Il 2017 ha visto l’emergere di un rapporto più conflittuale tra Nazioni Unite e Stati Uniti. Donald Trump, fin dalla campagna elettorale, non ha fatto mancare le critiche all’ Onu e nei mesi seguenti la vittoria elettorale le difficoltà e le incomprensioni sono aumentate. Nel suo primo discorso alle Nazioni Unite (19 settembre 2017), il presidente statunitense ha ribadito la sua visione di America First, così come di una comunità globale basata su Stati-nazione “forti e indipendenti”.
Le tappe di un deterioramento dei rapporti
Circa un mese dopo, gli Stati Uniti si sono ritirati dall’Unesco (12 ottobre), offrendo come spiegazione la necessità di riforma dell’Agenzia e il suo atteggiamento anti-israeliano. Washington era ai ferri corti con l’Unesco dal 2011, ma il ritiro ha comunque mandato un segnale forte. Pochi giorni dopo, il vicepresidente Mike Pence, attaccando le Agenzie dell’ Onu per l’incapacità di proteggere le minoranze perseguitate in Medio Oriente, ha annunciato la volontà di ridurre i fondi destinati alle stesse e destinarli a faith-based group e organizzazioni private per tutelare tali minoranze più efficacemente.
Successivamente, il 3 dicembre, gli Stati Uniti hanno annunciato il ritiro dal Global Compact for Migration – giustificandolo con la necessità di tutelare la propria sovranità su un tema così delicato -.
Il periodo di massima tensione, tuttavia, è iniziato il 6 dicembre, quando il presidente Trump ha riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele e ha ordinato di spostarvi l’ambasciata degli Usa da Tel Aviv. La decisione ha suscitato dure reazioni a livello globale e ha portato l’Assemblea generale a votare a larga maggioranza una risoluzione di condanna della stessa. Leggi tutto: http://www.affarinternazionali.it/2018/01/onu-usa-trump-relazione/

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