Eccola, l’aspettavamo. E’ uscita la classifica delle città più trafficate e congestionate al mondo. Ovviamente la nostra capitale è ben piazzata in questa non proprio bellissima e confortante graduatoria. Roma è seconda per numero di ore passate in coda, in fila, bloccati o a passo d’uomo, subito dopo Bogotà. Mica male.
A Roma 254 ore annuali di prigionia al volante, in coda, subito dopo le 272 della capitale della Colombia. Risparmiamo le battute, per favore. Vanno meglio Napoli e Milano. Firenze in altalena. L’indagine è curata dalla società di ricerca INRIX che annualmente raccoglie i dati e compila il Global Traffic Scorecard, e i dati che abbiamo a disposizione si riferiscono al 2018. L’analisi confronta la congestione del traffico e i suoi trend di oltre 200 città di 38 Paesi. Quindi una bella composizione di dati e di flussi: da Boston a Miami, da Mosca a Parigi. Il fatto che per l’ultimo anno indagato Roma sia diventata seconda ci dovrebbe far pensare.
Diciamolo: le medie statistiche sono sempre da studiare e analizzare e non a caso si ricorre spesso all’esempio del pollo di Trilussa. Tipo siamo a tavola in due viene consumato un pollo, per la statistica l’abbiamo mangiato metà per uno e magari tu ne hai mangiato quattro quinti. Facendo due conti sulla vicenda del traffico romano si arriva a calcolare che su 80 anni di vita chi guida a Roma ne consuma 2 al volante in coda. Mah. Due anni di vita in una scatola di lamiera più o meno tecnologica fermi o semifermi tra tubi di scappamento a destra e a sinistra sopra e sotto a respirare ore di smog e particolato vario.
Bella vita. Sì perché non c’è solo il problema del tempo consumato al volante che è oggettivamente una perdita di valore del nostro tempo, ma c’è anche il rischio salute per inalazione di sostanze nocive mentre si è in coda.
Ma cosa respiriamo esattamente quando siamo nel traffico congestionato? Soprattutto polveri sottili e particolato come sottolineano gli esperti da molto tempo. Facendo una ricerca, diciamo da scuola media, si possono avere ulteriori dettagli. E cioè che abbiamo due tipi di smog, quello definito smog invernale o London smog e quello fotochimico, e cioè Los Angeles smog.
Il primo è causato da elevate concentrazioni di particolato, polveri sottili, le mitiche PM1=, e anidride solforosa (SO2), in presenza di alta umidità, tipo superiore all’(0% e con una temperatura dai – 3° a + 5° C. Lo smog fotochimico è invece causato da elevate concentrazioni di ozono e ossidanti fotochimici, in condizioni di temperatura sui 25-35°C, bassa umidità, vento infeiore 2m/s, e in presenza di inversione termica. Inoltre: “Emissioni di NOx (ossidi d’azoto) e COV (Composti Organici Volatili, come alcheni e alcani”. Solo le parole fanno timore.
E’ anche da rilevare che responsabili dello smog non sono solo i motori a scoppio che girano epr strada accanto a noi in coda ma anche le centrali termoelettriche, i combustibili per il riscaldamento domestico, la combustione dei rifiuti, soprattutto in quegli impianti in cui non vi sono i sistemi di abbattimento delle polveri e depurazione fumi.
Un cane che si morde la coda. Siamo in tanti, siamo in troppi in strada, siamo in coda e produciamo tanto smog. I blocchi del traffico per aree metropolitane sono sempre più frequenti ma il problema di fondo resta. Boston, Washington e Chicago sono le tre città peggiori d’America per la congestione traffico in termini di ore perse annualmente dai guidatori al volante, dice la ricerca. A Boston i guidatori perdono circa 164 ore, poco meno di una settimana, ogni anno nel traffico, per una perdita in termini di produttività pari a 4,1 miliardi, o 2.291 dollari a guidatore.
Boston è l’unica città americana nella top ten delle peggiori al mondo per congestione traffico. Sono stato qualche giorno l’anno scorso a Boston e non mi è parso di vivere in tutto quel traffico, anzi un taxi dalla stazione di Boston ad Harvard ha impiegato minor tempo di un spostamento Milano Centrale Corso Sempione. Tutto mondo è paese, e viva le statistiche. Poi –vabbeh – la realtà vissuta e percepita è tutta un’altra cosa. Al netto dello smog. Ci vorrebbe un po’ di vento di Valencia per pulire l’aria di tante città.
Fabrizio Binacchi

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