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Oltre i limiti della sinistra

di Angelo Giubileo | 18 Gennaio 2015

La trascendenza e la consapevolezza che ogni limite è provvisorio appartengono all’essenza dell’Apparato scientifico-tecnologico.

 

In questi ultimi anni, si è discusso spesso “a sinistra” dell’incapacità quanto meno teorica di fronteggiare le tesi senz’altro in apparenza vincenti della “destra” liberista o cosiddetta neo-liberista. Al punto che anche le categorie di “destra” e “sinistra” sono state talvolta ritenute superate. Ed anch’io tra costoro, con l’accusa rivoltami di non essere più “di sinistra”. Ma, se così fosse, allora non lo sono mai stato.

Ho letto in questi giorni, pubblicato da Pensalibero.it, un saggio di Alain de Benoist di commento al libro di J. C. Michéa, Le complexe d’Orphée. Ho trovato il saggio molto interessante e mi prometto di leggere, a breve, il libro. Piuttosto che “originale e profonda”, definirei senz’altro convincente la tesi di fondo dell’autore del libro, secondo cui la “sinistra” (tradizionale), perseguendo l’ideologia del progresso, avrebbe finito con l’abbandonare i valori tradizionali di riferimento del popolo. L’ideologia illuminista sarebbe stata, prima alla fine del Settecento causa dell’avvento dell’ideologia liberale borghese e poi, alla fine del Novecento, causa viceversa della crisi del socialismo popolare e collettivistico. Se sia stato dunque così, ci toccherebbe però ammettere che, quanto al socialismo di cui parla l’autore, si sia trattato allora solo di una parentesi, per così dire, della storia.

Se non sia stato o non è così, allora dovrebbe essere sempre la storia a smentirci. Quanto al passato, non potremmo tuttavia correttamente argomentare né giudicare in base a categorie proprie di un’epoca che gli stessi storici chiamano “moderna”. Epoca, il cui inizio è fatto comunemente risalire ai fatti emblematici, accaduti alla fine del secolo XVIII, della rivoluzione politica in Francia e della rivoluzione industriale in Inghilterra. Un’epoca che, da qualche tempo, appare anch’essa in sé e per sé superata. Oso, dicendo, come descritto nell’ambito del processo storico della filosofia hegeliana, l’età moderna è uscita fuori di sé, si è confrontata con la negazione dell’età postmoderna, contrassegnata interamente da un’opera di de-costruzione, e quindi è pervenuta, guidata da una nuova forma di “astuzia della ragione”, ad una nuova sintesi, i cui confini da sempre hanno riguardato l’ottica di un presente e la prospettiva di superamento del futuro.

Senz’altro, l’ottica e la prospettiva del passato “moderno” includevano lo stato e l’economia di mercato. Parimenti senz’altro, l’ottica e la prospettiva del capitalismo attuale includono invece i fenomeni, più vasti e quindi onnicomprensivi, della globalizzazione e della tecnica. Nel corso del Novecento, la politica e l’economia dei singoli stati hanno continuato ad instaurare guerre, per la prima volta su scala mondiale, ed accordi, e viceversa. Fino all’avvento di una prima e, verso la fine del secolo scorso, di una seconda globalizzazione, fortunatamente ancora in corso. E inoltre, non c’è alcun dubbio sostanziale sul fatto che tale processo sia stato favorito dal progresso della tecnica, le cui potenzialità, pressocchè illimitate, sono apparse peraltro evidenti già agli inizi del secolo.

E tuttavia, sia lo stato che l’economia di mercato che il fenomeno in generale della globalizzazione, connesso al superamento degli ordinamenti nazionali di potere in ambiti inter-nazionali o sovra-nazionali, sono tutte forme di sistemi che attengono all’organizzazione della vita di individui che entrano per l’appunto a far parte di una comunità. Non così invece, in via esclusiva, è per la tecnica.

La tecnica, a partire dal secolo scorso, oltre che accrescere la potenza di ogni organizzazione, principalmente di fatto accresce la potenza di ogni singolo individuo. Al punto che, già nel presente, prefigura ipotesi e scenari di oltrepassamento dell’attuale specie umana, in una nuova e generica postumana, se non addirittura un suo definitivo superamento. E queste tesi non a caso, adeguatamente e aggiungerei correttamente, sono supportate dalla teoria evoluzionistica. Pur tenendo conto di questo, è fin troppo evidente che chi vorrà dovrà inventarsi un’altra sinistra. Che non sarà certo quella di Tsipras.

Pubblicato in : Metamorfosi

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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