
Il grave della situazione italiana è che anche sul fronte del centro destra le cose non vanno molto meglio. Non sul piano delle idee e sulla politica che si dovrebbe fare, ma che poi in molti casi si finisce per non fare, ma su quello dei comportamenti. Litigi, conflittualità, scelte spesso non ispirate all’interesse generale, finiscono per stancare un elettorato che pure è maggioritario e che non vuole la sinistra al governo. E’ fuori di dubbio, come ha detto Casini, che andando avanti così il centro destra perderà le elezioni. Anzi sarà battuto in modo clamoroso. Come si fa a non accorgersi che la spinta propulsiva di Berlusconi si è esaurita? Il leader di Forza Italia non deve certo andare a casa ma deve lasciare il ruolo di premier mettendo in pista lo stesso Casini, o Fini o chiunque altro. Serve davvero discontinuità. La classe dirigente del centro destra e i suoi rappresentanti nelle istituzioni devono essere selezionati dal basso, facendo partecipare alla scelta gli elettori. Non è più possibile la pratica della cooptazione che si è dimostrata improduttiva. Fino ad oggi il centro destra è andato avanti basandosi solo sul valore aggiunto del capo. In questa ottica era del tutto secondario chi rappresentava il partito sul territorio. Poteva essere chiunque. Oggi non è più così. C’è bisogno del valore aggiunto dei candidati locali. E’ una condizione necessaria e forse non sufficiente.
Una cosa comunque è certa. Il Polo che perde le elezioni non sopravviverà alla sconfitta. E il suo disfacimento avrà inevitabilmente delle ripercussioni sull’altro. Solo allora sarà possibile ricomporre un nuovo quadro politico. E’ quanto aspettano molti, oggi impegnati sull’uno e sull’altro fronte.
O ZAPATERO O IL CAOS
Centro destra e centro sinistra si avviano alle elezioni in condizioni disastrose. Gli uni per i comportamenti, gli altri per la politica. Berlusconi e Prodi non sono piu’ in sintonia con il paese

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