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Olimpo nero

Quella di Cassius, è una storia mai vista, Un boxeur bello, ballerino, elegante; mix della versione maschile di Noemi Campbell e Josephine Baker.

di Giuseppe Mele | 13 Giugno 2016

La notizia della sua scomparsa, d’un tratto, ha resettato i format cancellandone la politica di oggi, piccola e meschina, il nostro semestre elettorale e quello americano, comunali e primarie.

Era un grande, lo scomparso Mohammad Alì. E’ un grande, Cassius Marcellus jr. Clay, che ha abbandonato la terra per boxare più in alto. In ginocchio, i media cercano di far coesistere il gigante bello del Kentucky con il resto del panorama insignificante, ricorrendo alla caciara di storia e aneddoti, cronaca e valori.

E’ impossibile però. Quella di Cassius, è una storia mai vista, Un boxeur bello, ballerino, elegante; mix della versione maschile di Noemi Campbell e Josephine Baker. Una cosa impossibile sulla terra.

Non si creda ai racconti edulcorati sui neri presidenti, corridori, maggiordomi, cowboys e soldati. Nel passato preJackson, i neri non erano i bianchi di colore made in Usa cui siamo abituati. Non erano belli, né eleganti, né protagonisti. C’era solo Cassius, l’eccezione.

Nessun pugilatore peso massimo, tantomeno nero, era così, un angelo tra gli animali; un retore, un comiziante, un rapper fuori e dentro il ring. Non si era mai visto un angelo pestare a sangue  le bestie bianche e nere; nè sentire un angelo distruggere  con le parole il circo mediatico indifeso davanti a “la bocca”.

Non si era ancora visto un dio viziato e narcisista, vincere le Olimpiadi tra le statue dei colleghi latini; poi il mondiale per buttare tutto alle ortiche solo per sfidare il sistema Usa ed il suo simbolo, la guerra del Vietnam.

Non fu l’unico contestatore negli anni ‘60 né dello sport né dello show business; nemmeno l’unico a cambiare nome, nell’aderire alla Nation of Islam di Malcom X,  divenendo Mohammad Alì.

Cassius fu però il simbolo migliore della bellezza e della vittoria di una causa profondamente secessionista e discriminante, protoleghista che rivendicava (e rivendica) l’indipendenza di uno Stato nordamericano solo di nere e neri, diviso fisicamente dall’Usa dei melting pot. Fu il simbolo della crociata dell’Islam e del mito dell’Africa che mai rinnegò, nemmeno di fronte alla realtà.

Buttò letteralmente a fiume le medaglie e gliele restituirono; si fece assolvere dagli stessi tribunali che l’avevano condannato; giocò con i primati facendoseli togliere per riprenderseli quando non era più giovane e ancora di nuovo quand’era sportivamente vecchio.

Incontrò, da amico, tutti i nemici degli Usa. Unico boxeur dal naso piccolo, dritto e grazioso per tutta la vita prese per il naso gli uomini della nazione più favorita. Ammirata e intimorita, l’America lo applaudì.

Dio anticapitalista, eppure ricco di $60 milioni, mai visti da tutti i boxeur privi dei suoi discorsi rap antelitteram; islamico e sufista, molto prima delle primavere arabosiriane, era un miracolo vivente, un dio nero contrario ai bianchi, agli zii Tom ed agli Obama.

Cassius non ci ha  lasciati migliori. Queste cose agli dei non interessano. Ci ha lasciati perché non ci voleva più ed a milioni, increduli della sua morte, si chiedono quale e dove sia l’Olimpo dove si è diretto. Nero e segregazionista, ovviamente, white off limits.

Pubblicato in : Primo pianoTag: Cassius Clay, guerra del vietnam, nazione, notizia, obama, primarie, soldati, tutta la vita, usa

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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