C’è da temere che la “baccellata” sia la sola cosa buona che continua a segnare il 1° maggio perché di lavoro ce n’è veramente poco, anche se Renzi ripete che, grazie al Job act del suo Governo, l’occupazione è in aumento e che l’Italia riparte. Ancora sino all’altro giorno i telegiornali delle reti pubbliche, ormai diventati megafono dell’esecutivo, sbandieravano dati che non trovano alcun fondamento nella vita reale.
Comunque , per la tradizionale festa, Matteo promette stanziamenti e parla del lavoro che verrà e che sarà creato dalla scommessa sul capitale umano. Sarebbe ora perché in un sistema dal capitalismo miope e privo di strategie di lungo periodo, in cui quel che si ha di mira è la massimizzazione dei profitti immediati, il merito e la competenza dei lavoratori contano ben poco, penalizzati da magre soddisfazioni personali e da “asfittiche” remunerazioni.
Molti giovani però, sembrano avere capito che l’unica via di scampo è quella di darsi da fare con le proprie mani e cercano di imboccare la strada della piccola imprenditoria. Talvolta ce la fanno molte altre volte no.
Ma almeno non stanno ad aspettare e a infoltire le fila dei Neet, cioè di quella larga fascia – tristemente diffusa in Italia, ancor più che in altri Paesi europei – di giovani che non lavorano, non studiano e non svolgono alcuna attività di formazione.
Ma tornando a chi si mette in gioco in prima persona, gli ultimi dati forniti da Unioncamere proprio qualche giorno fa’, ci restituiscono la fotografia di una realtà in cui in Toscana, alla data del 31 dicembre 2015, si contavano 39.331 imprese gestite da persone con meno di 35 anni (di queste, il 30% donne).
Con 59 aziende giovanili ogni 1.000 giovani residenti, la Toscana (preceduta di pochissimo solo da Calabria e Molise) supera la media nazionale che si ferma a 52 aziende giovanili ogni 1.000 giovani abitanti.
In testa alla graduatoria provinciale per incidenza delle imprese giovanili, troviamo Prato con 4mila aziende (il 12,2%), a seguire Pisa (4.400) e Pistoia (3.300), dove il 10% del sistema-impresa è guidato da persone con meno di 35 anni.
Continuando con la classifica troviamo Massa Carrara, Arezzo e Lucca con quote di imprese giovanili in linea con la media regionale, in coda Firenze, Siena e Grosseto con circa l’8% di imprese under 35.
E’ questo, come prima si diceva, il ritratto dell’imprenditoria giovanile toscana nel 2015 che emerge dall’ultimo report di Unioncamere Toscana, realizzato sulla base delle informazioni disponibili nel Registro delle imprese delle Camere di Commercio.
Sia ben chiaro c’è poco da esultare. La scelta – lo si ribadisce – è dettata più dalla necessità che dalla passione.
In un appiattimento desolante del mercato del lavoro, la piccola imprenditoria viene vista come una alternativa non solo occupazionale ma anche motivazionale.
Secondo il presidente di Unioncamere Toscana la vitalità imprenditoriale dei giovani sta dimostrando come questi sappiano giocare un ruolo determinante per la crescita del tessuto produttivo regionale e le numerose nuove realtà imprenditoriali targate under 35, registrate lo scorso anno, lo confermano. Ora è necessario che queste giovani iniziative di business siano in grado di superare la fase di start-up riuscendo ad affermarsi sul mercato. Sempre secondo l’Unioncamere molto si può ancora fare per raggiungere questo fine sia, ad esempio, segnalando alle aziende interessate le professionalità che stanno cercando sia, soprattutto, predisponendo forme di accesso facilitato al microcredito, anche attraverso l’utilizzo di fonti alternative di finanziamento.
Si parlava poc’anzi di slancio emozionale capace di soddisfare non soltanto una necessità lavorativo ma anche di favorire una scelta di vita. In tal senso è sintomatico che negli ultimi cinque anni, il settore ad aver registrato un maggior aumento in termini di quota di imprese giovanili, è stata l’agricoltura (dal 6,6% del 2011 al 7,0% nel 2015). L’incremento registrato pare riconducibile agli effetti esercitati dal Bando «Pacchetto Giovani” della Regione Toscana, varato a metà del 2015 con lo scopo di favorire il ricambio generazionale nel settore agricolo, sostenendo l’avviamento di imprese condotte da giovani agricoltori (in questo caso, under 40) mediante la concessione di contributi a fondo perduto per iniziare l’attività e per realizzare investimenti. Inoltre non è estraneo anche il tentativo di sottrarsi da modelli stereotipati di benessere economico e di affermazione sociale dando inizio oltre che ad una avventura imprenditoriale ad una visione della vita che dia piena soddisfazione uscendo da cliché produttivi ormai logori e non più appaganti.

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