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Oltre centrodestra e centrosinistra

Occorre una novità: progresso, ottimismo, fiducia nella scienza e nell’innovazione contro il regresso e il pessimismo reazionario dei populisti, di ogni colore.

di Umberto Minopoli | 14 Agosto 2018

La politica e’ cambiata. Tutto e’ cambiato il 4 marzo. la maggioranza giallo-verde marca la transizione ad un nuovo, inedito e imprevisto assetto della politica italiana. Oggi il dilemma e’: dove si va? i giallo verdi saranno la maggioranza anche del futuro? Si stabilizzera’ un blocco politico populista a trazione Salvini/Di Maio? Oppure i due nuovi protagonisti-Lega e Cinque Stelle si divideranno per contendersi il governo e guidare due poli in competizione? E’ raccapricciante ma questo e’ il quadro oggi. Manca, visibilmente una terza possibilita’, un polo alternativo a questa duplice versione dominante del populismo. Unico polo o in competizione tra loro, la dialettica politica italiana sembra ristretta, comunque, alle due versioni del populismo: Lega e/o 5 Stelle. Due fantasmagorie, due ectoplasmi, due residui del passato, due apparenze, ormai inesistenti, continuano- nell’assenza di un’alternativa ai due dominus ( Lega e 5 Stelle) a vagare, anime morte, nel deserto politico del campo non populista: centrodestra e centrosinistra. Come avvizziti, declinanti e antiche bandiere, fuori dal tempo, sono formule che continuano ad essere agitate dai rispettivi portabandiera. Ma ormai inattuali e inservibili. Il centrodestra e’ una finzione, ormai vittima dell’Opa di Salvini. Bisogna solo sapere quando il lepenista passera’ all’incasso, decretando la fine in Italia di una destra moderata, europea, popolare e liberale di governo. Ma il centrosinistra non e’ affatto piu’ vivo. La cosidetta “sinistra plurale” ( Pd, scissionisti, sinistra radicale) e’ un “piccolo campo di Marte”, con una grossa tartaruga archelogica, ferma, circondata da anemici tartarughini che, allegramente si agitano sull’abisso dell’inconsistenza. Campo di centrosinistra? Un non-sense. L’unica prospettiva politica cui sembrano rassegnati, per disperazione, i generali in disfatta della “sinistra plurale” e’ la resa: consegnarsi alla confluenza con i populisti “sociali”, i 5 Stelle, chiamandoli i “piu’ affini e costola di sinistra” e sperando in essi come futuro polo alternativo alla Lega. Magari lo chiameranno, per disperazione, “nuovo centrosistra”.La vecchia sinistra e’ maestra nell’imbellettare le catastrofi e le sconfitte con gli aggettivi, le formule, le parole, la retorica. Centrodestra e centrosinistra sono formule che sopravvivono, impotenti, vuote e inutili: per abitudine, stanchezza, incapacita’ di pensare ( nel Pd e in Forza Italia) a qualcosa di nuovo. E cosi’ che Lega e 5 Stelle hanno monopolizzato e fagocitato l’intero spettro della politica italiana. Occorrerebbe coraggio: leader che vadano “oltre”, che abbiano sguardo lungo e fegato per dichiarare che centrodestra e centrosinistra sono esauriti, non esistono piu’ nella realta’ e che la dialettica politica italiana “deve” ritrovare un terzo protagonista, che il monopolio giallo-verde della politica italiana e’ greve, mortificante, pericoloso e insopportabile. Occorre una novita’. Qualcosa che non sia piu’ programmaticamente, di centrodestra o di centrosinistra, che non significano piu’ niente. Ma che raccolga i valori e le bandiere che, oggi in Italia, sono calpestati dal populismo imperante: la liberta’, la laicita’, la tolleranza, la civilizzazione; il modello di economia aperta, liberale, globalizzata; economia delle opportunita’ e non delle “protezioni” ( che poi non proteggono nessuno) come piagnucolano a sinistra; crescita, industria, sviluppo; politica equilibrata, misurata, tranquilla ( si chiama moderatismo). E, soprattutto, la sola vera polarizzazione che ( dispiace cari intellettuali italiani alla Cacciari o Della Loggia) resta viva. Piu’ viva che mai: progresso, ottimismo, fiducia nella scienza e nell’innovazione contro il regresso e il pessimismo reazionario dei populisti, di ogni colore. Io, in ossequio alla nostra cultura piu’ bella, quella dei liberali in rivolta contro il medioevo, la chiamo prospettiva” repubblicana”. Ma i nomi non contano. Bastano i fatti. Occorrerebbero ( nelle vecchie “destra e sinistra” moderate) federatori di queste bandiere che tentassero un “nuovo cammino”. Magari non breve. Ma che liberi l’Italia dalla muffa. E annunci qualcosa di inedito. E non ennesimi deja-vu del secolo che e’ passato. Federatori, battete un colpo!

Umberto Minopoli

Pubblicato in : EditorialeTag: 5 stelle, centrosinistra, futuro, governo, italia, lega, Liberali, pd, politica italiana, populista, sinistra radicale, sviluppo

Info Umberto Minopoli

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Luca Bagatin

    14 Agosto 2018 alle 14:29

    L’economia cosiddetta aperta, liberale, globalizzata ha portato a: precarizzazione del lavoro, salari più bassi, sfruttamento, delocalizzazione, nuove povertà e lotta fra poveri.
    Stupisce che non si comprenda che le persone votano altrove, ovvero contro le élite di destra e sinistra, proprio perché queste sono state le conseguenze nefaste di quel liberalismo al quale ahimè, ho creduto anche io, salvo subirlo in ambito sociale e lavorativo.
    Quanto al populismo, del quale andrebbe ri-studiata o studiata la Storia: da Herzen sino al People’s Party USA, magari ci fosse davvero. Il capitalismo sarebbe già superato e vivremo in una società non più basata sul consumo, ma sulla condivisione, la cooperazione, l’autogestione. Ovvero la democrazia autentica, l’amore fra le persone.

    Rispondi

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