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Obbligazione subordinata Banca Popolare di Bari 6,5% 31/12/2021: un’opportunità per uscire senza troppi danni

di Giuseppe D'Orta | 17 Settembre 2018

Lo scorso 29 giugno, sul circuito Hi-Mtf hanno preso avvio le negoziazioni dell’obbligazione subordinata Banca Popolare di Bari 6,5% 31/12/2021 codice IT0005067019 (1) , emessa il 30 dicembre 2014 in occasione dell’aumento di capitale della banca.
Fu infatti proposta con l’opzione “pacchetto 50/50”, con metà importo da investire in azioni e metà in obbligazioni subordinate. L’ammontare in circolazione è di 213.313.464 euro. L’emissione è di tipo subordinato, una categoria che da tre anni a questa parte è divenuta tristemente nota anche al grosso pubblico. Un bond subordinato viene rimborsato solo dopo i normali debiti e soprattutto, in caso di burden sharing oppure di bail-in, deve per forza di cose “partecipare” al salvataggio. Per capire il reale significato della parola “partecipare” si può domandare ai possessori di bond subordinati di Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara, Carichieti, Banca Mps, Popolare Vicenza e Veneto Banca.

A differenza delle azioni Banca Popolare di Bari, che scambiano con asta unica settimanale al venerdi, le obbligazioni sono negoziate quotidianamente “in continua”. Nelle primissime sedute, il bond è stato negoziato con volumi molto bassi con prezzi attorno ad 85-86, per poi registrare un calo costante che lo ha portato a 70 e, a cavallo di Ferragosto, addirittura a circa 60 per via della pressoché totale assenza di compratori. Compratori che ora si stanno facendo vivi. C’è chi crede ad un esito positivo delle difficoltà in cui la banca sta incorrendo e ci sono speculatori che reputano il prezzo troppo basso e puntano a rivendere ad un prezzo maggiore. Non è da escludere la presenza anche di qualche “mano amica” della Popolare di Bari, che non è certo contenta di vedere un prezzo molto basso della propria obbligazione, anche perché a vendere sono i suoi stessi clienti, e quasi tutti anche azionisti.

Ai portatori del bond, insomma, il mercato sta offrendo in questi giorni la possibilità di uscire dall’investimento con una limitata perdita in conto capitale, compensata -per gli affezionati al “non vendere in perdita”- dalle cedole fino ad oggi incassate e dal rateo di interessi della cedola in corso.
Nella seduta di venerdì scorso, 7 settembre, sono stati scambiati 26 contratti per 88.752 euro di valore nominale ed un controvalore di poco più di 78 mila euro, a prezzi da 86,00 a 89,30 con un valore medio di 88,01153. Numeri piccoli, ma che consentono la negoziazione di quantità non elevate di obbligazioni, come quelle di cui sono normalmente in possesso i comuni risparmiatori.

Il possessore medio del bond Banca Popolare di Bari 6,5% 31/12/2021 è un cliente che non voleva e non vuole rischiare,  che ancora oggi crede di detenere in portafoglio una normale obbligazione perché non gli era stato spiegato che si tratta di un titolo subordinato ed a cui era stato detto che poteva uscire in qualsiasi momento riprendendo almeno il capitale iniziale.
Se si decide di vendere, occorre prestare molta attenzione al prezzo. Lo spread danaro-lettera, vale a dire la differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita è elevato, ed i quantitativi sono parecchio bassi. Mostriamo l’immagine del book di stamane alle ore 9.31.

Nelle due colonne a sinistra vi sono i valori nominali ed il prezzo di acquisto offerto, mentre nelle due colonne a destra il prezzo di vendita richiesto e i valori nominali disponibili a quel prezzo. Le quotazioni sono in percentuale del nominale. Ad esempio, 89,5 vuol dire 89,5% del nominale. Al prezzo viene aggiunto il rateo degli interessi maturati dalla cedola in corso.
La differenza di prezzo è enorme: la prima proposta in acquisto è a 80,20 per 12.000 euro di nominale, mentre la prima in vendita è a 89,50 per 10.032 euro di nominali. Anche i quantitativi, come si vede, sono bassi. Se, ad esempio, si mettessero in vendita 30.000 euro di nominali senza limitare il prezzo si finirebbe per colpire le proposte in acquisto fino a 78.
Nelle ultime sedute ha premiato la tattica del posizionarsi in lettera, vale a dire in vendita, nel book ed attendere l’arrivo di compratori. E’ possibile immettere proposte di vendita valide per più giorni, senza doverle rinnovare quotidianamente.
Non è detto che la situazione duri a lungo. Col trascorrere del tempo, la situazione di crisi della banca sarà sempre più evidente, ed arriverà il momento in cui gli organi di informazione non potranno più di tanto tenerla nascosta. Si vocifera da mesi di un aumento di capitale da 250-350 milioni. Via via che l’informazione si spargerà, arriveranno in molti a voler vendere.

Cosa accade se non vendo?
Il comune investitore, si sa, non vende in perdita. Se non vende adesso con una perdita in conto capitale non eccessiva e pure compensata dalle cedole, il comune investitore non venderà più. Al massimo venderà preso dal panico, al picco minimo. In caso di dissesto della banca, l’investitore che ha sottoscritto in emissione e avrà mantenuto il bond potrà eventualmente consolarsi con l’ennesimo ristoro di Stato (sempre che arrivi, e soprattutto ci siano i fondi per farlo).
E se poi la banca si salva da sola senza interventi esterni? Le obbligazioni proseguiranno a pagare gli interessi e saranno rimborsate a scadenza alla pari, ossia a 100. Il discorso da fare riguarda però il rischio che si corre da oggi in avanti.

Per tutti gli azionisti ed obbligazionisti della Banca Popolare di Bari, Aduc mette a disposizione il proprio servizio di assistenza specifica. (2)

(1)http://www.himtf.com/it/hitmtf_info/det/BONDORDERDRVIT0005067019
(2) https://investire.aduc.it/iniziative/firma/id/10

Giuseppe D’Orta, responsabile Aduc Tutela del Risparmio

Pubblicato in : Tutela e diritti - A cura di ADUCTag: aduc, anni, aumento di capitale, bari, conto capitale, crisi, danni, discorso, disposizione, euro, informazione, mercato, mps, obbligazioni

Info Giuseppe D’Orta

responsabile Aduc Tutela del Risparmio-www.aduc.it

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