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Operazione El Dorado Canyon

Dopo l’Achille Lauro e lo scontro di Sigonella ci fu un altro episodio che non ebbe particolare impatto mediatico rispetto all’Achille Lauro, ma altrettanto virulento fu quello che avvenne con l’Operazione El Dorado Canyon il 15 aprile del 1986. Nel gennaio dello stesso anno, gli USA avevano rotto le relazioni diplomatiche con la Libia del colonnello Gheddafi e nel mese di marzo navi statunitensi contrattaccarono i libici dopo che questi avevano lanciato alcuni missili contro aerei della marina statunitense. La crisi crebbe di intensità allorchè il 2 aprile la Casa Bianca accusò la Libia dell’uccisione di quattro persone per una bomba esplosa sul volo TWA 840 da Los Angeles a Il Cairo via New York, Roma e Atene.

di Raffaele Romano | 3 Settembre 2023
Il presidente Ronald Reagan viene informato dallo staff del Consiglio di sicurezza nazionale sull’attacco aereo in Libia nella Situation Room della Casa Bianca (fonte Wikimedia Commons)

Dopo l’Achille Lauro e lo scontro di Sigonella ci fu un altro episodio che non ebbe particolare impatto mediatico rispetto all’Achille Lauro, ma altrettanto virulento fu quello che avvenne con l’Operazione El Dorado Canyon il 15 aprile del 1986. Nel gennaio dello stesso anno, gli USA avevano rotto le relazioni diplomatiche con la Libia del colonnello Gheddafi e nel mese di marzo navi statunitensi contrattaccarono i libici dopo che questi avevano lanciato alcuni missili contro aerei della marina statunitense. La crisi crebbe di intensità allorchè il 2 aprile la Casa Bianca accusò la Libia dell’uccisione di quattro persone per una bomba esplosa sul volo TWA 840 da Los Angeles a Il Cairo via New York, Roma e Atene. Ma le cose si inasprirono ancor di più quando il 5 aprile un nuovo attacco terroristico fece tre vittime, tra cui un soldato americano, nella discoteca La Belle a Berlino Ovest. L’elenco dei colpiti raggiunse la cifra di 220 feriti tra cui ben 75 statunitensi. Gli Stati Uniti sostennero, come spesso hanno fatto, di avere prove schiaccianti sul coinvolgimento libico nell’attentato e lanciarono l’operazione “El Dorado Canyon” dove era anche prevista l’eliminazione di Gheddafi. Diversi giorni prima Reagan si era impegnato in un pressing diplomatico con diversi alleati europei per l’appoggio all’operazione El Dorado Canyon e la logica conseguente richiesta ad avere l’autorizzazione a poter sorvolare i loro spazi aerei per colpire la Libia. L’Italia, la Francia, la Spagna e il Portogallo rifiutarono agli Stati Uniti sia il diritto al sorvolo dei loro territori e sia l’uso delle loro basi per portare a termine l’operazione e costrinsero, quindi, l’Air Force a compiere la propria missione aggirando Italia, Francia, Spagna e Portogallo e passando attraverso lo stretto di Gibilterra. Bettino Craxi, allertò con una telefonata il colonnello libico sulle intenzioni americane e Gheddafi con la sua famiglia lasciò il proprio complesso residenziale di Bāb al-ʿAzīzīyya evitando, così, di essere ucciso. La conferma della telefonata di Craxi fu fatta sia da Andreotti, allora ministro degli Esteri di Craxi, e sia da Abdel Rahman Shalgham in quel tempo ambasciatore libico a Roma (tratto dal libro Andreotti, Craxi e Moro visti dalla CIA). Bisogna qui anche ricordare che i 4 Paesi che risposero “non possumus” erano tutti a guida socialista: Mario Soares, Felipe Gonzales, Francoise Mitterand e Bettino Craxi.

il premier socialista Bettino Craxi e il presidente Usa Ronald Regan alla Casa Bianca (fonte Wikimedia Commons)

All’epoca c’erano 2 super potenze URSS e USA oggi c’è la Cina che sta prendendo il posto che fu di Mosca. Su questa impostazione va apprezzato l’operazione di Macron nel suo recente viaggio a Pechino perché, in assenza di una politica estera UE, l’anticipa e detta la linea e, allo stesso tempo, pensa agli interessi di Parigi. Mentre da noi si fa a gara ad essere “più realisti del re” assecondando sempre e comunque Washington.

La frase è dello statista francese Adolphe Thiers il primo presidente della Terza Repubblica che coniando il motto essere più realisti del re voleva dire che chi: “difende un diritto o una teoria con più accanimento dei soggetti direttamente interessati” in estrema sintesi più americani degli stessi americani. Per cui se si paragona a quanto fecero i 4 leaders socialisti in confronto a quello fatto da Macron si può ben dire che è poca cosa anche se molto importante in questa fase storica.

La Cina ha in pratica acquistato la Russia, sostenendola economicamente comprando energia e materie prime russe a prezzi stracciati che, però, consentono a Putin di poter continuare la guerra. Pechino ha raggiunto, recentemente, intese anche con Brasile e Sudafrica, sta trattando con India ed Indonesia e, nelle ultime settimane, persino l’Arabia Saudita. Se a questi Paesi si aggiungono gli investimenti fatti in Africa negli ultimi 25 anni il risultato dà conferma che la Cina è il nuovo avversario globale degli Stati Uniti.

Macron è andato a Pechino con al seguito diversi dirigenti di grandi e piccole aziende nazionali, tra cui Electricite de France SA, la società di treni Alston SA, Veolia Environnement SA e Airbus SE che, en passant, ha piazzato ben 160 aerei e 50 elicotteri. Poi ha fatto le veci dell’UE in politica estera affermando: “L’autonomia strategica deve essere la battaglia dell’Europa. Il giorno in cui non si ha più libertà di scelta sull’energia, sulla difesa, sui social media e sull’intelligenza artificiale, perché non si hanno le infrastrutture adeguate, si esce dalla Storia”. Ribadendo dei concetti che tutti i nostri convinti europeisti non possono che fare propri in quanto l’autonomia stra­tegica significa avere sì larghe convergenze con gli Stati Uniti, ma conservare una propria autonoma strategia consente di divenire interlocutori credibili, cioè non “diventare il vassallo degli Stati Uniti” ma un interlocutore autorevole e credibile che solo così potrà recitare un ruolo leale nella NATO, ma non subalterno per poter contribuire a costruire un equilibrio mondiale, una gestione condivisa delle sfide comuni.

Per chi non lo ricordasse anche Olaf Scholz, tedesco, e Pedro Sanchez, spagnolo, sono stati recentemente a Pechino accompagnati da a.d. ed imprenditori tedeschi e spagnoli al seguito. In conclusione Macron ha messo al centro del tavolo il grande problema: quale ruolo vuole avere l’Europa nel mondo?

Raffaele Romano

Pubblicato in : EditorialeTag: andreotti, anni, battaglia, bettino craxi, brasile, cairo, casa bianca, cina, craxi, crisi, francia, gheddafi, india, italia, libia, mondo, nato, parigi, persone, putin, repubblica, roma, socialisti, spagna, stati uniti

Info Raffaele Romano

Raffaele Romano è laureato ed è iscritto all’Albo dei Giornalisti del Lazio.
Ha fatto studi storici e filosofici.
Da giornalista si occupa di Storia Contemporanea quindi, per inerzia, si deve occupare di geopolitica e di economia e finanza avvalendosi di 15 anni di esperienze in banca.
Non disdegna, ogni tanto, di scrivere articoli sul “Cinema ed il Teatro”.
Ovviamente tifa per il Napoli da sempre.
Ha collaborato con molte testate a partire dal glorioso “Avanti” dove ha imparato il mestiere.
Attualmente collabora con alcune testate on line e, dal 2016, svolge l’attività di volontario per il Messico della Onlus N.P.H. USA (Nuestros Pequenos Hermanos).
Più altre cose.
L’autunno scorso ha pubblicato “Andreotti, Craxi e Moro visti dalla CIA” con documentazione desecretata presso la Centrale di Intelligence statunitense e dal Dipartimento di Stato.
A fine settembre uscirà il sequel che si occupa del movimento sindacale italiano dagli anni ’30 agli ’80 del XX secolo.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. antonio casci

    5 Settembre 2023 alle 08:34

    In caso di guerra non si sa chi vince ma si sa chi la perde, chi è alleato dell’ Italia, data
    la tendenza italiana a tradire gli amici e strizzare l’occhio ai nemici.
    Così nel 1986 Craxi avvertì Gheddafi dell’ imminente attacco. Bravo .Ha meritato la fine
    che ha fatto.

    Rispondi

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