La barba, giorno dopo giorno, ha trasformato Vincenzo.
Ne ha testimoniato la rinuncia all’effimero sociale, l’ annullamento volontario al “sopruso” doloroso della sopravvivenza a un figlio; fino alla cancellazione dei contorni.
La tenacia non gli è mai venuta meno in questi, lunghi, ventisei anni.
Vincenzo ha protestato, giorno dopo giorno, l’assenza di un perché, ha protestato il dolore di non ricevere risposte; nello strazio di un padre privato del figlio, nella tenacia di un giuramento solenne sulla sua tomba. Impossibile seppellire il dolore, liberare un macigno.
Vincenzo è invecchiato, amareggiato ma non stanco di sapere; sale ancora scale di Corti d’Assise, assiste ai processi, viene sentito e, ancora, rievoca fatti, testimonia situazioni, chiarisce impressioni, indica persone e dettaglia gli anni saldamente fissati nella sua memoria. In attesa di risposta alla sua domanda di giustizia.
Nel 1998 il figlio Nino – e la nuora Ida, incinta di pochi mesi – venivano barbaramente uccisi; Nino era agente di polizia a Palermo e il delitto, dopo anni di indagini, silenzi e reticenze, non ha ancora il nome, né degli esecutori materiali, né dei mandanti.
carmela panariello franchini
(3 marzo 2016 – “La barba di Vincenzo”)
Una discussione con un amico mi fa riflettere sulla vicenda della procreazione assistita (di qualsiasi natura sia). Lui si chiede perché una coppia di uomini che per natura non può fare insieme un bambino invece di ricorrere a uteri altrui semplicemente non adotta. La prima cosa da dire è che vale anche per una coppia eterosessuale nella quale uno dei due è per una ragione o l’altra sterile. La seconda cosa che dico è personale: io non sarei mai ricorsa a nessuna pratica alternativa a quella naturale, ma non certo per ragioni morali: non lo avrei fatto solo per ragioni di salute e anche psicologiche, visto lo stress a cui ci si sottopone. E inoltre sogno un mondo in cui donne e uomini non vivano come una menomazione il fatto di non avere figli. Io non ne ho avuti per circostanze della vita anche amare. Ma non mi sono mai sentita meno persona e meno donna. Ma tutto questo riguarda me e la mia libertà di scelta e mi sembra legittimo che ognuno possa invece scegliere la strada che la scienza gli propone. La terza cosa da dire è infatti questa: l’uomo per natura non può fare un sacco di cose. Eppure ha trovato il modo di farle senza che nessuno se ne turbi. Anzi: abbiamo per questo vissuto tutti meglio. L’uomo non vola, non è in grado di parlare con le persone da un capo all’altro del mondo, non può andare a cento all’ora. Eppure ha trovato il modo di farlo. Se perciò ha trovato il modo di fare un bambino anche seguendo altri metodi non ci vedo nulla di male. Vedo male piuttosto il fatto che abbia trovato il modo di distruggere una sola città da solo. Ecco. Quello mi pare proprio male.
Elisabetta Malantrucco
(29 febbraio 2016 – “Icaro”)
Di ieri la notizia che il borotalco di una nota casa americana, venduto in tutto il mondo, è potenzialmente cancerogeno.
La vicenda è partita dalla causa intentata, e vinta, dagli eredi di una donna morta di cancro alle ovaie per aver fatto uso, per anni, del prodotto.
Ammontano ad oltre milleduecento le richieste di risarcimenti per danni alla salute promosse da consumatori abituali di borotalco che lamentano gravi rischi per la presenza di sostanze tossiche non dichiarate sulle confezioni.
La multinazionale si prepara a dare battaglia sostenendo che non vi sia, allo stato, alcuna prova scientifica della pericolosità dei propri prodotti a base di talco o, anche, dei prodotti da doccia.
In attesa che sia fatta chiarezza, mi limito a due considerazioni.
La prima è inerente alla frase “tripla protezione baby”, posta sulla confezione per dichiarare garantito il prodotto; inducendo a ritenerlo innocuo e affidabile perché “giocato ”sull’amore che abbiamo per i bambini e per la ricerca del loro benessere e, anche, sull’immaginario che associamo all’odore buono di latte, di pulito e di coccole.
La seconda domanda verte sul perché mai si debba avere il desiderio di aspergere le proprie parti intime di borotalco, con tanta ostinata assiduità, sino ad ammalarsi.
carmela panariello franchini
(27 febbraio 2016 – “borotalco”)
Un’assemblea pubblica in un circolo dell’ANPI per i referendum costituzionali che andiamo subito a dire saranno due: uno richiesto dalla costituzione cui è necessario votare no per tornare ad un reale democrazia, l’altro sulla riforma elettorale che intende abrogare delle norme sulla legge elettorale create da un parlamento dichiarato incostituzionale.
I governi per passare dalla democrazia all’oligarchia anche politica e quindi reale, qualche rischio devono pur correrlo.
Sono entrata nel circolo ANPI a via Labicana dove si svolgeva l’assemblea.
Sono rimasta sorpresa un circolo di partigiani non fa una mostra così sui soldati italiani finiti in germania dopo l’8 settembre. Un sussulto. Un atroce dolore.
Mio padre lì in ogni fotografia. Grafie tutte uguali alla sua: le parole che avrebbe potuto scrivere lui in ogni cartolina.
Un dolore cocente. Avrei pianto come una bambina. Cosa che faccio ora in solitudine, lontano dagli sguardi.
Lia Romano
(25 febbbraio 2016 – “Mio padrei”)


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