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ONG, non solo rischi ma anche opportunità

Le ONG non costituiscono solo un rischio, esse rappresentano una opportunità nel soccorso in mare e nella sicurezza.

di Marco Mayer | 2 Marzo 2023
Roma, Monte Savello, supporto del Comune di Roma alla campagna antiebola di Médecins sans Frontières Lalupa, CC BY-SA 4.0, attraverso Wikimedia Commons

Il sottosegretario ai servizi Alfredo Mantovano è magistrato di grande professionalità ed esperienza che gode della stima di tutti, maggioranza e opposizione.

Sono certo che valutera’ come contributo costruttivo questa mia osservazione critica su un passaggio del suo intervento  alla conferenza stampa dedicata alla  Relazione al Parlamento da parte dei vertici di DIS, AISE e AISI alla presenza del Presidente del COPASIR, On. Lorenzo Guerini.

Mantovano riprendendo un passaggio importante della Relazione del DIs sui flussi migratori ha dichiarato quanto segue. 

Cito il mio allievo  Francesco Bechis da Il Messaggero di oggi “la presenza di navi umanitarie delle ONG presenta il  rischio di favorire “oggettivamente”  (non è un giudizio etico) le attività dei trafficanti.”

Non nego che con le ONG possano esserci rischi come sottolinea la Relazione,  ma c’ è un  lato della medaglia a cui ne’ i nostri servizi  ne’ Mantovano non hanno fatto cenno e che  trovo  utile condividere con i lettori di Startmag.

La mia esperienza pluriennale sul campo e le mie ricerche empiriche indicano che le ONG non costituiscono solo un rischio, ma che  esse rappresentano – altrettanto “oggettivamente” –  una opportunità sia nel soccorso umanitario che in materia di sicurezza.

E’ importante precisare innazitutto che i rischi di cui ha parlato Mantovano  sono facilmente monitorabili perché siamo di fronte ad una  fenomeno numericamente modesto.

In questo momento  il rischio è  basso se non erro  –  sta operando solo la nave Life Suport  della nostra Emergency.  

Quando le ONG appartengono ad altre nazioni europee indubbiamente c’e qualche preoccupazione in più, ma le eventuali difficoltà con i servizi collegati devono essere affrontati a livello intergovernativa e non scaricati sulle organizzazioni e sugli  operatori umanitari. 

Non si puo inoltre dimenticare  che ONg come MSF agiscono come soggetti attuatori delle agenzie delle ONU perche’ hanno ricevuto lo status previsto dal Consigliò Economico e Sociale delle Naxioni Unite. 

Ma al di là di questo aspetto  il numero complessivo dei natanti e  delle ONG si può contare sulle dita delle mani  e non è davvero difficile esercitare una  vigilanza accurata  sulle operazioni di salvataggio che esse compiono  in mare. 

Una seconda  premessa è indispensabile. Le maggiori operazioni di prevenzione e di Intelligence non si arenano certo sulle spiagge e nel mare, ma nelle capitali dei paesi di transito e di partenza.

Spesso  non sono certo  le ONG, ma la corruzione politica e la complicità degli apparati pubblici ad  che le indagini  sul traffico di essere raggiungano  gli obiettivi prefissati. 

E’ vero che da alcuni Stati  compriamo ingenti risorse energetiche, ma nei paesi done 

economia illegale è  diffusa nessuno non ha veramente a stipulare e rendere operativi  neppure gli accordi bilaterali di riammissione.

Tutto ciò premesso perché le ONG oltre a costituire un rischio rappresentano una opportunità? 

Gli addetti ai lavori sanno bene  che in Italia il successo pluridecennale delle operazioni antiterrorismo (e dei suoi intrecci con la criminalità organizzata)  dipende da tre fattori concatenati: 

a) L’ esperienza investigativa maturata dalla seconda metà degli anni settanta ad oggi. Penso in particolare al metodo Dalla Chiesa ed al metodo Falcone i cui principi ispiratori  sono tuttora pienamente validi; 

b) Le normative avanzate in materia penale e amministrativa (per esempio le espulsioni); 

c) la capacità di stabilire relazioni di fiducia con le comunità straniere da parte delle autorità pubbliche preposte alla prevenzione, degli enti locali, delle chiese e, last but not least, delle ONG; 

Questo ultimo punto è importantissimo.  Mi limito a ricordare che nelle emergenze umanitarie la fiducia scatta spesso proprio nella fase iniziale dell’ aiuto  per poi  svilupparsi e consolidarsi  negli anni.  

Per le autorità pubbliche non è  facile mantenere  contatti e canali fiduciari stabilì e durevoli con le comunità straniere ai fini delle attività di prevenzione. In  molteplici occasioni il prezioso apporto di  conoscenza dei migranti si sviluppa tramite le ONG, i  patronati, gli stessi sindacati. 

Costruire fiducia richiede anni, ma talora basta poco per  incrinare la fiducia e le relazioni virtuose tra  associazione dei migranti, ONG, comuni e la stessa polizia di prevenzione. 

Per questo motivo  l’ ipocrita doppiezza  su MSF di cui ho parlato sub Startmag deve finire al più presto:  non solo per motivi umanitari, ma anche per pressanti ragioni  di sicurezza. 

A chi fa orecchie da mercante su questo punto ricordo  i viaggi che  Matteo Mattina Denaro avrebbe fatto in Tunisia secondo indiscrezioni di stampa. 

Gli interrogativi che ieri ho sollevato sulla Guardia Costiera e sul ruolo del  Ministero di  Matteo Salvini tra le 2230 del 25 e le 4. 58 del 26 febbraio sono stati ripresi e rilanciati da numerosi media mainstream.

Spero che altrettanta attenzione  sia dedicata al tema delle ONG.Per usare un linguaggio tecnico  i giornalisti dovrebbero porre al Sottosegretario Mantovano la seguente domanda:  

E’  piu’ utile disporre dell’ opportunità di “Honey Pots” (confezioni di miele)  rappresentati dalle Ong o  liberarsi di esse per  presunti rischi  ” pull factors” che –  stando  alle ultime  ricerche empiriche –  sono peraltro  tutti da dimostrare.

Marco Mayer 

Docente al Corso di Intelligence e Sicurezza Nazionale della  Lumsa e al Master in Cybersecurity della Luiss 

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, anni settanta, capitali, chiesa, conferenza stampa, dichiarato, fini, guerini, italia, mare, opposizione, organizzazioni, parlamento, polizia, roma, sindacati

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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