Per accreditarsi come molto attivi e decisivi nella lotta al terrorismo, si fanno spesso errori grossolani di comunicazione diffondendo talvolta inutili allarmi.
Ci sono troppi allarmi e ancora troppe poche azioni e l’impressione, in Europa, è che solo Londra sia pronta ad intervenire. L’Unione Europea è paralizzata e sconta tutti i suoi ritardi, compreso quello della mancanza di una politica comune per la difesa. Bruxelles ha risposto “si” alla richiesta di aiuto francese, ma questa manifestazione di solidarietà appare del tutto inconsistente ed è servita solo per un effetto annuncio. Si intensificano i bombardamenti sui territori occupati dall’Isis, ma poi bisognerà trovare chi è pronto a entrare a Raqqa, capitale dell’Isis in Siria, per riconsegnare questa città a un governo siriano di unità nazionale. La stessa cosa vale per l’Iraq e a questo punto ci si chiede: sono sufficienti i bombardamenti per piegare lo Stato islamico? E quanto tempo ci vorrà? E una volta fatto questo e piegata la resistenza del Califfato, c’è qualcuno che vuole sporcarsi gli scarponi per intervenire su questi territori? Al momento la sensazione in Europa è che nessuno voglia farlo, Francia compresa. Questa incertezza rende tutto il nostro Continente debole, prigioniero di continui allarmi veri e soprattutto falsi. In particolare in Italia sta succedendo a Roma, a Milano e in molte altre nostre città. Non possiamo tutti i giorni continuare a bloccare le nostre metropolitane per pacchi sospetti, per l’azione di sciacalli nostrani che sono peggio dei terroristi. Nelle città si diffonde la psicosi e diminuiscono fortemente le presenze nei musei, nei ristoranti e non solo. Nel mondo dei tablet e dei social network tutto si diffonde ad una velocità incredibile, e le immagini e gli allarmi colpiscono soprattutto le nuove generazioni. La timida ripresa economica rischia, in assenza di una diversa politica economica, di morire sul nascere ed è proprio questo che si vuole. I governanti, le istituzioni, i politici e le amministrazioni, nella speranza di accreditarsi verso le loro opinioni pubbliche come molto attivi e decisivi nella lotta al terrorismo, fanno errori grossolani di comunicazione diffondendo spesso inutili allarmi. Mi riferisco non solo alle notizie che vengono dai servizi segreti, ma ad esempio al primo ministro francese che poteva astenersi dal lanciare l’allarme sul possibile uso di armi chimiche e batteriologiche. Sappiamo che il Califfato sta cercando di ottenerle, sappiamo che al momento ancora non ci sono e anche se le avessero non sarebbero in grado di utilizzarle. Questo è un ulteriore motivo per mettere sotto controllo quei territori e quindi per fare presto senza perdere altro tempo. In un sondaggio di Repubblica, pubblicato oggi, si registra una propensione del 50% dei cittadini italiani disposti a cambiare i loro comportamenti e questo è un dato su cui dobbiamo riflettere. La gente sa che ormai non sono più in pericolo solo gli obiettivi sensibili e quelli simbolo delle nostre città, perché la percezione è che questi terroristi ormai puntano a colpire luoghi legati alle nostre abitudini e alla nostra vita quotidiana ed è questo che spinge la gente a decidere di cambiare lo stile di vita. Tutto questo è letale per le economie dell’intero Continente europeo già fiaccato da una politica sbagliata di austerità. Ora sono in pericolo turismo e consumi e l’incertezza può uccidere la già fragile ripresa europea, per questo sono necessari meno allarmismi e più azioni concrete. Voi che ne pensate?”

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