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Old Bill

Bill Clinton, intervenendo nella campagna elettorale di Kamala Harris dell’ottobre scorso, ricordò i suoi formidabili sforzi per la soluzione due popoli, due Stati. Il video del suo discorso è tornato virale negli States in questo giorni di discussioni all’Onu. “Badate, dice Bill, io ci ho lavorato sodo. L’unica volta in cui Yasser Arafat non mi disse la verità è stata quando mi promise che avrebbe accettato l’accordo di pace che avevamo elaborato. Quell’accordo avrebbe dato ai palestinesi uno stato sul 96% della Cisgiordania, oltre a tutta la striscia di Gaza, più un 4% di territorio israeliano, e avrebbero potuto scegliere quale 4%. E avrebbero avuto una capitale a Gerusalemme est. Ma i palestinesi dissero di no”.

di Riccardo Bruno | 3 Ottobre 2025

Bill Clinton, intervenendo nella campagna elettorale di Kamala Harris dell’ottobre scorso, ricordò i suoi formidabili sforzi per la soluzione due popoli, due Stati. Il video del suo discorso è tornato virale negli States in questo giorni di discussioni all’Onu. “Badate, dice Bill, io ci ho lavorato sodo. L’unica volta in cui Yasser Arafat non mi disse la verità è stata quando mi promise che avrebbe accettato l’accordo di pace che avevamo elaborato. Quell’accordo avrebbe dato ai palestinesi uno stato sul 96% della Cisgiordania, oltre a tutta la striscia di Gaza, più un 4% di territorio israeliano, e avrebbero potuto scegliere quale 4%. E avrebbero avuto una capitale a Gerusalemme est. Ma i palestinesi dissero di no”. Clinton sembrava ancora non averne compreso il motivo di questo rifiuto, che pure è semplice. Un simile accordo, per lui un capolavoro di generosa arte diplomatica, gli arabi lo ritenevano una schifezza.

Con che faccia Arafat avrebbe potuto dire al mondo arabo che tutto quello che aveva ottenuto in trent’anni di lotta era uno Stato di seimila chilometri quadrati? La tribù di Awda degli Howetat, ne contava di più. L’Olp aveva ottenuto il consenso su una piattaforma di distruzione dello Stato ebraico. Uscirsene con la proposta di costruirne uno microscopico a fianco, era un suicidio. Infatti Arafat con quell’accordo in mano, venne surclassato. L’Autorità palestinese che oggi si compiace del successo all’Onu, è confinata a Ramallah: Per realizzare lo statarello che le si promette, avrà bisogno di una forza internazionale, altrimenti e dal primo momento dovrà tornare a combattere Israele, anche perché non si ha nemmeno idea della popolazione su cui contare. I profughi palestinesi nessuno ha più un’idea esatta di quanti siano diventati dagli anni ’80 del secolo scorso. Se tutti decidessero di tornare, dove li mettiamo? Clinton non era poi così esperto di questioni mediorientali, magari non sapeva che la minaccia dello Stato palestinese era rivolta in primo luogo alla Giordania. L’Olp pensava di travolgere Israele, sollevare le masse giordane contro la monarchia hashmita, recuperare terreno in Libano, minacciare la Siria. Questo era un progetto di successo. Rinunziarvi è stata la fine dell’Olp, l’affermazione di Hamas, che ha ripreso il piano originario, con l’aiuto dell’Iran.

Non stupisce la posizione di Francia ed Inghilterra. Mai si destabilizzasse il medio oriente con la sconfitta di Israele, gli Usa escono di scena e Londra e Parigi tornano protagonisti nel loro vecchio ruolo di imbonitori del mondo islamico, che tanto gli era piaciuto nel 1918. Rispetto agli anni di Clinton, Trump sembra più consapevole della situazione. Donald non ci pensa proprio a fare la parte del mediatore fra israeliani e palestinesi, sostiene Israele punto e basta. Probabilmente sta già trattando una diversa destinazione per la popolazione di Gaza, che una volta eliminata Hamas di scena, possa avvenire abbastanza pacificamente. Bisogna che la flottiglia per Gaza si sbrighi ad arrivare, o i suoi aiuti se li beccano gli architetti di Trump.

Nessuno ha avuto tempo di accorgersi in questi giorni delle manovre egiziane nei Sinai. Zitto, zitto, Al Sisi ha preso e trasferito qualche migliaio di beduini dal monte Horeb per fare del monastero di Santa Caterina un resort di lusso. Tutto per ospitare i ricchi pellegrini di passaggio verso la Mecca. Prima di Trump Gaza ci sarà Al Sisi Sinai. Per questo gli egiziani non vogliono aprire i valichi alla popolazione di Gaza, che per la verità non hanno mai particolarmente amato. Preferiscono avere gli emiri nei loro alberghi, russi o americani facoltosi in cerca di esperienze esotiche. Gli scampati esacerbati da una estenuante guerra territoriale, sarebbero necessariamente ospiti non paganti. Solidarietà araba.

Riccardo Bruno

(direttore responsabile de “La Voce Repubblicana”)

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: accordi di pace, Arafat, Clinton, due stati, gaza, hamas, israele, usa

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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