizi Pubblici Locali (SPL), data la rigidità della domanda. Il valore dell’indebitamento riferito alle medesime società è consistente e pari a quasi 34 miliardi. Trattandosi di società operanti in settori che spesso richiedono forti investimenti (quali il settore idrico) il grande volume di debiti potrebbe di per essere giustificabile; d’altronde preoccupa il fatto che tale debito continua ad aumentare. In media, il debito delle società in affidamento diretto aumenta ogni anno del 5-6 per cento e nel triennio 2008/2010 superiore all’11 per cento.
Ricorrendo alle partecipazioni in società questi debiti restano fuori dai conti dell’ente locale, che però ne rimane nei fatti il titolare e in caso di liquidazione deve farvi fronte. Per avere un’idea delle dimensioni di questo problema, basta ricordare che il debito “ufficiale” di Comuni e Province, rilevato sempre dalla Corte dei conti, è pari a 58 miliardi di euro: i debiti delle società in house, dunque, lo farebbero crescere del 59 per cento.
Per gli Enti Locali che volessero risolvere questo problema, un percorso che preveda dismissioni di queste partecipazioni è politicamente difficile da percorrere. Come ha osservato, nell’intervento di cui sopra, il procuratore Cottone: “pur avendo preso coscienza del sostanziale fallimento del modello di gestione societario partecipato, le Amministrazioni regionale e locali, incontrano gravissimi problemi a tornare sui propri passi per liberarsi di tali organismi in quanto le massicce assunzioni a suo tempo di disposte hanno creato aspettative occupazionali a regime che, se per un verso non possono essere soddisfatte con “internalizzazioni” contra legem, per altri profili presentano delicatissimi aspetti legati ai livelli occupazionali ed a accordi sindacali. Al depauperamento delle risorse pubbliche, si aggiungono, quindi, tensioni sociali di rilevante entità.”

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