In una lunga intervista Romano Prodi rivaluta Silvio Berlusconi. In un altro momento, conoscendolo, si sarebbe pensato ad un colpo di sole estivo. Ma in questa fase politica l’affermazione ha un valore doppio: servono i voti di Forza Italia per sostenere il governo giallorosso nell’ipotesi di una ennesima fuga di qualche senatore grillino, ma soprattutto servono i voti di Forza Italia per la elezione del nuovo Presidente della Repubblica. E il candidato del blocco ex comunista e ex democristiano è l’immancabile Romano Prodi, trombato la volta scorsa da un centinaio di franchi tiratori. Ma l’improvviso amore per il Cavaliere nasce anche dalle parole post mortem di un magistrato che aveva vergato la condanna di Berlusconi. Stanno emergendo delle vere porcherie che si immaginavano, ma non vi erano le prove. Ora le prove ci sono. Dal 1992 sta emergendo sempre con più chiarezza il fatto che questo paese è stato nelle mani di un pezzo di magistratura che ha deciso, forse anche con la connivenza di paesi oltreoceano chi dovesse governare l’Italia, al di là del voto liberamente espresso dagli elettori. Servirebbe, di fronte a questo scenario, una rivoluzione liberale per riportare nello stato di diritto quelle situazioni che, ahimè, sono sfuggite al diritto stesso. E Prodi non può certo, essendo stato uno dei protagonisti di quell’epoca, essere il garante di tutti.
Roberto Caputo

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