E’ assai probabile, se non certo, che le elezioni ravvicinate non ci saranno e che Gentiloni possa condurre il suo governo fino alla scadenza della legislatura (2018). La previsione è corroborata da elementi non trascurabili: la tragedia di questa interminabile serie di scosse telluriche, la necessità di un sistema elettorale coerente per entrambe le Camere, gli appuntamenti della politica internazionale. Vogliamo sperare che tra questi elementi non rientrino le comprensibili attese di deputati e senatori di varcare la soglia di durata in carica che consente loro di ottenere la pensione tanto agognata o deprecata a seconda dei punti di vista (quattro anni, sei mesi e un giorno se si è alla prima legislatura).
In ogni caso, anticipata o no che sia la fine della legislatura, le cronache ci informano del grandissimo fermento in atto e di possibili sconvolgimenti degli attuali equilibri nei e tra i partiti. E c’è un dato che colpisce: a sinistra come a destra e al centro il motore principale delle scomposizioni e dei riposizionamenti in atto è l’impossibilità di convivere sotto lo stesso tetto per rancori e/o ambizioni che hanno la loro matrice in motivazioni prevalentemente personali.
Tocca oggi al PD di Renzi, come ieri è toccato al PDL di Berlusconi e alle piccole formazioni centriste dei vari Casini, Buttiglione e persino a Scelta Civica di Monti. Non credo che ci siano da attribuire eccessive speranze di successo a questi movimenti. Anche le nuove aggregazioni che si stanno preparando a sinistra, se non evidenziassero elementi di novità, sarebbero destinate a ripercorrere le esperienze dei vari Fini, Alfano, Verdini, Fitto e le altre decine di politici per professione, finiti in un vicolo cieco dopo essere riusciti a prolungare di qualche anno la loro carriera.
Nell’uno e nell’altro campo, non si tratta di inventare chissacchè. Si tratta di attingere, attualizzando, ai due grandi filoni che nel mondo occidentale, da quasi due secoli, sono fonte di ispirazione dei partiti che sono i perni delle grandi democrazie. Alberto Tomassini, per lunghi anni dirigente a livello nazionale della socialdemocrazia italiana e mio carissimo amico, mi ha opportunamente segnalato quanto ha detto al riguardo, al programma televisivo Omnibus, su LA7 il prof. Domenico De Masi. L’ illustre sociologo ha sostenuto che il futuro del mondo si deciderà in un confronto tra liberalcapitalismo e socialdemocrazia. Tra i due, la preferenza del prof. De Masi va alla seconda perché offre concreti esempi di una migliore qualità della vita (vedi Paesi Scandinavi e la stessa Germania).
Ci riflettano i vari D’Alema, Rossi, Speranza, Orlando, Emiliano e quanti altri stanno cercando la via per una sinistra riformista capace di parlare e dare speranze alle masse sempre maggiori di cittadini che hanno visto drasticamente diminuire il loro tenore di vita. Ci riflettano anche, sul versante opposto, quegli esponenti di centrodestra tentati dai nuovi populismi. Liberalcapitalismo e socialdemocrazia sono sopravvissuti a fascismo e nazismo, non saranno cancellati dalla signora Le Pen e dai vari Salvini, Grillo, Orban e arruffapopolo vari che scorazzano per l’Europa.
Ma, soprattutto, si sveglino e si diano una mossa tutti coloro che si riconoscono nella cultura laica, liberale e socialista. Si stanno aprendo larghi spazi per una loro iniziativa che non riproponga vecchie sigle, vecchi riti e vecchie divisioni. Si faccia oggi con la testa quello che negli ultimi venti anni si è fatto solo con il cuore. E si ricordi che si deve parlare dell’oggi e del domani, non dei bei tempi andati.
Nicola Cariglia

Un altro piccolo passo verso la LEGALITA’ è stato fatto. La Consulta ha bocciato il ballottaggio ed i capilista plurimi. Chi vuol combattere ora è il benvenuto.
Il suo appello, dott. Cariglia, non ha presa sui giovani, che di queste cose non sanno nulla.
Caro Dami,
guardi che io concordo con la sua analisi. e non ho fatto alcun appello alle forze politiche attualmente in campo. Ho rilevato che i movimenti in atto mi sembrano dettati da personalismi. E ho suggerito a chi volesse fare qualcosa di veramente nuovo di curare attentamente idee e programmi attingendo “ai due grandi filoni che nel mondo occidentale, da quasi due secoli, sono fonte di ispirazione dei partiti che sono i perni delle grandi democrazie”: liberalcapitalismo e socialdemocrazia. L’unico invito esplicito è (non una novità da parte mia) ai laici, liberali e socialisti, da troppo tempo irrilevanti, anzi assenti, dalla politica italiana. Su un punto siamo in netto dissenso: l’aspettativa del salvatore della Patria, in questo caso Trump. Troppe volte gli Italiani ci sono caduti e, per la maggior parte, si trattava di mezze calzette che pure riempivano le piazze.
Al di là delle alchimie di schieramento a cui con molta fantasia i partiti si dedicano per individuare “vie d’uscita” dalla stagnazione comune dell’Italia e della politica, purtroppo il “cratere” delle zone terremotate mette in luce la necessità di rivedere molte cose…Una buona “occasione” questa per il PSI di intervenire con proposte operative in ordine all’amministrazione dello stato, delle regioni, delle province, delle città metropolitane, della manutenzione territoriale, della pianificazione strategica, delle competenze della Protezione civile centrale e periferica, della giustizia e della corruzione…Insomma ci sarebbe molto di che occuparsi, invece che lacerarsi all’interno. Fatti non parole….
Al di là dell’aspetto specifico citato nell’articolo, credo che De masi dica troppe sciocchezze. Comunque approfondiro’ perche’ sono diversi a citarlo.
Caro Nicola,
io di politica ne ho fatta poca (e me ne sono ritirato presto, a dir poco schifato), credo che al suo editoriale manchi una considerazione di base: l’Italia è fuori da ogni logica politica seria, sia essa socialdemocratica o liberal-capitalista. L’Italia è un paese mafioso-clientelare, che necessità di essere ricostruito dalle fondamenta! Per quello concordo con la sua precedente proposta di nuova Costituente. Al momento tutte le compagini politiche nostrane, Grillini compresi, cercano solo le poltrone (gratis per i peones 5 stelle, ma con ritorni non ancora chiariti per i capoccia) ed il potere. Nessuno parla del vero problema: uno stato feudale che tassa all’inverosimile il nucleo del sistema produttivo (piccoli imprenditori, commercianti, artigiani e liberi professionisti) e sperpera denaro,a favore delle varie clientele, creando un debito pubblico mostruoso. Come se non bastasse la burocrazia, le leggi ed i regolamenti vanno contro chi vuole provare a fare impresa, distruggendo ogni ulteriore possibilità di creare lavoro vero, quello che, nel settore privato, produce ricchezza per i cittadini e paga TASSE VERE. Perché, diciamola tutta: LE TASSE DEI DIPENDENTI PUBBLICI SONO UN GIRO DI CONTO E NON ENTRATE PER LO STATO! Tutto questo taglia ogni aspettativa per il futuro dei nostri figli e di chi, ultracinquantenne, si troverà con una pensione contributiva da fame a 70 anni, senza più un’assistenza sanitaria degna di questo nome, visto il progressivo degrado del sistema in quasi tutto il paese.
Però parlamentari, burocrati, impiegati, spesso inutili, e magistratura riscuotono regolarmente il loro stipendio ogni mese: che lavorino bene (pochi), male (molti) o che non facciano assolutamente nulla (ancora di più). Perciò credo che non abbia alcun senso fare appello alle forze politiche oggi in campo: non rispecchiano il paese che lavora, ma solo le clientele politiche attuali e quelle che sperano di diventarlo presto (reddito di cittadinanza). E chiudo: al referendum ha votato quasi il 70% degli Italiani, per dire NO! a tutte le alchimie e le bugie della politica. Alle prossime elezioni voterà meno del 50% degli aventi diritto, se nessuno comincerà a dire la verità “vera”. Ci vorrebbe qualcuno che ancora non si vede all’orizzonte, una specie di Trump italiano, ma che non assomigli a Salvini.
Andrea Dami
Caro Paolo,
vuoi spiegarmi che moltissimi sono stati fascisti, nazisti e stalinisti? Non ce n’è bisogno. Ma alla lunga? La storia segue percorsi razionali che assorbono pancia e cuore.
Caro Nicola, i sondaggi, gli esperti, i cervelloni hanno tanto da dire e indicare, ma poi il popolo sceglie nelle urne (ancorché gli sia concesso di andarci!) e non mi pare che a vedere a giro e in casa nostra, questo dualismo sia rispettato, tutt’altro. L’Inghilterra lascia l’Europa, la May vola da Trump, e storicamente i due cugini si ritrovano, economicamente e culturalmente, entrambi hanno dato un sonoro schiaffone alla socialdemocrazia e al liberalcapitalismo (questi poi interpretati da piu che sospetti attori!), una botta a chi da decenni si spartisce tutto. Qui, in Francia, la sinistra di Valls, che non è socialdemocratica ma liberalcapitalistica, è stata legnata stasera, il primo alle primarie del PS è stato un frondista (come se le primarie in Italia nel PD le vincesse uno Speranza, ma ancora piu a sinistra), insomma, le carte sono ancora sbaragliate nelle urne! La Le Pen Marina, intanto, otterrà un forte sostegno e da Putin e da Trump, morale e economico. La stessa ha gié stravinto le due precedenti tornate elettorali, facendo del FN il primo partito di Francia in termine di voti. La Germania affronta le elezioni e la vittoria per la quarta volta della Merkel non è affatto scontata, anche se lo stesso Trump ne ha riconosciuto le doti di comandante, il solo complimento che abbia fatto a un capo in carica nell’Europa continentale.
Insomma, per farla breve, non sono daccordo nel liquidare fenomeni come Grillo, per esempio, di populsimo, e appoggio in questa fase il pensiero proprio di Dalema e di Emiliano.
Manca nel tuo pezzo la pancia, il ventre, parli di testa e cuore, ma la gente soffre, ha fame, ha bisogno di certezze, non arriva a fine mese, non puo’ piu’ accettare di dare il voto col cuore o la testa se le ingiustizie non sono riconosciute e rimediate. La pancia, nel senso buono, vince ovunque, e se non lo avete capito con le tante sveglie che hanno suonato da una parte all’altra del globo, insistendo proprio con i due blocchi che appaiono spesso obsoleti, beh, siete destinati all’estinzione in urna, lenta ma inevitabile. Anche gli illustri sociologi.