La penna da cui sgorgava ironia, naturale, impetuosa, frizzante, tonificante come l’acqua da una sorgente di alta quota, sta avvizzendo.
Difficile trovare da questa politica spunti dai quali trarre comunque l’occasione per un sorriso o ancor meglio una sana risata.
Potevamo ironizzare su Gianni De Michelis non propriamente una libellula mentre danzava in discoteca con Murano, Burano e Torcello, sull’occhiale di Giulio Andreotti che usciva da un guscio di testuggine con sguardo curioso ed incantato, sulle malcelate zeppe sulle scarpe che portavano la statura di Silvio Berlusconi a quota periscopio, sulla “evve” nobile del comunista con ascott Fausto Bertinotti, ma questo senza disconoscerne, anche da fronti opposti, il carisma, la stima e le capacità.
Il parlamento era pieno di persone veramente in gamba, con formazione e cultura istituzionale, esperienza, personalità.
Poi è arrivato Di Pietro, la sedicente seconda repubblica, in realtà la repubblica zerovirgolacinque, più che dimezzate in tribunale le figure politiche più capaci ed ecco apparire i primi personaggi auto-caricaturali, sui quali ironizzare era quasi inevitabile.
Di Pietro stesso, con il suo Italiano agli antipodi dell’accademico e le sue metafore improprie, Scilipoti, Razzi, la fortuna di Crozza, Borghezio, ma erano una minoranza sparuta.
Ora di personaggi con limiti apparentemente meno marcati dei caratteristi di cui sopra, ma con sistema binario radicato, ignoranti ed arroganti, abbiamo riempito le camere.
Questi signori, fra cui il “capo”, uno dell’oramai lunga fila dei non votati cui sono state consegnate che chiavi del potere, sono in balia dei burocrati più biechi
Basta leggere uno dei DPCM emananti nell’ultimo semestre: illeggibili, non interpretabili, indecifrabili, scritti da menti e mani con gravi patologie burocratico maniacali.
Dubito che Giggino conosca le centinaia di leggi, decreti, articoli, commi, bis, tris, full e poker cui fanno riferimento in ogni riga, anche più volte, in un’intersecazione linguistica tale da far apparire una passeggiata in veranda uscire dal labirinto di Franco Maria Ricci.
Abbiamo quindi il “capo” e quello che dopo essersi autodefinito “capo politico” si è ri-autodefinito “capo della diplomazia Italiana”.
Lui gongola quando sente il termine “capo”, è più forte di lui, gli piace da morire. Chissà se per farlo sentire a suo agio anche la fidanzata in intimità lo chiama “capo”.
Bene, il bibitaro “capo” ha affermato che Mario Draghi gli ha fatto una buona impressione: sua grazia, che carino!!!
A ruota la ministra della scuola, quando la sento devo forzatamente cambiare canale: secondo me la portano a visitare le scuole Tedesche, pagando fior di figuranti madrelingua per farle credere di essere in Italia, lei ci crede e a quelle si riferisce. Surreale.
E’ ricomparso sugli schermi persino il cittadino onorevole Danilo Toninelli: un banco di fitta nebbia nella bassa Val Padana la sua spiegazione sull’uscita dei Benetton da Autostrade, nebbia nella quale sembra vagare senza lumi anche la ministra delle infrastrutture e dei trasporti.
I commenti televisivi rilasciati dai vari cittadini onorevoli e senatori su questa vittoria di Pirro fanno venire la pelle d’oca. Chi c…..abbiamo mandato in parlamento!!!
Un’operazione finanziaria che suona da karakiri: vedremo se farà la stessa fine dei “Navigator” o peggio.
Tra tonni tornati in scatola, sardine finite in rete, dilettanti vari allo sbaraglio e opposizione ri-arroccata al Papeete, povera Italia, non si vede all’orizzonte una classe dirigente degna di questo nome e c’è ben poco su cui ironizzare.
Fiorenzo Da Ros

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