
Il 13 giugno 2025 ha segnato una nuova, drammatica escalation nello scontro tra Israele e l’Iran. Con l’Operazione “Rising Lion”, Tel Aviv ha abbandonato ogni ambiguità strategica: 200 caccia israeliani hanno colpito con precisione coordinata più di 100 obiettivi in territorio iraniano, sfidando apertamente la dottrina della “soglia nucleare” di Teheran. Oltre al noto impianto di Natanz, colpito probabilmente da bombe antibunker, i raid hanno bersagliato: 1) Isfahan, dove si trova un’importante base di stoccaggio di uranio; 2) Kermanshah e Tabriz, che ospitano silos missilistici e infrastrutture IRGC (Guardia Rivoluzionaria); 3) Teheran, dove, secondo fonti non confermate, sarebbero stati danneggiati centri di comando e comunicazioni. Sono stati uccisi alti vertici militari, tra cui il Capo di Stato Maggiore Mohammad Bagheri e il comandante dei Guardiani della Rivoluzione, Hossein Salami. L’attacco avrebbe eliminato almeno sei scienziati nucleari, tra cui Mohammad Mehdi Tehranchi e Fereydoun Abbasi. Non si è trattato, come in passato, di attacchi mirati a singole installazioni nucleari, ma di una campagna aerea coordinata su scala nazionale, tipica di dottrine di “shock and awe” come quelle viste in Iraq nel 2003. Il messaggio è chiaro: Israele intende neutralizzare alla radice ogni minaccia nucleare o balistica. Espansione nei territori di Gaza, Libano, e ora in Iran cosa preannunciano? che tutto il Medio Oriente deve essere sotto la Stella di Davide? L’operazione ha suscitato reazioni internazionali contrastanti. Mentre gli Stati Uniti si sono detti “non coinvolti ma informati preventivamente”, la Russia e la Cina hanno condannato l’azione come una violazione della sovranità iraniana. L’Europa, divisa, con azioni di condanna da Italia, Germania, Cina, Regno Unito, mentre altri chiedono “moderazione e dialogo”. Nazioni come Pakistan, Malesia e Arabia Saudita hanno definito l’attacco una violazione del diritto internazionale. Le azioni tuttavia annientano il concetto di diplomazia e dialogo e così facendo, emergono interrogativi profondi. Dopo: 1) la rioccupazione progressiva di Gaza,2) le operazioni mirate contro Hezbollah nel Libano meridionale, 3) e ora l’attacco in territorio iraniano, Israele sembra perseguire una strategia di dominio regionale preventivo, che ha poco a che fare con la classica dottrina difensiva. È lecito chiedersi: Israele vuole solo proteggere sé stessa o intende ridefinire gli equilibri di potere in Medio Oriente? Ma la posta in gioco va oltre Israele e Iran: è il futuro stesso dell’ordine regionale a essere riscritto. Gli equilibri tra sunniti e sciiti, tra potenze arabe e non arabe, tra NATO e SCO (Shanghai Cooperation Organization) si stanno spostando. E per la prima volta dal 1948, Israele non si difende soltanto: impone il suo ordine con la consapevolezza che: Nessun altro proteggerà la sua sicurezza con la determinazione necessaria; L’instabilità cronica dei vicini – Libano, Siria, Iran, Iraq – offre finestre strategiche da sfruttare; Il presumibile declino dell’influenza USA nella regione apre spazi che Israele vuole occupare, prima che lo facciano attori rivali (Turchia, Iran, Russia, Cina). Il concetto di un Medio Oriente sotto l’influenza della “Stella di Davide” non è ufficialmente enunciato, ma molti studiosi del territorio parlano ormai apertamente di un “Israele imperiale”, che mira non tanto all’annessione quanto al controllo strategico proattivo dell’ambiente regionale. La risposta dell’Iran è ancora in corso. Attacchi con droni da proxy yemeniti e siriani sono già stati registrati nel Negev e in Galilea. Una risposta diretta iraniana potrebbe ancora arrivare – forse sotto forma di cyberattacchi, sabotaggi o lanci missilistici tramite Hezbollah. L’AIEA ha confermato di non rilevare contaminazione radioattiva in seguito ai bombardamenti su Natanz e non risultano danni ai siti di Fordow, Isfahan o alla centrale di Bushehr tuttavia la domanda sorge spontanea, chi ha indicato a Israele la posizione dei siti Nucleari Iraniani per farli colpire con una precisione chirurgica? E soprattutto i vertici militari e gli strateghi Israeliani da chi sono consigliati e cosa pensano? che una nube radioattiva non possa raggiungerli? Colpire i siti Nucleari è come usare la Bomba Atomica perché gli effetti sono similari se non più gravi con reazioni a catena all’interno dei reattori. Attacco deliberato alle centrali nucleari rappresenta una violazione del diritto internazionale e del mandato dell’AIEA.I Paesi occidentali avvertono che può scatenare una guerra regionale con probabili ripercussioni su scala globale quali, aumento dei prezzi del petrolio (+8 % su scala globale) ed ampliamento del conflitto verso USA e navi in Golfo.
Finora l’azione israeliana è stata decisa e chirurgica, non un’invasione totale. Tuttavia, l’uccisione di figure di vertice iraniane e l’attacco a impianti nucleari hanno spinto Teheran a promettere una ritorsione “severa”, definita dal leader supremo come “punizione”. La presenza di alleati come USA, Cina, Russia e regimi del Golfo rende la domanda: è possibile che una spirale di rappresaglie si trasformi in un conflitto globale? La probabilità rimane bassa, ma non trascurabile. L’Operazione Rising Lion rappresenta una frattura storica nel confronto Israele–Iran: un attacco aperto, massiccio e diretto. Pur limitata nello scopo, ha aperto una finestra verso uno scenario di escalation incontrollata. Discutere oggi della possibilità di una Terza Guerra Mondiale può sembrare prematuro, ma il rischio di un conflitto globale esteso — con partecipazioni indirette o dirette di grandi potenze — è reale e necessita di estrema prudenza diplomatica.
Marco Rispoli (Davoli)

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